SEBASTIANO PIU’ PROFANO CHE SACRO

Testo e video di Roberto Schena

a cura di Esplorazione urbana n. 50

Link del video: http://youtu.be/ym6rbvLlanE

San Sebastiano è una figura d’incontro fra civiltà pagana e cristiana, nudità e bellezza (anche se come vedremo non tutti i soggetti ritratti sono belli), un giovane dove si mischiano Cristo e Apollo; spesso è occasione di contemplazione della figura maschile, in un’epoca in cui non era consigliabile indugiarvi sopra.
Eppure, nonostante la nudità e la scandalosa bellezza della sua carne, così sfacciatamente esposta, forse proprio per questo, è, dopo Cristo e la Madonna, sorprendentemente, uno dei personaggi cristiani più rappresentati, se non il santo più rappresentato, nella storia della pittura.

Sembra incredibile, ma fino al XVIII secolo gli unici nudi maschili mostrabili, peraltro parziali, riguardavano le figure di Cristo e di San Sebastiano. L’unico modo di rappresentare la bellezza maschile, riprendendo i canoni della nudità apollinea, del sensualismo più o meno fine a se stesso era rappresentarlo in un contesto denso di sadomasochismo e punizione: era dipingere un martirio, realmente avvenuto ai tempi dell’imperatore Diocleziano mediante il supplizio delle frecce. I dipinti che lo narrano, pertanto, rappresentano un’evoluzione del nudo maschile nella storia dell’arte e nella storia delle idee ad esso legate. Il solo modo di rappresentare la bellezza maschile era, dunque, colpirla: le frecce, così, possono essere viste come riflesso di un profondo senso di colpa. I quadri raffiguranti il martirio di San Sebastiano sono di fatto il segno di una significativa liberazione del costume sociale.

Sebastiano era un giovane ufficiale tra i favoriti dell’imperatore Diocleziano (244-311). Improvvisamente, per la sua conversione al cristianesimo fu condannato a morte mediante il supplizio delle frecce. A sorpresa, non muore, però viene creduto morto: è Sant’Irene a scoprire come il giovane sia ancora vivo e a medicarlo. Sebastiano fu successivamente ricatturato e questa volta giustiziato davvero col taglio della testa. Questo video riprende i dipinti di una mostra, straordinaria ed eccezionale, dedicata a tanta figura. Curata da Vittorio Sgarbi, si è tenuta nel castello di Miradolo (TO) da ottobre a marzo 2015, su proposta della Fondazione Cosso.
“I più bei nudi maschili”, sottolinea Sgarbi, “si avranno con Luca Signorelli e Michelangelo (che non sono in questa mostra, ndr). La mostra di Miradolo è però la prima grande su San Sebastiano, con una campionatura molto ampia” che segna l’evoluzione “di una tendenza a rappresentare la pura bellezza apollinea maschile dal XIV secolo in poi”.

Apollo è il dio della bellezza, San Sebastiano è la bellezza applicata a un martire cristiano. Quelle frecce, dice Sgarbi, “non gli fanno nulla. Le riceve e non ne trae danno, è come Superman”, non è nemmeno preoccupato. Sì, perché la bellezza è incorruttibile ed eterna, resta integra di fronte al male, non solo morale, ma anche fisico, come la malattia, prima fra tutte la peste (oggi: l’Aids). Un santo solare e in un certo senso pagano o il più pagano di tutti. “E’ il bronzo di Riace dell’iconografia cristiana”.

Testo e video a cura di Roberto Schena

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Gelsomini in carcere

Una notizia che ha attratto l’attenzione di alcuni media e quella di tante associazioni Lgbt italiane riguarda l’arresto, il processo e la condanna di sei ragazzi tunisini per atti di sodomia, a Kairowan, la quarta città santa dell’Islam.
Il fatto in questione è accaduto nella Tunisia dei nostri giorni, patria della sofferente primavera araba – la cosiddetta rivoluzione dei gelsomini – cominciata proprio in questo paese e tuttora miracolosamente in corso nonostante la complicatissima situazione politica internazionale.
La decisione del Tribunale di Sousse, la città dove si è svolto il processo, costituisce evidentemente una battuta d’arresto sul piano della lotta per il riconoscimento dei diritti civili, conseguenza della lentezza del processo che dovrebbe portare la Tunisia verso la costruzione di una società democratica, moderatamente laica e progressista, nei limiti concessi da uno Stato islamico.
I sei giovani gay, tutti studenti tra i diciotto e i venti anni, sono stati condannati al massimo della pena prevista dall’articolo 230 del codice penale tunisino, vale a dire sei anni di carcere. A quanto pare, una volta incarcerati, i ragazzi sono stati molestati, anche sessualmente, torturati da agenti penitenziari e sottoposti al cosiddetto test anale, un’offensiva quanto inutile pratica che dovrebbe dimostrare l’omosessualità delle persone sospette. Come se la sessualità di un omosessuale fosse limitata alla sola penetrazione anale e non comprendesse anche, e in qualche caso soltanto, forme di erotismo versatile e poliedrico non necessariamente fissate sulla genitalità. Inutile poi pensare, vista la situazione, che una mentalità così ottusa sia in grado di immaginare che rapporti intimi tra due uomini possano attivare relazioni affettive. Aggiungo che, a quanto pare, ad essere considerato omosessuale è solo il partner cosiddetto passivo; e il soggetto attivo, come si qualifica? Non saprei, ma a quanto pare, è probabilmente, la sottomissione di un maschio a un altro maschio a essere considerata inaccettabile e fare scandalo.
I sei giovani gay sono stati arrestati verso la fine di novembre 2015; la condanna è stata emessa dal Tribunale il 10 dicembre; tuttavia, e questa è la prima buona notizia, “grazie all’impegno dell’associazione tunisina per la depenalizzazione dell’omosessualità Shams (Sole) e di alcuni attivisti, si è riusciti a ottenere una sentenza di appello e la libertà provvisoria per tutti i sei ragazzi” (Il Grande Colibrì – Essere Lgbt nel Mondo).
Il problema è che un processo per sodomia costituisce una condanna morale anche in caso di assoluzione da parte del giudice. A causa dello stigma sociale i sei giovani hanno subito varie forme di discriminazione, fra cui l’ostracismo da parte delle rispettive famiglie, la negazione del diritto di continuare gli studi e l’impossibilità di trovare un lavoro.
Abbandonati a se stessi questi ragazzi sono riusciti a sopravvivere solo grazie alla solidarietà di Shams; ma le risorse dell’associazione tunisina non erano e non sono infinite. Da qui è nato l’appello, all’indomani della provvisoria scarcerazione, per una raccolta fondi online sulla pagina kapipal.com, rivolta alla comunità lgbtqi italiana. L’appello è stato rilanciato da Il Grande Colibrì e raccolto da I Sentinelli di Milano, Pavia, Piacenza e Sesto San Giovanni, la rete degli sportelli Immigrazioni e Omosessualità di Arcigay, l’associazione Rompiamo il Silenzio di Bergamo e Rainbow Warriors, organizzazione londinese che si occupa di diritti LGBT nei paesi più poveri del mondo, autorizzata a gestire tecnicamente la raccolta fondi e a inviare il denaro in Tunisia, destinato da Shams a sostenere i sei giovani.
La sentenza d’appello è arrivata verso la fine di febbraio di quest’anno, e da alcuni è stata definita una sentenza politica e una mezza vittoria. In sostanza i sei ragazzi sono stati condannati a solo un mese di prigione (pena già scontata) e al pagamento di una multa di 400 dinari, pari a circa 200 euro. Gli avvocati difensori e le associazioni locali per i diritti civili che hanno seguito il caso da vicino, avrebbero preferito una sentenza di piena assoluzione. Il risultato è quello, invece, di un forte compromesso: condanna sì, ma accompagnata da una riduzione drastica della pena. Secondo me si tratta comunque di un ottimo risultato.
Aggiungo, a questo punto, alcune considerazioni personali. Io so, per testimonianza diretta, che in Tunisia come in Marocco e in altri Paesi arabi, l’omosessualità maschile è praticata da una grande quantità di uomini, almeno fino all’età di cinquant’anni; uomini di tutti i livelli e generi sociali, culturali ed estetici. E questo comportamento non è da ridurre alla sola prostituzione: i prostituti, che si rivolgono, credo, principalmente ai turisti gay occidentali, rappresentano probabilmente solo un terzo del tutto, il resto è rappresentato dai bisessuali e dai gay.
Se le cose stanno in questo modo come si spiega tanta ostilità nei confronti dell’omosessualità? La risposta a questa domanda richiederebbe un’analisi storica e culturale approfondita del tema in questione, impresa davanti alla quale al momento mi dichiaro impreparato.
Ricordo, per chiudere con una nota di speranza, che nel 2015 la Tunisia ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Oggetto della premiazione è stato, più precisamente, Il Quartetto per il Dialogo Nazionale Tunisino (l’Unione generale tunisina del lavoro, la Confederazione dell’industria del commercio e dell’artigianato, la Lega tunisina per i diritti dell’uomo e l’Ordine nazionale degli avvocati di Tunisia), con la seguente motivazione: “per il suo contributo decisivo alla costruzione di una democrazia pluralistica in Tunisia, sulla scia della Rivoluzione del Gelsomino del 2011”.
Questo importante riconoscimento nei confronti di un Paese vicino e amico dovrebbe incoraggiare le istituzioni politiche tunisine a proseguire sulla strada della democrazia, nel riconoscimento dei diritti civili di tutti, per un futuro migliore, nonostante le grandi e drammatiche difficoltà in cui si trovano i Paesi coinvolti nell’attuale conflitto internazionale.
Testo a cura di Flavio Angiolini

Aspettando al Milk “Nel dubbio l’ombra” di Calogero Pirrera

Calogero Pirrera è uno storico dell’arte, giovane, classe 1979, scrive per diverse testate giornalistiche di settore. Ha da qualche mese pubblicato il suo primo romanzo, Nel dubbio l’ombra, che lo porta a irrompere sulla scena letteraria e con un genere che potremmo definire piuttosto complesso per intreccio e per narrazione, garantendo sempre quella veridicità dei lati caratteriali dei protagonisti. Calogero Pirrera sarà ospite presso la sede Guado, Via Soperga 36 Milano, nell’incontro di presentazione del libro organizzato dal Circolo Culturale TBGL, Harvey Milk, Sabato 14 Maggio alle ore 17.

Una breve descrizione della trama ci può addentrare in quello che ci attenderà nella lettura e nella conoscenza del romanzo, scoprendo un’opera che ci affascinerà per le tinte utilizzate nel descrivere situazioni, ambientazioni e introspezioni psicologiche, quasi fossero legate da un sostrato unico, intimo quanto emotivo. Valerio è un aspirante scrittore e scrupoloso autore e collabora con un forte rapporto di fiducia con Fabio Tong, in qualità di editor. Fabio Tong è uno scrittore di romanzi erotici italo cinese e verrà trovato morto nel suo appartamento presso l’Esquilino, a Roma. La capitale verrà descritta in quelle atmosfere e con quei dettagli tanto da addentrarci, immergendoci, in un clima che si addice con il contenuto del libro, fatto di vicissitudini, di inseguimenti e di pedinamenti, che susseguiranno in relazione allo stato d’animo del protagonista, Valerio. Valerio incontrerà, così, un attraente e sensuale commissario di polizia, così come sarà partecipe di alcune “feste” che lo distrarranno dal percorso della ricerca della verità sul grave episodio.  In questo panorama, esterno, fatto di frenetici momenti di soluzione di un crimine, interiore, fatto di grandi turbamenti d’animo e di forti sentimenti che si ripropongono e si riaccendono con impeto, Valerio incontrerà, nuovamente, dopo diversi anni, suo fratello, Mattia, con cui aveva passato alcuni momenti di intimità e di complicità. Mattia aiuterà Valerio a comprendere la propria personalità e a dissuaderlo da ogni tentativo autolesionista e di autoannientamento. In questo frangente narrativo ci sarà la vera chiave di volta dell’intero impianto strutturale dell’opera. Come procederà l’intera storia e come evolverà Valerio nel riuscire a comprendere la propria natura e la propria esistenza si potrà scoprire nei passaggi, attenti e puntualmente descritti, dello stesso libro di Calogero Pirrera.

Testo a cura di Alessandro Rizzo

Assemblea Annuale 22 Maggio 2016

E’ convocata l’Assemblea Ordinaria Annuale dei soci del Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” di Milano , il giorno Domenica 22 maggio 2016 ore 18.00 presso Via Soperga 36 Milano (sede Guado), con il seguente ordine del giorno:

1) Elezione del revisore dei conti
2) Presentazione del bilancio da parte del Segretario
3) Valutazione del revisore e Approvazione del bilancio
4) Campagna Milk Pride 2016
5) Varie ed eventuali

Tutti soci sono invitati caldamente a partecipare a quello che è il momento di massima espressione della vita democratica dell’associazione. L’assemblea è pubblica, chiunque è invitato ad assistere ai lavori.

Regolamento assembleare:

1) AVENTI DIRITTO AL VOTO: tutti i soci in regola con il versamento della quota associativa; i soci tesserati dopo la data di pubblicazione della presente convocazione non avranno diritto di voto. I soci morosi potranno rinnovare la tessera in sede di assemblea e partecipare regolarmente alle votazioni.

2) DELEGHE: ogni associato potrà farsi rappresentare in Assemblea generale da un altro associato con delega scritta. Ogni socio non può ricevere più di una delega. La delega deve esplicitamente contenere nome cognome data di nascita, residenza e numero di tessera (valida) del delegato e del delegante ed essere chiaramente rivolta all’assemblea del giorno 29 aprile 2012.

3) FUNZIONAMENTO: L’Assemblea ordinaria è presieduta dal Presidente congiuntamente col Segretario o in assenza di entrambi o di uno dei due, da soci eletti a maggioranza assoluta dai presenti.

4) VALIDITA’: L’assemblea è validamente costituita qualunque sia il numero dei soci intervenuti o rappresentati.

5) DELIBERAZIONI: Le deliberazioni dell’Assemblea ordinaria sono valide quando siano approvate dal 50% più uno dei presenti. Tutte le votazioni dell’assemblea si ritengono a scrutinio palese e per alzata di mano, ad eccezione di quelle relative a singole persone fisiche o quelle per cui la maggioranza del 50% più uno dei presenti richieda la votazione a scrutinio segreto. Le deliberazioni adottate dall’Assemblea dovranno essere riportate su un Libro Verbali a cura del Segretario, che sottoscrive il verbale unitamente al Presidente; il verbale dovrà essere a disposizione dei soci.

Il presidente

Video della conferenza di presentazione del libro “Sex and the World: viaggi gay e rock’n roll”

Vi rimandiamo al video della conferenza di presentazione del libro di Bruno Casini: “Sex and the World: viaggi gay e rock’n roll”, edito da Zona, tenutosi presso la sede Guado di Via Soperga 36, Milano, organizzata dal Circolo Culturale TBGL Harvey Milk, Venerdì 8 aprile alle ore 18,30: presenti l’autore, il celeberrimo Ivan Cattaneo e Alessandro Rizzo, responsabile cultura e vicepresidente Milk.

http://www.youtube.com/watch?v=gHkso1zbJ6c&feature=youtu.be

Il video è stato girato e prodotto da Roberto Mariella e da Antonio Schiavon


Bisessualità e coming out

Rinviamo al link del video che riprende l’incontro “Bisessualità e coming out”:

https://m.youtube.com/watch?v=p9cvo8y8IA0&feature=share

Sex and the World: viaggi gay e rock’n roll

Saranno presenti l’autore, Bruno Casini, e Ivan Cattaneo, artista, cantautore e pittore, alla presentazione del libro “Sex and the World: viaggi gay e rock’n roll”, edito da Zona, VENERDI 8 APRILE alle ore 18,30 presso la sede Guado, Via Soperga 36 Milano, e promossa dal Circolo Culturale TBGL, Harvey Milk.

Presentazione ufficiale del libro:

Bruno Casini è un personaggio che lascia il segno, ovunque vada e in chiunque lo conosca. La sua grande vitalità, curiosità e inesauribile voglia di scoprire luoghi e persone l’hanno sempre spinto in giro per il mondo a caccia d’esperienze e di avventura: in questo libro racconta più di 25 anni di viaggi e incontri, da un rocambolesco tour tra Orano (Algeria) e Marrakesh (Marocco) nel 1973 a un appuntamento (quasi) al buio a Zurigo, nel 2009.

Di mezzo ci sono Patmos, l’isola greca dove san Giovanni avrebbe scritto l’Apocalisse, e la Gay Bay Area di San Francisco, Berlino alla vigilia della caduta del muro e Zeltweg, in Austria, per il concerto dei Rolling Stones nel 1995, e poi Londra, Madrid, Barcellona, Cordova, Parigi, Atene, Praga, Lisbona, Amsterdam, New York, Los Angeles, Ketama, ancora in Marocco, e Herat, in Afghanistan, insieme a tappe a più corto raggio, nel perimetro italiano.

Storie di vita, amicizia, amore, musica, politica, sesso, letteratura, inclinazioni ideali, trasgressioni, conquiste e battaglie in nome di un mondo più libero e giusto – per viaggi di piacere e non solo, c’è anche una finestra sui lavori forzati del servizio militare. Qui c’è insomma buona parte della strada che il ragazzo Bruno ha percorso fin qui, ed è decisamente tanta. E bella.

Bisessualità e Coming out

Circolo culturale TBGL Harvey Milk (Presso la sede del Guado) – Via Soperga 36, Milano
Domenica 20 Marzo – Ore 19:00

Quanto conta il coming out della bisessualità dentro la propria vita? Come si può cominciare a farlo? Quali maggiori difficoltà si incontrano oggi rispetto alla visibilità di persone dichiaratamente omosessuali? Può rivelarsi un potente strumento per raggiungere maggiori possibilità di consapevolezza sia verso sé stessi che contro la bifobia? Restituisce maggiore armonia in famiglia sul lungo periodo? Quali effetti produce dentro il quotidiano di una persona? Viversi pienamente e in modo visibile può aiutare a prevenire lo stigma sociale dei vari contesti in cui siamo? E’ considerato un significativo punto di forza all’interno dell’attivismo LGBT?

Queste saranno infatti le domande cruciali alle quali si tenterà di dare una risposta, ciò verrà fatto tenendo conto del pressante grado di ostilità che ancora risiede in questo paese quando una qualunque persona inizia a sentirsi potenzialmente attratta verso più di un sesso e/o genere. Oltretutto tali interrogativi molto spesso emergono quando le persone, portatrici della loro diversità, si ritrovano da sole a dover affrontare continue discriminazioni, rifiuti, emarginazioni, abbandoni o derisioni dentro determinate realtà che dovrebbe invece fungere da via maestra o da supporto per la loro serenità e formazione. Inoltre è ormai evidente come l’orientamento sessuale di una persona, in questo caso la bisessualità, stia assumendo sempre di più una importanza decisiva e determinante, proprio per la libera scoperta dei propri sentimenti e della propria affettività non binaria, all’interno di artificiose norme precostituite e imposte dall’esterno. Attraverso l’analisi multidirezionale, storico-culturale e politico-sociale di presente e passato, tali fenomeni meritano una approfondita riflessione soprattutto per l’importanza che essi ricoprono se collocati all’interno della società attuale.

Interventi e relatori:

- Massimiliano Carta (attivista MigraBo LGBT)

- Raffaele Yona Ladu e Luigia Sasso (attivisti LGBT, fondatori dell’associazione Lieviti di Verona, responsabili dello sportello.bisessuale su Skype)

- Davide Amato (attivista Milk Milano LGBT e responsabile del “Progetto Bisessualità”)

Generazioni consapevoli ed epigoni edipici

Uno spettro si aggira nel mondo LGBT: lo spettro del Queer. Tutti gli epigoni della vecchia guardia si sono coalizzati in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: bigotti e beghine, teorici Gay, transessuali binari, giornalisti in cerca di mestiere, tifosi sportivi, sciure al mercato. È ormai tempo che la nuova generazione esponga apertamente in faccia a tutto il mondo il suo modo di vedere, i suoi fini, le sue tendenze, e che contrapponga alla favola dello spettro del Queer un manifesto basato sulla realtà della pluralità delle esistenze.

La conquista della generazione precedente è stata l’iclusione, quella dei suoi epigoni la cooptazione. Difatto buona parte del mondo gay e trans basa la propria definizione in negativo rispetto alla norma ma senza minimamente criticarla, anzi, facendosene gregario e portaborse.

Qualunque manifestazione di identità non conforme viene riportata nell’alveo del non risolto o addirittura della malattia mentale o della perversione sessuale, fino alla negazione dell’esistenza ( I bisessuali non esistono…peccato dover sfatare un mito gay e dire che in Memorie di Adriano il protagonista era bisessuale e ad affermarlo è la stessa Yourcenar in “Ad occhi aperti”) poiché tutto ciò che contraddice la teoria va eliminato. Si arriva, nell’apice del delirio, a dire che ciò che non è conforme è frutto di un’invenzione. Tutte queste argomentazioni sono quelle che le stesse vittime avevano subito e che ora, una volta incluse, ripropongono a chi non è “normale”.

La società è sintesi che esprime una norma”. Ciò che è più avversata da questi epigoni è la pericolosa tendenza a mostrare una volontà di autodeterminazione perché potrebbe confondersi con la scelta di essere in un determinato modo e non una inevitabilità, una naturalità. La paura delle teorie riparative è ancora viva in loro.

Hanno paura della confusione, del dissolvimento delle norme che li lega, finalmente, alla società. Quelli che volevano essere dei rivoluzionari sono diventati avvocati e notai. Comprendere come dei mediocri protestatori confondano “l’indossare la gonnella” per protestare in piazza (giustamente ma in una sede in cui era scandaloso ma riconosciuto facente parte del gioco) con la rivoluzione del vivere ogni giorno contro le regole sociali fornisce la misura della piccolezza di queste menti. La mancanza di empatia e rispetto per le persone transgender e per alcune categorie come i crossdresser definiti come travestiti, come se non avessero una complessità che si traduca esternamente, sfiorano la crudeltà in nome di una lotta politica che non ha più contatto con la situazione reale. La circolazione di idee, lo sviluppo della tecnica, la continua discussione nella psicanalisi costantemente forniscono strumenti per conoscersi e definirsi. Definirsi è dare qualità alla propria vita. Chi scrive non ha ricevuto nessun tipo di amore perché non é stato compreso né aveva parole per farsi comprendere ma, avendole trovate, non accetta che nessuna società e tantomeno dei cattivi padri di una causa liquidino quella che è la più grande rivoluzione come un’invenzione, un capriccio, travestitismo o altro. Mentre queste persone si guardano l’ombelico soddisfatte la teoria queer fa il giro del mondo, in questi giorni la comunità sudamericana si stà interrogando sulla propria interpretazione di queer alla faccia di chi l’ha definita un’imposizione fascista statunitense e non ha visto il formarsi di generazioni consapevoli. Quello che non viene compreso è che la lotta è per l’autodeterminazione ed è inclusiva di qualunque essere umano e non riguarda solo il sesso o il genere ma la libertà di portare la propria unicità in una comunità che non fa differenze.Se queste persone non comprendono che le cose cambiano allora devono farsi da parte, devono rassegnarsi al fatto che, come padri di un movimento, stanno morendo e possono scegliere di farlo come i padri che amiamo, lasciando un’eredità di cambiamento, o come dei vecchi egoisti, criticando, deridendo e cercando di fermare la vita e venendo, metaforicamente, uccisi dai figli.

Ethan Bonali

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