Ognuno è libero di dare consigli, di proporre alternative, di suggerire il meglio. C’è chi lo fa per interesse, chi per altruismo, chi per noia. Forse lo si fa anche perché non si può più dare il cattivo esempio (come direbbe De André…). Non ascoltare le indicazioni che ci vengono date sarebbe segno di idiozia, di ostinazione… D’altronde solo gli stupidi non cambiano mai idea: sbaglio?! Nel caso del Gay Pride nazionale è stato così.

C’era chi desiderava una manifestazione misurata, meno appariscente, che fosse in giacca e cravatta.Questo qualcuno, è stato accontentato. In risposta e in obbedienza al caldo invito alla sobrietà della signora Carfagna (Ministro delle pari opportunità), un gruppo di “curiosi individui” ha infatti scelto il bianco, colore dell’innocenza, e la cravatta, simbolo della dignità rispettabile. Candidi e “a modo”, nell’universo colorato del Pride, hanno sfilato, non passando inosservati: certo per il look, ma forse anche per quel cartello che recitava “Carfy, te la sbatto in faccia la cravatta“.

Ci sembra di conoscerli… ma prima di azzardare qualsivoglia conclusione, vediamo cosa se ne dice in giro.

Tutto è partito dall’ANSA “… lungo il percorso molti cartelli a favore della laicità ed anche uno dal tono un po’ spinto rivolto al ministro Carfagna: “Carfy, te la sbatto in faccia la cravatta”, che allude all’invito rivolto dal ministro ad un Pride meno appariscente in giacca e cravatta”a cui han fatto eco i principali quotidiani italiani: Il Corriere, la Repubblica, l’Unità.

Chi approfondisce e sviscera la notizia è GayNews, giornale quotidiano di informazione sull’omosessualità, che recita: “Come Bersaglio, la ministra Carfagna è fin troppo facile: per obbedire alla sua richiesta di essere più educati, i soci di un intero circolo gay di Milano sono venuti al Pride in cravatta (direttamente sulla canottiera, ma c´è caldo), in cambio issano un cartello dove la ministra compare ancora nelle sue passate (scarse) vesti di ragazza calendario, «Carfi te la sbattiamo in faccia noi la… cravatta».”

Cosa è arrivato al bersaglio? Qual’era lo scopo? Di sicuro se ne è parlato, spesso più con riferimenti che con approfondimenti: è passata la foto nella maggior parte dei casi, si è riportata la notizia, più sul Web (tanti blog, basta inserire in Google il motto del cartello per trovarne in quantità. Tra i primi: Eurialo e Niso e Giusy-Key, così come i commenti lasciati sulle pagine di Flickr) meno sui telegiornali (poco è stato comunque il peso dato alla manifestazione in genere).

Qualche voce si è mossa. Chi ha capito al volo, si è fatto qualche sana risata (che non guasta mai!)… Da parte nostra l’invito alla sobrietà e al contegno è stato rispettato.

Una promessa mantenuta: ci sembra un buon inizio!

ALCUNI RIFERIMENTI