Larry Kramer. foto di David Shankbone

Nel 1985 Larry Kramer, talentuoso commediografo e membro fondatore di ACT UP una delle prima associazioni gay che si sono occupate attivamente della prevenzione all’AIDS, scrisse A Normal Hear, una delle primissime commedia a trattare apertamente di AIDS e di come questo virus abbia radicalmente cambiato la vita di milioni di gay e lesbiche.

Malgrado A Normal Heart si stato rappresentato più volte in tutto il mondo in Italia non è mai stato messo in scena da nessuna compagnia teatrale.

Vi proponiamo qui di seguito una delle scene più toccanti della commedia: un magnifico monologo in cui Bruce, uno dei protagonisti, annuncia a Ned, suo caro amico e come lui militante di ACT UP, la recente morte del proprio compagno.

La commedia è ambientata nei primi anni 80, anni in cui di AIDS si poteva morire nel giro in pochi mesi, anni in cui non cerano tutti i medicinali e le cure che i siero-positivi di oggi hanno a disposizione. Oggi, per fortuna, le cure mediche assicurano una speranza e qualità di vita maggiore.

Da “A Norml Heart” di Larry Kramer.

BRUCE
Albert è morto […] E’ morto da una settimana […] Nessuno sapeva che gli mancasse così poco. Non lo ha detto a nessuno. Sai perché? Per me. Perché sapeva che ero così spaventato. E’ colpa mia. Fanno tre persone con cui sono stato e che sono morte. Sono andato dal dottore, l’ho scongiurato: fammi il test adesso, per favore dimmi se sono io che gli l’ho attaccato. Ha detto che non poteva, non c’è modo di saperlo perché non sanno ancora cosa cercare. Albert, l’ho amato più di tutti, e se ne è andato così in fretta. Sua madre voleva che tornasse da lei a Phoenix, prima di morire, me lo ho chiesto la settimana scorsa quando ormai era chiaro, il dottore mi ha dato il permesso, lo abbiamo imbarcato su un aereo con l’ambulanza. Il pilota si è rifiutato di decollare, io ho puntato i piedi, saresti stato fiero di me, fin che non è arrivato un altro pilota. Poi, dopo il decollo, Albert ha perso la testa, non mi riconosceva più, non sapeva più dov’era o dove stessimo andando, e poi, li sull’aereo è diventato…. incontinente. Si è fatto tutto nei pantaloni e sulla poltrona, tutto, pipì, merda, di tutto. Ho afferrato la nostra valigia, ho cercato di pulire con la prima cosa che ho trovato, con i nostri vestiti… la gente ci guardava, disgustata. Gli ho stretto la mano, gli ho detto, “Albert, ti prego, basta, cerca di trattenerti. Ti prego, fallo per noi. per Bruce e Albert.” Siamo arrivati a Phoenix, c’era una camioncino della polizia ad aspettarci e tutti i poliziotti avevano delle tute di protezione, tutti coperti di gomma, sembravano degli astronauti del cazzo. Quando siamo arrivati all’ospedale dove sua madre aveva fatto preparare una stanza, Albert era morto.

(NED si avvicina)

Aspetta. Ora viene il bello! I dottori dell’ospedale si sono rifiutati di visitarlo, non hanno voluto rilasciare il certificato di morte, e senza il certificato i becchini non possono portarlo via, e anche la polizia si è rifiutato di toccarlo. Alla fine un inserviente lo ha preso, lo ha messo in un grosso sacco della spazzatura e chi ha segno di seguirlo. Lo ha portato sul retro, dove sta la spazzatura. Mi ha detto “Hey, amico. Ti ho fatto un favore, no? Te l’ho portato fuori, ora sgancia 50 dollari”. L’ho pagato e poi io e sua madre lo abbiamo caricato in macchina, siamo andati da un agenzia di pompe funebri “abusiva”… lo ha cremato per 1.000 dollari, senza farci domande, senza chiederci niente..
(NED abbraccia BRUCE)
Ti spiace se passo la notte sul tuo divano? Solo una notte, non me la sento di andare a casa stanotte.

Traduzione a cura di Alessandro Martini.
Il testo da intendersi a scopo di critica e studio, a norma dell’articolo 70 legge 22 aprile 1941 numero 633 e successive modifiche. Tutti i diritti appartengono ai relativi proprietari.

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