Se mi chiedessero: “Quale è il più grande locale gay di Milano?”, mi verrebbe spontaneo precisare “Esclusa l’Ikea?”. Perché sì, dai, ammettiamolo, noi finokki impazziamo per la grande catena svedese. Basta fare un giro il sabato pomeriggio nei suoi negozi per notare che tra bimbi urlanti che affogano rovinosamente tra le palline colorate e coppiette di futuri sposini etero ripieni di polpettine low price la presenza di coppie omo è abbastanza massiccia. Credo Ikea lo sappia, e lo sappia bene.

Leggendo uno dei numerosi giornali gratuitamente distribuiti alle uscite dalla metropolitana non mi son quindi stupito più di tanto nel vedere la pubblicità del nuovo catalogo Ikea 2009 (con tanto di allegra coppietta di fanciulli appollaiati su un divano-letto matrimoniale). Questa pubblicità ha aperto in me una serie di considerazioni. Guardate bene questa immagine. Credo che Ikea – come tante multinazionali che desiderino risparmiare – realizzi le proprie pubblicità in paesi civili (quali la Svezia, appunto) e poi le rigiri alle sue filiali perché adattino i testi (anche in paesi barbari quali l’Italia). Lo premetto, quanto scritto a seguito è mero frutto di una mia “pippa mentale”… ma mi chiedo sinceramente se questa coppia in altri paesi europei non sia gay, perché – guarda un po’ – in Italia essa è semplicemente composta da “amici”, o, per meglio dire, da due amici che vanno verso i quaranta e vivono insieme, hanno un divano-letto matrimoniale rosa su cui si assidono in modo particolarmente gioviale (beh, sono amici no?), con sotto la scritta “VIVERE A MODO TUO“, e – attenzione attenzione – il seguente testo: “Francesco ed Enrico (…) soci IKEA FAMILY”, benché – ahimé – semplicemente “COINQUILINI”.

“Bojadeh!” direbbero a Livorno. Io non ho nulla contro i coinquilini, sia chiaro, anche quelli di 64 anni e mezzo e che si chiamano Mariolino e Uguccione. Ma siccome la cosa mi puzza di bruciato (all’inizio pensavo fosse solo il nuovo profumo di CK appena spruzzatomi, e invece no), passato qualche giorno sono andato quatto quatto sul sito ikea.it… e cosa mi vedo? Una differente copertina del catalogo, con signorina single nel medesimo, identico, spiaccicato ambiente ma senza abiti maschili buttati sul divano e senza amiconi per la pelle. Penso sinceramente che Ikea Italia non abbia in realtà fatto caso al messaggio subliminare che poteva derivare dalla copertina del catalogo: dubitiamo infatti tutti della ipotesi che tra i suoi addetti marketing, i suoi designer, i suoi fioristi, i suoi texile designer, i suoi arredatori di interni (e, a questo punto, anche tra le coppie omo sue clienti) vi sia qualcuno che abbia mai avuto anche lontanamente a che fare con il mondo gay, vero? Quella nella foto è una semplice coppia di coinquilini, e io ci ho proiettato sopra il sogno della mia vita. Capita. Mi fa solo piacere, poi, sapere che i coinquilini dello stesso sesso possano aver diritto alla Family Card o come cacchio si chiama.

Come dicevo, la mia “pippa mentale” è solo la proiezione di una speranza, quella che le multinazionali (tra cui Ikea e molte compagnie aeree) che all’estero si mostrano davvero gay-friendly, un giorno scelgano di fare anche qui tra gli italici buzzurri della palese, manifesta e aperta pubblicità rivolta al mondo gay, o declinata in versione gay, come già abitualmente fanno al di là dei confini nostri (e parlo delle stesse identiche aziende, sia chiaro). Questa cosa aiuterebbe di certo il processo di integrazione, oltre che la normalizzazione delle coppie omo agli occhi del pubblico meno preparato (penso sempre a mia nonna Clotilde). Oltretutto, sentiremmo più vicine marche che all’estero non han mai avuto problemi a mostrarsi nostre “amiche”, ma che in Italia han paura di cadere in polemiche con le solite anatre familistico-cattoliche.

Facciamo oltretutto due conti: noi finokki e lesbiche siamo variabilmente tra il 6 e il 10% della popolazione, e le anatre di cui sopra credo siano numericamente un bel po’ di meno in realtà (il moige, ad esempio, è composto da quattro bigotti sciammannati – davvero ben organizzati, ammettiamolo – ma pochi e rappresentanti di se stessi soli e di null’altro). Noi gay e lesbiche per i commercianti siamo senza dubbi un mercato: chi ci ama (o chi semplicemente è furbo) dovrebbe avere vantaggi a mostrarsi apertamente come nostro amico, poiché nel libero mercato potremmo anche noi iniziare ad operare scelte di stampo – diciamo così – “ideologico”, scegliendo di VIVERE A MODO NOSTRO anche gli acquisti più inaspettati. Il MILK lo sta già facendo: abbiamo infatti iniziato una campagna di convenzione con esercizi commerciali di qualunque genere (dall’officina meccanica al panettiere) che non abbiano paura ad esporre il nostro logo e la bandierina rainbow e a garantire qualche piccolo vantaggio materiale ai nostri soci. Se devo andare dal salumiere, d’ora in poi, andrò per certo da quello che non ha paura di dire al mondo che è contento di avere clienti glbt. Più di un commerciante ha detto: “Era ora che qualcuno venisse a proporcelo”. Già… chissà se mai il messaggio arriverà anche alle grandi imprese…: attenti signori, potremmo davvero iniziare a scegliere…

Comments are closed.