L’anteprima milanese di MILK di Gus van Sant prevista per il 22 Gennaio si avvicina sempre più. Il 17 (sabato prossimo!!!) Milk Milano ospiterà presso il Maharajà Indian Bar un esclusivo happy hour a tema. Qui sotto l’intervista che il nostro portavoce Stefano Aresi ha rilasciato per il sito ufficiale del film, dopo aver assistito all’anteprima in lingua inglese

lo scorso mese. Presso le serate e i locali migliori di Milano, intanto, troverete i nostri volontari a presentare il film e a distribuire materiale informativo.

La prima cosa che ho provato è commozione; la sensazione immediata di aver vissuto per due ore accanto a delle persone reali, nel 1978; il senso di sgomento nel vedere le immagini di repertorio dei titoli di testa (con omosessuali di ogni ceto ed età messi alla gogna dalla polizia davanti alle telecamere) e le discriminazioni subite (alcune oggi impensabili, altre purtroppo ancora quotidiane); la sconsolante coscienza che la nostra dignità non sia pienamente riconosciuta in Italia proprio in forza delle stesse, identiche, grette motivazioni che trent’anni fa i personaggi omofobi di questa pellicola (politici, cantanti…) usavano per colpire la vita delle persone omosessuali. (…)


Non sono un critico cinematografico: ho molto apprezzato alcune scelte di fotografia, sono rimasto incantato dalla straordinaria prova di Sean Penn (che ha assunto in modo stupefacente l’accento, le espressioni caratteristiche e le movenze di Milk) e dall’eccellente capacità attoriale di Josh Brolin e del resto del cast, ho confermato il mio amore per i film di Gus van Sant… ma, da membro dell’associazione glbt italiana che porta il nome di Milk, posso (e devo) dire che il segno più grande che mi ha lasciato questo film è l’impressione diretta e forte di cosa volesse dire l’onda dirompente che l’opera di Milk portò con sé, un’onda di cui è possibile sentire ancora oggi la forza viva. (…)


Ho apprezzato molto il fatto che la sceneggiatura non abbia puntato alla “beatificazione” di Milk, ma alla comunicazione dei suoi ideali, dei suoi pregi e difetti in modo molto diretto: vengono anzitutto raccontati otto anni di vita, la parabola di un uomo che ha avuto il coraggio e la forza di dedicarsi alla realizzazione di un mondo migliore per tutti: per gli anziani del proprio quartiere, per i lavoratori sfruttati, e soprattutto per noi gay. La sua passione, le lotte, i dubbi, la capacità di uscire allo scoperto, di sopravvivere al pregiudizio, di ribaltarlo e, poi, di trascinare con sé la gente fuori dalla paura. (…)


Per lo spettatore che si riconosce (anche solo in parte) nelle situazioni raccontate, questo film è una occasione di emozionarsi riflettendo sulla storia del movimento: spero (ne sono convinto) aiuterà molti ragazzi a capire la necessità della lotta per la nostra visibilità (e, di lì, quella per i nostri diritti). Per uno spettatore meno coinvolto personalmente, questo film sarà invece l’occasione per capire molti meccanismi che forse ignora, e rendersi conto di cosa si intenda per orgoglio quando si parla di omosessualità.