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Il giovane prete inquadrato dalle telecamere di mamma RAI durante l’aggressione a Papa Ratzinger, ormai universalmente noto come “la seminarista sfranta”, è diventato la vera star del web del natale 2009. Dieci secondi di celebrità: la metà impiegati in un movimento lento ma fluido per portare la mano alla bocca, l’altra metà per scuotere lievemente la testa e appoggiare la stessa sul petto, per tenere a bada un cuore che, nell’immaginario comune, ha perso un battito all’atterramento di Benedetto XVI. Bastano poche ore e tra Facebook e Youtube fioriscono gruppi e playlist dedicate allo sconosciuto protagonista del video più gay-friendly mai uscito dalle austere stanze vaticane. Video e fotomontaggi del nostro “eroe” lo ritraggono tra l’intervista di Don Barbero e Don Benzi alla Iene e una scena di Queer as Folk, o avvistato al concerto romano di Madonna  con la testa cinta da un improbabile cappello del tour Hard Candy.  I toni, bene precisarlo, sono tutt’altro che omofobi: il gruppo di facebook FAN CLUB DELLA SEMINARISTA SFRANTA DURANTE LA CADUTA DEL PAPA! ha già superato i 6000 iscritti, e la discussione verte sullo scherzo e sull’autoironia. Non mancano comunque le voci polemiche, come quella del blog paesaniniland, che accusa “come certi gay siano ancora vittima dei meccanismi maschilisti che prima li intrappolano in odiose categorie e poi li costringono a illudersi siano le armi di liberazione da un pregiudizio che è prima di tutto dentro di loro”.

La psicolabile che ha aggredito Ratzinger è involontariamente riuscita nell’intento di [ri]aprire un dibattito sull’omossessualità  degli ecclesiastici, e più in generale sul modo in cui gli omosessuali stessi si pongono di fronte ad altri omosessuali? Forse non siamo ancora a quel punto; tuttavia con quel suo gesto ha casualmente reso celebre un seminarista che è prima di tutto una persona, che non vive nei 10 secondi trasmessi in TV, ma che ha una vita propria. Non sappiamo niente di quella vita: se sia omosessuale o meno, se ne abbia mai parlato con qualcuno, se la sua gestualità – al di là dell’orientamento sessuale – ha mai rappresentato un problema di accettazione personale o da parte delle persone che gli stanno intorno. Non sappiamo nemmeno se è a conoscenza della sua nuova e non cercata celebrità, né se il mezzo utilizzato per ottenerla gli crea disagio o vergogna. Quello che possiamo intuire è che abbia fede in qualcosa, qualcosa che ha magari rappresentato un porto sicuro nei suoi momenti più difficili, qualcosa che evidentemente ritiene di voler celebrare secondo i riti della Chiesa Cattolica. Da qui la sua presenza ad un evento che per un cattolico è probabilmente il più importante dell’anno. Qualunque sia la sua storia, chi compie la personalissima scelta di diventare prete cattolico merita rispetto, anche se la persona che lo fa è omosessuale: non si tratta di un traditore della causa, ma di un individuo che, nonostante tutte le difficoltà che si appresta ad affrontare, ha deciso di vivere fino in fondo la sua vocazione. E questo merita rispetto – indipendentemente dallo stereotipo che meglio gli si adatta – soprattutto da parte di chi è conscio di quanto sia ingiusto e umiliante essere derisi per la propria gestualità.

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