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Il 27 Gennaio 1945 le forze armate sovietiche liberavano il campo di sterminio di Auschwitz. Il mondo si rendeva conto (ufficialmente, qualcuno già sapeva benissimo) dell’orrore più grande che la storia ricordi: lo sterminio di massa di oltre 6 milioni di persone, per la maggior parte ebrei.

Sin dal processo di Norimberga era noto quanto gli omosessuali venissero anch’essi perseguitati dal regime nazista: Eugen Kogon lo cita chiaramente negli atti. Forse per il peso enorme del numero delle vittime ebraiche o appartenenti ad altre categorie, forse per la natura stessa delle vittime omosessuali, dato il momento storico, non se ne parlò almeno sino agli anni ’60 inoltrati, quando emersero (anche grazie alla rivista gay Arcadie) le prime testimonianze dirette. Poi la vittoria a Berlino del documentario Paragraph 175, e di lì, il crescere sempre maggiore di una comune coscienza: anche noi gay, noi lesbiche e noi transessuali fummo oggetto esplicito e di prioritaria importanza del desiderio di sterminio del Reich.

E’ nostro dovere, come associazione glbt piangere morti che nessun figlio, nessuna comunità ha pianto per anni. Preservarne il ricordo e spiegare il come di quella strage, poiché molte delle affermazioni che nel delirio nazista accompagnarono l’omicidio sistematico degli omosessuali sono agghiacciantemente vicine a quelle oggi profferite da numerosi rappresentanti politici italiani e da eminenti membri di spicco della Conferenza Episcopale Italiana. Creare una memoria che insegni, a tutti, a rifuggire quell’orrore e le sue radici nel pregiudizio e nell’odio: questo è un compito da cui non ci si può esimere.

Quest’anno, per tenere saldo il ricordo di quanto successo e commemorare le vittime omosessuali e transessuali del nazismo e del fascismo, abbiamo anzitutto fatto ricorso ad un segno tangibile, da porre nei luoghi di ritrovo glbt e negli esercizi commerciali con noi convenzionati della città che avessero desiderato aderire all’iniziativa: un foglio A4, che vedete in fotografia, a semplice memoria delle vittime della barbarie omicida che colpì l’Europa sotto l’egida della svastica.

Poi, soprattutto, incontri con la gente comune, per raccontare loro tramite il monologo “Olocausto taciuto” la storia dei triangoli rosa attraverso le testimonianze, gli atti dei processi, le voci delle vittime e quelle dei carnefici. Ogni rappresentazione è stata seguita da un dibattito.

Classi di scuola superiore (Scientifico, Linguistico, Psicopedagogico) del liceo Don Milani di Romano di Lombardia (BG) hanno assistito la scorsa settimana a quattro repliche dello spettacolo e partecipato attivamente ai dibattiti: siamo entrati in quella scuola dalla porta principale, invitati dal collegio docenti, che ha riconosciuto l’importanza del lavoro di informazione non solo sulla parte dell’olocausto che direttamente ha colpito la nostra realtà, ma sull’omofobia in generale. Ottimi i riscontri da parte degli insegnanti presenti, ottimi da parte dei ragazzi (il livello “qualitativo” delle domande poste e delle osservazioni avanzate è stato di quelli rari), piacevolissimi i momenti di conoscenza e confronto con la preside e la referente didattica, che hanno dimostrato sincero interesse per le problematiche in gioco. Ci pare un ottimo segno.

Onore al merito ai nostri volontari impegnati (alzandosi la mattina agli orari più improbabili, dopo prove notturne) per dare vita a questa iniziativa: Damiano, Stefano, Enzo, Giacomo, Francesca e Pierpaolo.

Stasera il monologo verrà ripreso a Castel Rozzone, in provincia di Bergamo, ospiti dell’Assessorato alla Cultura, ore 21, sala comunale di Piazza Castello 2. Domenica 31 saremo all’Arci Bellezza di Milano (via Bellezza 16), sempre alle ore 21 per la replica cittadina di quest’anno.

Perché non si può non parlarne.

Stefano Aresi, portavoce Milk Milano

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