Pur non essendo un medico, ma un semplice volontario, sono stato accreditato come rappresentante del Milk e come Volontario del Cassero Salute di Bologna all’ultimo Congresso Nazionale di Virologia Medica, tenutosi a Milano gli scorsi 5, 6 e 7 Maggio. Numerose sono state le presenze di medici e virologi anche a livello internazionale. Eccovi la breve cronaca di quanto avvenuto e detto.

Il primo giorno di lavori verteva sui virus dell’influenza, specificatamente A. Nel pomeriggio vi è stata la tavola rotonda su Immunità Genetica e Infezioni Virali tenuta dal Prof. De Rossi (Università di Padova). Si è riscontrato un numeroso aumento in Italia di casi di Epatite A, B e C, a causa della insufficiente informazione e sulla ridotta prevenzione tramite vaccinazione da parte della cittadinanza.

Nella seconda giornata sono stati toccati i temi realativi alle infezioni virali post trapianto con interventi di un gruppo di ricerca dell’Ospedale di Bergamo presieduto dalla Dott.sa Callegaro. Molto interessante, poi, è stato l’intervento dell’Infettivologo Dott. Borderi di Bologna, sulle malattie ossee per persone infette da HIV.
Altro tema importante emerso è  il costo dei farmaci per persone colpite dai HIV AIDS
: offrendo i dati relativi alla sola Regione Lombardia, sul totale della spesa medica regionale, per tali pazienti risulta spesa una cifra enorme, indice del fatto che il numero degli infetti in cura cresce ponendo sempre più  questioni logistiche al sistema sanitario. I dati sono stati forniti dal Prof. Filice di Pavia.

Il Prof. Andreoni (Università Tor Vergata di Roma) ha illustrato i risultati relativi all’uso di farmaci antivirali per persone HIV-positive: un paziente ha oggi una aspettativa di vita intorno ai 30 anni dall’infezione. Molti medici puntano a semplificare la terapia (da triplice a mono) sulla base della valutazione dei CD4 del paziente, specialmente per poter abbassare l’elevata spesa dei farmaci stessi. Tuttavia, su ben 4000 casi questa variazione di terapia è andata incontro ad un fallimento. Lo stesso professore ha illustrato che la migliore cura per persone sieropositive resta la triplice terapia.
La mattinata si è chiusa con un dibattito tenuto dalla Dott. sa Armenia di Roma sull’uso del  farmaco HIV-1 integrase polymorphisms a RALTEGRAVIR, considerato il migliore al giorno d’oggi come singolo farmaco su paziente sieropositivo.

L’ultima relazione alla quale ho assistito nella seconda giornata è stata sull’ “immunità e vaccini antivirali” , relazione della Dott. sa Varuso di Brescia, e nota rilevante è che solo il 40% di pazienti esposti ad epatite C risponde alla terapia.

Venerdì 7 maggio, l’ultimo giorno del congresso , la mattinata è stata dedicata prevalentemente all’infezione HIV AIDS e all’influenza pandemica A/H1N1 2009.

I lavori sono aperti dal Prof. Adriano Lazzarin (San Raffaele Milano) che subito ha tracciato il percorso storico del rapporto tra medicina e HIV, considerato alla sua scoperta un vero incubo mondiale, fino ai risultati raggiunti nel corso di questi anni con ricerche e con l’arrivo di farmaci antivirali di nuova generazione che risultano portare al paziente affetto una notevole riduzione dei dosaggi ed una maggiore efficacia contro il virus. Passati 27 anni dalla scoperta del virus verso la meta degli anni 90 è stata introdotta la triplice terapia ottenendo di trasformare il virus da letale a infezione curabile; il virus è in grado di portare alterazioni a livello renale, epatico, osseo, alterazioni cardiovascolari sono procurate spesso dalla terapia antivirale e non dal virus stesso. E’ riscontrato che i farmaci possono alterare le cellule vascolari portando problemi cardiovascolari. Nei pazienti sieropositivi si riscontra sempre più frequentemente l’osteoporosi, omeostasi ossea, osteoclast – osteoblast, pertanto si ritiene opportuno una vasta collaborazione tra più specialisti sulle varie problematiche che il virus stesso procura per poter dare maggiore tranquillità al paziente.

Interessantissime infine le relazioni della Dott.sa Nozza (Factores associated with CCR5 coreceptor usage in HIV infected patients) del Dott. Santoro (Of RTI resistance minor variants in both RNA plasma and DNA cellular samples from HIV-1 drug patients) e della Dott.sa Cossarini.

Da un’indagine su pazienti visitati nell’anno 2009 è stato riscontrato un alto numero di pazienti che hanno contratto il virus HIV: questo dato è reso ancora più preoccupante dal fatto che la maggioranza di questi si sono dichiarati omosessuali con un età non superiore ai 25 anni.

Mi chiedo a gran voce cosa fanno in concreto le nostre associazioni gay, per illustrare ai loro giovani iscritti l’uso del preservativo, ad evitare rapporti non protetti e a sottoporsi con coraggio e senza vergogna e paura al test HIV. Sinceramente con i dati sentiti oggi a questo Congresso Nazionale, penso che facciano ancora troppo poco, ad esclusione di alcune associazioni che veramente gettano il loro sforzo in prima persona su questa battaglia, non posso non citare: il Cassero di Bologna, il Mario Mieli di Roma e il Milk Milano, con le grosse battaglie che una nuova ma ormai grande Associazione ha intrapreso con splendidi volantini realizzati in collaborazione con ASA e dedicati ai liceali.

Il congresso si è concluso: sono stati per il sottoscritto tre giorni molto interessanti, nel quale anche come volontario, ma con passione, ho appreso molti nuovi argomenti che spero anche se magari non li ho scritti in maniera tecnica, possano tornare utili a tutti. Un grazie e arrivederci a Brescia, giugno 2010, congresso internazionale ICAR.

Raffaello Della Penna

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