Ayub e Mosleh sono due giovani iraniani. Vivono a Piranshahr.
Piranshahr non è la citta iraniana che ti immagini: non è immersa nel deserto, non ha intorno a se sterminate distese di sabbia. Piranshahr si trova, con i suoi 57.000 abitanti, in una valle verdissima contornata dai monti, all’estremo nord-ovest dell’Iran. Piranshahr si trova a 60 km dalla Turchia. Ma si troverà anche a 60 km dall’Europa, quando la Turchia entrerà nella UE.

Nemmeno Ayub e Mosleh sono i giovani iraniani che ti aspetti. Perché Ayub E Mosleh sono gay. Ahmadinejad, il presidente iraniano, ha detto che i gay non esistono in Iran. Poi ha detto che i gay esistono, ma agli iraniani non piaciono. Ayub e Mosleh forse non esistono, e se esistono forse non piaciono a tutti gli iraniani. Ma Ayub e Mosleh sono iraniani, e si piaciono.
Si piaciono, e si baciano, si toccano, e fanno l’amore. Fanno l’amore, e si filmano mentre lo fanno. Non è importante perché lo facciano. Si può pensare che sia una perversione, o che sia piacevole filmare il momento in cui ti unisci con un’altra persona.
Questo è ciò che di Ayub e Mosleh possiamo soltanto immaginare.

Poi c’è quello che ci viene raccontato.
Ci hanno detto che agenti del regime hanno trovato il filmato di Ayub e Mosleh. Qualcuno ha scritto che in quel filmato si vedevano i due stuprare un terzo ragazzo, di 15 o 17 anni. Qualcun altro ha precisato che in quel filmato si vede uno stupro, senza specificare oltre. Un altro ancora ha aggiunto che in Iran non si fa distinzione tra sesso omosessuale e stupro.
Non è chiaro cosa passasse per la testa di Ayub e Mosleh, ma sembra che abbiano montato il loro filmato inseme alle immagini di Ahmadinejad e di Khamenei, con quest’ultimo ritratto simile ad un volto d’asino (!).

Ciò che è chiaro è che Ayub e Mosleh dovranno scontare la loro pena. Verranno avvolti in un lenzuolo bianco. Verrà scavata una buca nel terreno, e i due vi verranno calati. Poi verranno ricoperti fino alla vita. E la folla raccoglierà le pietre, e comincerà a tirarle ad Ayub e Mosleh. Una pietra dopo l’altra, fino all’ultimo grido e fino a che Ayub e Mosleh, inerti, e disonorati, e sfigurati, non moriranno.

Accadrà domani. E non importa a nessuno.

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