Tanto tuonò che piovve. Abbiamo sperato fino all’ultimo che l’idea di un outing collettivo dei politici italiani omofobi, promossa inzialmente da Equality Italia, fosse una provocazione, e non una prospettiva reale. Evidentemente, ci sbagliavamo.

L’outing è la forma più violenta con cui la sessualità di una persona viene resa pubblica. La più violenta perché tale pubblicità avviene senza il consenso – e contro la volontà – della persona coinvolta.

La scelta di rendere pubblica la propria sessualità è un diritto personale, nessuno può arrogarsi tale diritto e compiere tale scelta per gli altri. Nemmeno se questi “altri” sono persone inaffidabili, o detestabili, o politicamente scorrette. E, tantomeno, non tramite un pubblico indice di inquisitoria memoria.

Il comportamento dei politici omosessuali che compiono atti omofobi è certamente esecrabile. Condannare questo atteggiamento è giusto, ma richiede un lavoro sul campo lungo e non sempre semplice. Questo necessita di programmaticità, collaborazione tra le associazioni, capacità di portare avanti una piattaforma comune di relazioni con le istituzioni. E anche di portare avanti un dialogo non necessariamente istituzionale con le persone che si trovano all’interno del Parlamento. Anche, e sopratutto, con i parlamentari GLBT. Anche, e sopratutto, con i parlamentari GLBT talmente terrorizzati dalle condizioni delle persone GLBT in Italia, da negare persino a se stessi di essere paria tra i pari.

L’iniziativa di oggi è il perfetto opposto di tutto questo: niente di più che una sparata, in grado di alzare un grande polverone, ma allo stesso tempo in grado di garantire non una virgola di diritti e di serenità in più per le persone GLBT.

Vorremmo capire quale innovazione si prospetta dopo la pubblicazione di questi elenchi, quale è l’effetto positivo che ci si aspetta a partire da oggi. Una risposta a queste domande è fondamentale, per non dover considerare questo un giorno nero nella storia del movimento per i diritti civili italiani.

Ora che la rabbia è sfogata, ora che il terremoto non c’è stato, cosa rimane di tutto questo, esattamente?