Parlare di fotografia di nudo maschile nella conservatrice e perbenista America di fine ottocento risulta alquanto difficile in quanto molto spesso la stessa attività veniva compromessa e fortemente taciuta e repressa. Ricordiamo che solo fino alla conclusione degli anni 60 le retate nei locali newyorkesi, dove avevano spazio spettacoli ed esibizioni artistiche, dalla draguerie al travestitismo giocoso, proseguivano imperterrite per mano di una pubblica sicurezza molto attenta all’ordine morale più che a quello legalitario. In questo contesto si inserisce l’attività di Eadweard Muybridge, noto fotografo inglese naturalizzato statunitense per, poi, ritornare nella sua madre patria nel 1894, dove morì a Kingston sul Tamigi.

Le rive del grande fiume britannico hanno dato l’addio a uno dei geni dell’arte visiva contemporanea, tanto da attribuirgli il titolo di precursore della biomeccanica e della meccanica degli atleti. Ricorderei il videoclip, che potrei assurgere a opera videoartistica, del famoso brano degli U2, “Lemon”, per testimoniare il riflusso ancora attuale della poetica del fotografo inglese: una sequenza di immagini di ragazzi e di uomini, ovviamente presi nella nostra contemporaneità, si sussegue incessantemente creando una sensazione quasi ipnotica. L’idea è presa dalle opere di Muybridge il quale immortalò la corsa di un cavallo in tutte le sue fasi, “The Horse in motion”, su commissione di Leland Stanford, fondatore dell’omonima università e magnate delle ferrovie, in quanto si era dato inizio a uno studio sulle posizioni del cavallo in corsa. Si smentì, pertanto, l’idea della maggior parte dei pittori precedenti che il cavallo avesse un momento in cui tutte e quatro le zampe rimanessero sollevate.

Tale risultato, che suscitò scalpore, si ottenne grazie il procedimento artistico dell’artista che possiamo definire “osservazione anatomica”, realizzato apponendo dodici, poi ventiquattro, batterie di macchine fotografiche in successione l’una con l’altra lungo il percorso tracciato dal cavallo in corsa. L’animale nel suo tragitto a ogni cavalcata scatta autonomamente un fotogramma. Il susseguirsi delle immagini dava, così, se fatte avvicendare a una certa velocità, l’impressione che si muovessero, tanto da individuare una prima forma di sequenze, elementi basilari della produzione cinematografica. Muybridge era omosessuale? La sua carriera si interruppe quando nel 1874 scopre che la moglie ha come amante l’allora sindaco di San Francisco, Harry Larkyns, uccidendo questi e ottenendo un forte sconto di pena dopo il processo. Questo dato non smentisce l’ipotesi che il fotografo avesse forti attrazioni omoerotiche soprattutto se si vedono anche la passione e la dedizione particolare investite nel ritrarre, sempre con la stessa tecnica, la cronofotografia, la perfetta sequenza dei movimenti fisici.

Corpi maschili nell’atto di lottare, di trasportare materiali, di salire una scala, di mangiare o di bere, si susseguono incessantemente, dando dinamicità a figure imponenti che rivelano una possenza monumentale e una virilità estetica molto incisive.

Emozioni si percepiscono in quella che può essere l’arte del precursore della biomeccanica soprattutto nella realizzazione del Zoopraxiscopio, strumento simile allo Zoetropio, che permise di fare vedere la dinamica di figure di atleti aitanti immortalati a un pubblico fatto da più persone.

Lo studio della fotografia di nudo è magistrale anche nelle sue forme statiche visive, luci modulate sulle forme sinuose di statuari ragazzi presi in pose e in situazioni quotidiane, esempio ne è l’allenamento sportivo, dove l’energia vitale e la disinibizione del movimento diventano parti integranti di una struttura artistica quasi contemplativa ma non fine a sé stessa, in quanto condotta con intento scientifico e di analisi.

La richiesta da parte di un pubblico di fotografie di nudo maschile si definì più marcatamente dopo la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti, seppure già ai tempi di Muybridge grande attenzione di pubblico veniva riversata riguardo molti lavori che evidenziavano la passione tutta figurativa maschile. Queste opere venivano tollerate nel clima moralista solamente solamente se giustificabili in quanto rappresentative di contesti sociali e categorie specifiche e popolari, quali, per esempio, la ripresa di attività sportive. Il valore estetico dell’opera di Muybridge è incommensurabile e geniale, essendo la prima produzione volta anche a studiare e analizzare l’anatomia nelle successioni temporali di una cinetica corporale. Il nudo maschile aveva dei predecessori in Europa, ricordiamo Von Gloeden, di poco precedenti all’artista inglese, ma la sua attività aprì la strada ad altri personaggi di calibro e di rilievo, quale Thomas Eakins, suo maggiore “erede”.

La poetica dei predecessori e dei contemporanei di Muybridge era indirizzata all’interesse estetico di immortalare giovani ragazzi in pose angeliche e molto ieratiche. Poetica è questa antitetica alla scelta dell’artista inglese di voler sdoganare un’esaltazione della stuatuarietà dell’uomo in situazioni di tensione fisica e muscolare quasi plastica, reale, quasi palpabile e tangibile. Lottatori e sollevatori di peso erano i soggetti principali delle diverse cartoline di cui faceva incetta un pubblico attento e attratto dal corpo maschile virile e adulto rispetto quello adolescenziale, spesso dai contorni efebici e molto delicati, con una certa dose di muliebrità. Teatri e circhi erano i luoghi di mercificazione di fotografie di giocatori circensi o saltimbanco massicci quanto scultorei e imponenti, quasi grotteschi a una prima visione, ma monumentali nella loro particolare puntualità descrittiva.

Muybridge nella scelta dei soggetti è pioniere di un’arte fortemente influente nel periodo a lui successivo, attribuendogli, così, un posto di rilievo insostituibile nella storia della fotografia di nudo maschile e della cultura omosessuale moderna e contemporanea.

E’ importante sottolineare l’evoluzione di un’arte nata dalla creatività e inventiva fervida di un libraio ed editore, quale Muybridge era prima di intraprendere questa professione, che ha visto procedere dalle foto del Parco Nazionale di Yosemite e di San Francisco, sotto lo pseudonimo di “Helios”, fino a giungere all’esaltazione sensuale della muscolarità maschile.

Paul Valery dirà a proposito dell’opera “The horse in motion”: “le fotografie di Muybridge rivelano chiaramente gli errori in cui sono incorsi tutti gli scultori e i pittori quando hanno voluto rappresentare le diverse andature del cavallo”.
Tutto questo può trasporsi anche nello studio dell’anatomia degli atleti dove le successioni di fotogrammi di momenti particolari e precisi del movimento fisico dettano uno studio scientifico senza precedenti. Successivi pittori si basarono, così, per non incorrere in errori di approssimazione dei loro predecessori, sulle opere di Muybridge per rappresentare in strabilianti quadri giovani aitanti sempiterni.

È quasi naturale e conseguente fare un parallelismo tra Muybridge e Warhol sia per il contesto in cui entrambi gli artisti operano, la foto di nudo maschile vedeva un ostracismo nell’America della fine del XIX° secolo tanto quanto l’attività performativa, videoartistica e coreografica prodotta nell’intramontabile Factory a fine anni ’60; sia per il contenuto e la procedura poetica che i due geni delle arti visive hanno saputo esprimere. Entrambe, infatti, propongono piccoli frammenti continui e in perfetta successione temporale al fine di dare all’immagine la rilevanza unica e centralità singolare nell’opera d’arte, magari riproponendola con una certa ossessione estetica piacevole e mai stucchevole.