Il titolo di questa rubrica è tratto da “Maledetta primavera” di Loretta Goggi, canzone che non tratta una tematica omosessuale ma che, suo malgrado, è diventata un’icona gay.Molti interpreti più o meno famosi, italiani e non, hanno cantato negli anni l’omosessualità, alcuni in modo serio, altri ironico, altri ancora sussurrato. Le canzoni sono lo specchio dei tempi in cui vengono create. Perciò riascoltare le canzoni omosessuali significa non solo riscoprire piccole gemme “a tema” magari dimenticate dal tempo, ma soprattutto analizzare la crescita umana e culturale di una società.

UOMINI FARFALLA
(Mia Martini)
Lacrime – 1992

Difficile parlare di Mia Martini senza provare un groppo in gola.
Soprattutto per chi, come me, l’ha sempre amata e sostenuta sin dagli esordi, sfidando la cattiveria e la superstizione di un mondo ignorante all’interno del quale entrambi ci muovevamo.
Momenti di gloria, eclissi improvvise, esili durati anni, interventi alle corde vocali, tracolli finanziari… Mimì ha vissuto un’esistenza difficile, che non le ha regalato quel ruolo di primadonna della musica leggera che le spettava di diritto.
Solo ora che è morta, a 47 anni e in totale solitudine, l’Italietta da “Domenica in” la ama e la osanna.
Troppo facile però, anche perché dei tributi tardivi un’artista se ne fa sempre poco.
E, a proposito di cattiverie che le sono state perpetrate, vorrei ricordare un Festival di Sanremo del 1992 in cui Mimì era data per vincente con “Gli uomini non cambiano”.
Di solito i pronostici ci azzeccano sempre, anche perché la vittoria nella Città dei Fiori non è mai stata un esempio di cristallinità.
Eppure quell’anno, vuoi perché la cantante era comunque invisa all’ambiente vuoi perché quel deficiente di Gianni Ippoliti le diede il colpo di grazia dichiarandone pubblicamente la vittoria in televisione un paio di giorni prima della finale, Mia Martini arrivò solo seconda, dietro ad una brutta, paracula e, per fortuna, ormai dimenticata “Portami a ballare” di Luca Barbarossa.
“Gli uomini non cambiano” invece (pur non essendo, a mio modesto parere, uno dei grandi classici della cantante di Bagnara Calabra) continua ad essere amata, cantata e ricordata, perché solo il tempo sa rendere giustizia al vero talento.

“Gli uomini non cambiano” era contenuta all’interno di un CD intitolato “Lacrime”, l’ultimo disco di brani inediti che Mimì incise quando era ancora in vita.
In copertina troneggiava una cipolla, quasi a voler presagire le false lacrime che molti avrebbero finto di versare, da lì a tre anni, sulla sua bara, sfruttandola fino all’osso attraverso bieche operazioni di marketing.
La terza traccia di “Lacrime” si intitolava “Uomini farfalla” ed era stata composta per lei da uno dei più grandi autori italiani, Maurizio Piccoli, il quale da sempre collaborava con l’artista regalandole molti capolavori, tra i quali “Il guerriero”, “E stelle stan piovendo” e “Solo noi”.
La canzone tratta un tema abbastanza inusuale, quella di una donna già accoppiata che s’infatua di un secondo uomo, “un amico un po’ tempesta così maschio senza storie né censure per la testa”.
Il tutto potrebbe esaurirsi in una piccola scappatella se non fosse che la protagonista, durante una serata in cui ha bevuto un po’ troppo, “sganci l’anima” ed accetti un menage a trois, perché “l’idea di un sì dagli orizzonti così nuovi la fa innamorare coi suoi colori”.
Di solito accade sempre che all’interno del triangolo due si piacciano di più, condannando così il povero terzo a fare quasi da tappezzeria.
Anche in questo caso succede così. Peccato solo che siano proprio i due maschietti a piacersi molto, trasformandosi così in uomini farfalla che volano lontano facendo “il loro arcobaleno” e abbandonando la povera Mimì a ritrovarsi “con qualche amico in meno e qualche buco in più nel cielo”.

In un’intervista che gira su Youtube Mia Martini una volta fece alcune considerazioni personali sull’omosessualità da rimanere alquanto allibiti.
Francamente, dato che amo molto questa cantante, faccio finta di non avere mai udito certe scempiaggini e mi affido alle testimonianze di persone che l’hanno conosciuta personalmente, le quali sostengono che fosse molto “gay friendly”.
Comunque, al di là delle questioni private, a quasi vent’anni di distanza rimane immutato il fascino di questa canzone così particolare che ben poche cantanti avrebbero avuto il coraggio di inserire all’interno del loro repertorio.
Infatti “Uomini farfalla”è un brano di grande impatto emotivo e di estrema intensità, che solo Mimì poteva interpretare così magistralmente con quella sua voce ormai tragicamente arrocchita.
Quattordici anni prima Patty Pravo cantò il sesso a tre nella sensuale “Pensiero stupendo”, enorme successo discografico scritto da Ivano Fossati, grande amore di Mimì.
In quell’occasione, però, erano malizia ed ironia a rivestire il ruolo da protagonisti.
Negli “Uomini farfalla”, invece, c’è solo la disperata solitudine di chi si sente messo in disparte dalla vita e dall’amore perché sa molto bene, come cantava Francesco De Gregori nella sua meravigliosa “Mimì sarà” ispirata e dedicata a Mia Martini, che “nessuno ti vede e nessuno ti vuole per quello che sei”.