Sabato 21 gennaio dalle ore 17,00 vernissage mostra fotografica Tony Patrioli


E’ difficile dare un commento alla produzione artistica di Tony Patrioli, dal momento in cui la sua dimensione poetica figurativa già di per sé si esplica nella lettura delle sue opere. Patrioli nasce a Manerbio, in provincia di Brescia, e inizia subito negli anni 60 a produrre lavori che si inseriscono in un contesto in cui quella “liberazione sessuale” tanto criticata da Pier Paolo Pasolini non era ancora avvenuta, definendo la presenza di ragazzi mediterranei disponibili a esporre la loro bellezza e sensualità senza filtri, schiettamente, direttamente, non mediata né meditata. Patrioli viene considerato un “predatore”, colui che carpisce essenze estetiche piene di liricità, ragazzi conosciuti per strada, occasionalmente nel proprio percorso, certamente lontani dagli stereotipi asfittici e preordinati del modello tipico. Ma forse a diventare preda è lo stesso fotografo che lascia ampia autonomia e spazio di autodeterminazione alla forma fisica, alla plasticità corporea, alla dimensione monumentale di semplici giovanotti, dallo sguardo complice, dalla mascolinità dirompente, dalla sinuosità scultorea. Patrioli segue la scuola di fotografia pubblicitaria di Milano dove si diploma nel 1977. “Sono nato inizialmente come fotografo erotico”, considera “e non ho nulla da rinnegare”.

Tony Patrioli a differenza di altri artisti suoi contemporanei di nudo maschile, è gay ed è dichiarato da sempre, realizzando le sue prime produzioni “softcore” per il mensile “Homo” e per riviste italiane, straniere, precisamente nordeuropee. Collaborerà, poi, con il famoso periodico “Babilonia”, con la cui casa editrice pubblicherà i suoi primi cataloghi.
I suoi ragazzi riprendono i canoni classici estetici, sono narcisisti senza farlo pesare, sono spontanei e sinceri nella loro sessualità e nel rapporto simbiotico con il proprio corpo, diventando, insieme ai paesaggi, quasi sempre mediterranei, molto spesso neoclassici, espressioni estetiche di una natura selvaggia, genuina, illimitata, non regimentata. I ragazzi stessi hanno una carica e tensione erotica che in modo disinibito e disinvolto esprimono attraverso le proprie gestualità immortalate come momenti susseguenti dall’occhio vigile e attento del fotografo, quasi divenendo figure pittoriche. I giovani ragazzi vengono definiti “patrioleschi”, ossia quel tipo di soggettività con una personalità evidente e visibile che richiede di essere celebrata in quanto risulta naturalmente da esaltare.
Se vogliamo individuare citazioni a cui Patrioli fa riferimento non possiamo che rimandare a Wilhelm von Gloeden, padre dell’arte di nudo maschile, fondamento della nascita dell’arte fotografica moderna. Lo stesso autore giustifica, così, questo riferimento: “Un po’ perché Gloeden era l’unico fotografo di nudo maschile che non fosse proibito in Italia all’epoca, un po’ perché la sua fantasia in parte coincideva con la mia. Le foto americane di culturisti mi parevano troppo lontane dal mondo e dai ragazzi che vedevo attorno a me”. Sono ragazzi innocenti quelli presenti nell’aurea neoclassica bucolica di Tony Patrioli, senza ambizione, non consapevoli di possedere un’energia vitale e armoniosa, ma portatori di un’ansia di esibirsi e di esprimere un fascino sessuale seduttivo. Patrioli, un vero artigiano della fotografia, è un fotografo moderno in quanto a essere moderno oggi come oggi, dopo decenni di imperialismo immaginario visuale del canone statunitense del culturista in posa, del palestrato depilato, dell’artefatto e autistico fisico del ginnico, è colui che riesce a fare comunicare il candore schietto di giovani che trovano nel loro fisico definito e scultoreo, magari con imperfezioni, un po’ arruffati, quasi tipica espressività di un fanciullo appena svegliato, magari un po’ goffi ma sempre armonicamente flessuosi in quanto naturali, quotidiani.
“La foto erotica era l’unica foto di nudo che avesse un mercato, a quell’epoca. Non esistevano quasi libri di nudo e non esisteva un mercato per quel tipo di prodotto”, considera Patrioli riportando gli albori della sua produzione, che ha visto “Mediterraneo”, suo primo libro di nudo maschile, pubblicato in due edizioni italiane e in due statunitensi nel 1984. L’epoca post moderna ha visto irrompere l’invadenza del pornografico esplicito, quasi invadente, con figure sempre più consapevoli di sé e della propria immagine. Patrioli oggi ritorna in auge dopo anni di marginalità imposta da un mercato asfittico dalla produzione pubblicitaria modaiola e patinata: forse perché oggi ritorna l’esigenza e la necessità di una bellezza tutta al maschile che ricerca nella dimensione fisica e corporea l’essenza dell’avvenenza visiva monumentale. Patrioli evolve la sua soggettività artistica in base ai cambiamenti dei tempi: è una narrazione figurativa di 50 anni di storia culturale italiana ed europea di nudo maschile, non scadendo mai nella banalità e nella prevedibilità fotografica dove viene mascherato ciò che già si considera mascherabile. Niente è scontato nella produzione artistica di Patrioli come nulla è considerabile come mascherabile o celabile, appunto, in modo preordinato e prefigurato in quanto nelle sue composizioni estetiche nulla risulta governato e governabile, premeditato.

Ed è qui l’artigianalità di Patrioli, pilastro importante della cultura omosessuale nostrana in quanto, come asserisce Renato Corsini le sue opere: “ancor prima di ricondurci alle fotografie primi novecento del barone Von Gloeden, ancor prima di ricordarci i ragazzi di strada di pasoliniana memoria, hanno la forza di aprirci le porte di quel mondo gay al quale lui orgogliosamente e creativamente appartiene. Orgogliosamente perché racconta che alcuni dei suoi modelli sono anche amanti, oggetto dei suoi sentimenti e custodi dei suoi desideri. Creativamente perché la sua grande sensibilità estetica è messa al servizio di immagini che vogliono rivolgersi di preferenza ad un pubblico maschile. In verità le sue fotografie interessano tutti, il loro valore emotivo le fa uscire dai confini delle pubblicazioni gay americane, cui erano destinate e le colloca con merito nel ristretto panorama delle foto d’arte”. La sua opera narrante e narrativa è una delle poche se non l’unica interpretazione dell’Eros omosessuale di un’epoca in trasformazione repentina che ha le sue radici in quell’Italia post agricola, luogo e spazio in cui i ragazzi, anche eterosessuali, si rendevano disponibili a disinvolte e genuine esternazioni omoerotiche, dalle tinte ludiche e divertenti.
Da Pier Art Gallery, prima galleria a contenuto artistico maschile presente a Milano e in Italia, Tony Patrioli esporrà una sua personale con la collaborazione di Giovanni dall’Orto e con la convinta adesione dell’associazione Harvey Milk di Milano, tornando nel capoluogo lombardo dopo diversi anni di assenza dalla ribalta meneghina della capitale monopolio della “moda” pubblicitaria italiana, con l’inaugurazione della sua mostra, sabato 21 gennaio alle ore 17,00. Si possono reperire le tre pubblicazioni di Patrioli, “I ritratti di Tony Patrioli”, “Mediterranea passione”, “Ragazzi patrioleschi”, in quantità limitate data la qualità degli stessi cataloghi.