Il titolo di questa rubrica è tratto da “Maledetta primavera” di Loretta Goggi, canzone che non tratta una tematica omosessuale ma che, suo malgrado, è diventata un’icona gay.Molti interpreti più o meno famosi, italiani e non, hanno cantato negli anni l’omosessualità, alcuni in modo serio, altri ironico, altri ancora sussurrato. Le canzoni sono lo specchio dei tempi in cui vengono create. Perciò riascoltare le canzoni omosessuali significa non solo riscoprire piccole gemme “a tema” magari dimenticate dal tempo, ma soprattutto analizzare la crescita umana e culturale di una società.

Luca
Raffaella Carrà – 1978

Da più di quarant’anni la “Raffa” nazionale impazza sui teleschermi italiani, spagnoli e di buona parte del Sud America.
È partita turbando il sonno di milioni di italiani mettendo il suo ombelico in bella mostra. Poi si è divisa la scena con la più grande cantante italiana in “Milleluci”, show che ha segnato l’addio di Mina al piccolo schermo. Inoltre si potuta permettere il lusso, nel lontano 1978, di cantare una sigla che diceva “com’è bello far l’amore da Trieste in giù”. Il tutto diventando l’idolo delle casalinghe e dei bambini.
Ma anche dei gay, che l’hanno consacrata icona incontrastata delle piume di struzzo. Provate andare in qualsiasi discoteca con serata a tema. Non ci sarà dee-jay che non farà girare sul piatto “Tanti auguri” o “Ballo ballo” (con tanto d’inizio clonato alla celeberrima “Eleanor Rigby” di beatlesiana memoria).
Oppure “Far l’amore” (titolo originale “A far l’amore comincia tu”, lato B del 45 giri “Forte forte forte” del 1976), rimixato l’estate scorsa nientepopodimeno che da Bob Sinclair.
Nonostante i settant’anni quasi alle porte, la “Raffa” nazionale è sempre in pista. O come testimonial della TIM, o come musa di Tiziano Ferro che la reclama sua, senza dimenticare l’encomiabile impegno sociale che l’ha portata, qualche anno fa, a condurre un programma kamikaze a favore delle adozioni a distanza.
Le sue canzoni sono facili, divertenti, di presa immediata. Eppure contengono nei testi una malizia a tratti quasi imbarazzante.
Ma, dato che si sa che la gente ascolta ma non sente, ecco che nessuno si scandalizza più di tanto se la signora Pelloni in arte Carrà, invece di fare la turista per caso a Santa Fè, si infratta tra le lenzuola con una giovanissima guida di nome Pedro.
Oppure se racconta il suo amore infelice per un giovine che preferisce un maschietto dalla zazzera bionda al suo celeberrimo caschetto firmato Vergottini.

Tale giovine si chiama “Luca”, nome molto gettonato nell’ambito delle canzoni omosessuali, vedi Povia (canzone che il sottoscritto non recensirà mai dato il disprezzo naturale che nutre nei confronti di quel cantante ipocrita, falso e viscido come il suo amico Bonolis).
Tornando alla Raffa, la poverina è in piena crisi ed ha un gran bisogno di sfogarsi raccontando a tutti di questo ragazzo, tale Luca “dai capelli d’oro”, a cui vuole un bene da morire.
Lei non lo tradisce nemmeno col pensiero, non rendendosi minimamente conto che le attenzioni del ragazzo sono rivolte ben altrove. Nello specifico ad un altro ragazzo biondo, “forse un vagabondo” dragato chissà dove, con la quale la Raffa lo cucca un giorno spiandolo dalla finestra, rivelando così una naturale predisposizione al voyerismo o allo stalking (dipende dai punti di vista).
Nonostante questo, come tutti gli innamorati che non capiscono che non ce n’è e si inventano mille scuse pur di alimentare dentro di loro la speranza di un amore impossibile, la Raffa continua a non comprendere perché Luca non la voglia, nonostante tutto un mondo intorno che le fa i complimenti per la sua avvenenza.
“Luca, Luca Luca, che ti è successo? Luca, Luca, Luca, dove sei adesso?” continua a disperarsi la nostra icona, dato che da quel giorno non ha mai più visto il suo amichetto dai capelli alla Rapunzel.
E qui sorge spontaneo un dubbio. Non è che magari Luca è scomparso perché quel vagabondo, dopo l’amplesso, lo ha fatto a pezzi e ne ha buttato il corpo in una discarica, tipo quelle belle storie che si leggevano un tempo su “Cronaca vera”?
Oppure finalmente trovato la sua vera strada, è fuggito a Casablanca e ora si fa chiamare Lucia?

Scherzi a parte, la Carrà con “Luca” non ha certo scritto una grande pagina della musica leggera italiana. Però è un brano allegro, divertente e tutto da ballare, firmato dall’ex compagno Gianni Boncompagni, autore della maggior parte delle canzoni “storiche” della soubrette.
Magari la Raffa ci fa un po’ la parte della tonta, ma poco importa.
Quello che conta è che, dopo tante canzoni che trattano il tema dell’omosessualità con la lametta in mano, ce ne sia una che invece lo fa in pieno stile “emilian soca dance”.
E scusate se è poco!