La crisi del grande schermo ha portato, in questi ultimi anni, alla chiusura di moltissime sale cinematografiche, a favore di Multisale che programmano solo “blockbusters” o film comunque destinati al grande pubblico.
La scomparsa dei piccoli cinema d’essai rende difficile far conoscere anche alla nuove generazioni i film che hanno fatto la storia del cinema, anche di quello omosessuale.
In questa rubrica vogliamo segnalare i film disponibili in DVD da vedere o rivedere, sia perché hanno fatto parte della nostra vita sia perché hanno contribuito a rendere l’omosessualità un argomento non più tabù.

20120509-140526.jpg

LA PATATA BOLLENTE (1979)
di Steno
con Renato Pozzetto, Massimo Ranieri, Edwige Fenech

Piatto ricco mi ci ficco.
Dopo il successo planetario ottenuto nel 1978 da “Il vizietto”, primo film che sdoganava le coppie omosessuali iniziando a parlare (sia pure molto alla lontana) di famiglie allargate, ecco che anche l’Italia saltò sul treno rosa della gayezza con un film piacevole, divertente e tutt’altro che stupido.
Gli ingredienti per fare un buon prodotto c’erano tutti: un regista esperto di commedie all’italiana (il grande Steno, più di 70 film in 40 anni di attività e padre dei fratelli Vanzina), l’attore più di cassetta di quel periodo (Renato Pozzetto) un’attrice che era il desiderio proibito di milioni di italiani (Edwige Fenech) ed un cantante tutto “anema e core” che aveva dimostrato di cavarsela bene anche sul set (Massimo Ranieri).
Fu così che nel 1979 giunse sugli schermi “La patata bollente”, film che univa la satira politica ad una nuova visione della sessualità.
Era molto divertente soprattutto vedere come ai tempi la sinistra era tutto fuorché progressista (non dimentichiamo che Pasolini venne ostracizzato dal Partito Comunista per via delle sue preferenze sessuali) e come gli operai ai tempi vivevano il sogno di quella “Madre Russia” che, nel giro di dieci anni, avrebbe dovuto miseramente capitolare ed arrendersi alle logiche capitalistiche dell’occidente.
In tutto questo si infilava anche il mito del “macho” nostrano che rendeva difficile ad un uomo etero dichiarare pubblicamente le proprie simpatie nei confronti dei diversi.
Il film ebbe un grosso successo di pubblico ed anche la critica si dimostrò più benevola di quanto solitamente fosse nei confronti di queste commedie all’italiana.

Bernardo (Renato Pozzetto) è un operaio sindacalista pacifista, per questo motivo soprannominato Gandhi, che vive per la falce e il martello. Ha una bella fidanzata, Maria (Edwige Fenech) e la passione per il pugilato. La sua esistenza tranquilla e un po’ monotona viene sconvolta la sera in cui salva un giovane gay, Claudio (Massimo Ranieri), dalle grinfie di un gruppo fascista.
In breve tempo i due uomini diventano amici, scatenando così pettegolezzi e maldicenza da parte di amici, colleghi e portiera, mentre la povera Maria, che non capisce più tanto bene che cosa sta succedendo, arriva perfino ad improvvisare uno spogliarello alla Rita Hayworth pur di testare la virilità del suo amato bene.
Bernardo non riesce a capacitarsi del fatto che i gay siano invisi sia ai comunisti che ai fascisti e inizia una sua personale battaglia a favore della discriminazione.
Ma il coraggio e l’amicizia non sono sufficienti a combattere l’ignoranza e l’ottusità di un mondo che si dichiara progressista solo a parole.
Alla fine sarà Claudio a risolvere la situazione, scatenando in Bernardo una reazione che lo riabiliterà agli occhi dei compagni di partito.
Finale in trasferta ad Amsterdam, dove ognuno sarà finalmente libero di essere se stesso e di posare per una bella foto di famiglia.

È innegabile che, oggi, “La patata bollente” dimostri i segni del tempo. Ciò non toglie che il divertimento è assicurato, nonostante i trenta e passa anni di età.
Pozzetto e Ranieri sono bravi e in parte, l’affiatamento sul set è tangibile e la scena del loro tango mantiene ancora intatta la sua “vis comica”.
Anche l’algida Edwige Fenech in questa prova è convincente, riuscendo a mescolare bellezza, ironia e spontaneità.
Perciò è un film assolutamente da recuperare, anche perché riuscì a trattare un argomento non facile senza mai cadere nel sensazionalismo o nella volgarità.
Una piccola curiosità: nel film c’è una canzone, “Tango diverso”, che ai tempi venne scritta da un grande musicista, Totò Savio, morto nel 2004. Egli fu il fondatore dei mitici Squallor insieme a Giancarlo Bigazzi, altro grandissimo autore mancato pochi mesi fa.
La canzone fu scelta come inno del Gay Pride che si tenne a Bologna nel 2008.

Disponibile in DVD. Distribuzione Medusa Video.