Il titolo di questa rubrica è tratto da “Maledetta primavera” di Loretta Goggi, canzone che non tratta una tematica omosessuale ma che, suo malgrado, è diventata un’icona gay.Molti interpreti più o meno famosi, italiani e non, hanno cantato negli anni l’omosessualità, alcuni in modo serio, altri ironico, altri ancora sussurrato. Le canzoni sono lo specchio dei tempi in cui vengono create. Perciò riascoltare le canzoni omosessuali significa non solo riscoprire piccole gemme “a tema” magari dimenticate dal tempo, ma soprattutto analizzare la crescita umana e culturale di una società.


NO MATTER WHAT HAPPENS
(Barbra Streisand)

Yentl – 1983

Come anticipato settimana scorsa sulla rubrica “Da riDVDere”, ecco uno dei brani più belli tratti dalla colonna sonora di “Yentl”, il film diretto e interpretato nel 1983 da Barbra Streisand.

La storia è semplice: una ragazza si traveste da uomo pur di poter studiare. Conosce un compagno di cui si innamora e, per tutta una serie di circostanze, si ritrova sposata all’ex fidanzata del ragazzo. Quando si accorge che il gioco è diventato ormai insostenibile, Yentl esce di casa e, camminando da sola nell’alba, intona una magnifica canzone.

È “No matter what happens”, la canzone perfetta per ogni tipo di outing. Quella che ho postato è la “studio version”, dall’arrangiamento più pop rispetto alla versione presente nel film.

“Ho voluto le ombre, ora non le voglio più”. La canzone parte alla grande e subito ci mette dalla parte di chi è costretto a vivere una vita nascondendosi.

“Sono fuggita dalla luce, temendo che potesse vedere troppo”. Anche se non si tratta di una canzone strettamente gay, direi che le dinamiche non sono molto diverse da quelle di chi, temendo di esporsi troppo al giudizio degli altri, tende a diventare giorno dopo giorno sempre più invisibile.

“Ho tenuto dentro di me le mie sensazioni e ho chiuso ogni porta… non importa quello che accadrà ma non lo farò mai più”.

Com’è difficile tenere tutto nascosto dentro, soprattutto quando si ha un gran bisogno di sfogarsi o, molto più semplicemente, di dire quello che si prova. È triste, in un mondo in cui tutti si amano alla luce del sole, dover sempre nascondere i propri sguardi, le proprie emozioni, le proprie pulsioni.

Arriva un momento in cui non ce la si fa più: ed ecco che, come una dolorosa ma bellissima liberazione, arrivare l’outing. Che non è una questione di ostentazione, ma solo di tirare fuori la testa dal fango per poter finalmente respirare.

“C’è qualcuno che deve sentire le parole che non ho mai detto”.

Con questa frase la Streisand mette in musica il dolore di chi, per paura o per codardia, non si concede il lusso di amare chi vorrebbe. Ma per quanto tempo si può resistere?

“Ho bisogno che lui mi tocchi, che conosca l’amore che ho nascosto nel cuore… quello stesso cuore che mi sta dicendo di vedere me stessa, di liberare me stessa, di essere me stessa finalmente!”

Essere se stessi. Sembra una cosa così naturale da fare, ma chi è che riesce ad esserlo veramente? La società, la famiglia, il lavoro ci impongono maschere e comportamenti non sempre in linea con il nostro io. Quando poi si è gay, la recita a volte può diventare assolutamente insostenibile, soprattutto quando si ha paura di deludere le aspettative di chi ci vuole bene.

Ma il vero bene non dovrebbe consistere nell’accettare una persona per quello che è e non per quello che si vorrebbe che fosse?

“Per troppe mattine le persiane sono rimaste chiuse, è tempo di aprirle per salutare il sole… una voce dal profondo sta crescendo sempre più forte ed io non posso più farla tacere”.

È la voce della coscienza, quella che ci obbliga ad uscire allo scoperto a rivendicare la nostra dignità, oltre che il sacrosanto diritto a conquistarci il nostro centimetro quadrato di felicità.

E, dopo tanto, troppo silenzio ecco che arriva il grido finale “non importa quello che accadrà, non potrà mai più essere lo stesso”.

Il dado è tratto, l’outing fatto, non si può più tornare indietro. Si chiudono delle porte alle spalle e ci si offre alle incognite del futuro. Non si sa come andrà, ma di sicuro si vivrà più in pace con se stessi.

Perché, come dice la Streisand nella canzone “Where is it written?”, quella che apre il film, “dov’è scritto quello che devo essere?”

Non è scritto da nessuna parte, ma purtroppo viviamo in un mondo fatto di gente stupida che crede di avere la verità in tasca e si arroga il diritto di puntare il dito per ignoranza e superficialità. Giovanardi docet.

Da anni Barbra Streisand combatte per i diritti dei gay, dato che anche suo figlio fa parte della categoria.

La cantante-attrice racconta che, quando era giovane e aveva velleità artistiche, sua madre le disse di smettere di sognare perché tanto il suo destino era quello di diventare una segretaria d’azienda e di battere a macchina tutto il giorno. Da quel momento la Streisand smise di tagliarsi le unghie.

Tanto, da qualche parte, era già scritto quello che doveva essere: la più grande di tutte.