La crisi del grande schermo ha portato, in questi ultimi anni, alla chiusura di moltissime sale cinematografiche, a favore di Multisale che programmano solo “blockbusters” o film comunque destinati al grande pubblico.
La scomparsa dei piccoli cinema d’essai rende difficile far conoscere anche alla nuove generazioni i film che hanno fatto la storia del cinema, anche di quello omosessuale.
In questa rubrica vogliamo segnalare i film disponibili in DVD da vedere o rivedere, sia perché hanno fatto parte della nostra vita sia perché hanno contribuito a rendere l’omosessualità un argomento non più tabù.

MAMBO ITALIANO (2003)
di Emile Gaudreault
con Luke Kirby, Claudia Ferri, Peter Miller

Prendete “Stregata dalla luna” e “Il mio grosso grasso matrimonio greco”, mescolateli insieme e provate a condirli in salsa gaia.
Vi verrà fuori “Mambo italiano”, un delizioso film del 2003 in cui si ride di cuore evitando le trappole della facile volgarità a cui l’argomento si presta.
Sulla locandina trionfava la scritta “Non è una democrazia, è una famiglia”, introducendo così una storia di immigrazione, genitori ansiosi e figli omosessuali più o meno usciti allo scoperto.
Uscito di soppiatto nelle sale americane, questo piccolo gioiello canadese ha incassato più di sei milioni di dollari, trasformandosi in un “hit” contro qualsiasi previsione.
In Italia, invece, è passato abbastanza inosservato. Peccato, perché si sarebbe meritato di più. Quindi mi sembra più che doveroso recuperarlo per passare una serata all’insegna di un divertimento intelligente e spensierato, nonostante qualche luogo comune sugli italiani (più che sui gay) che a volte rischia di far scivolare nello stereotipo la buona sceneggiatura, tratta da un’opera teatrale di Steve Galluccio.

La famiglia Barberini è immigrata da anni in Canada, anche se ai tempi era convinta di essersi trasferita negli Stati Uniti.
Il figlio Angelo (Luke Kirby), giunto alle soglie dei trent’anni, decide di andare a vivere da solo, sferrando un colpo mortale ai suoi genitori che non capiscono il perché di tale scelta.
Li consola solo il fatto che vada a vivere con Nino (Peter Miller), suo amico d’infanzia.
Peccato che Angelo e Nino siano amanti e questo fatto, una volta uscito allo scoperto, scatenerà non pochi conflitti all’interno delle rispettive famiglie.
Ma Nino, che non riesce ad accettare completamente la sua omosessualità, finisce nelle grinfie di Pina (Sophie Lorain), una donna disperatamente in cerca di marito che lo accalappia facendosi sposare e mettere incinta.
Per il povero Angelo è una tragedia, ma anche per la sua famiglia la quale, attraverso il dolore del figlio, imparerà il valore della comprensione e della solidarietà.
Mentre Nino continuerà la sua doppia vita, insieme ad un nuovo amico di campeggio, Angelo incontrerà un nuovo amore grazie al Telefono Amico.
Che importa se non è di origine italiana. Del resto di qualche cosa i suoi genitori dovranno pur lamentarsi, no?

Certo, in questo “Mambo italiano” non c’è una Cher che prende a calci una lattina a illuminare lo schermo.
Però c’è Luke Kirby che è carino e in parte, e anche tutte le figure che gli fanno di contorno sono azzeccate, a cominciare dai genitori (Ginette Reno e Paul Sorvino) alla sorella infelicemente zitella (Claudia Ferri).
La regia è fresca e leggiadra e ci fa giungere a fine film col sorriso stampato sulle labbra.
Un applauso speciale va a Lina Parenti (Mary Walsh) nel ruolo della madre di Nino, tipico esempio di genitrice arpia che, dopo aver rovinato il figlio, non ne accetta la diversità e preferisce un matrimonio d’apparenza pur di far tacere le malelingue, compatendo in pubblico la famiglia di Angelo che subisce l’onta di avere un figlio omosessuale.
Però non bisogna dimenticare nemmeno la zia Iolanda (Tara Nicodemo), anticonformista e diversa a modo suo, che insegna al protagonista a ballare il mambo “mentre tutti gli altri erano ancora fermi alla tarantella”.

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