La crisi del grande schermo ha portato, in questi ultimi anni, alla chiusura di moltissime sale cinematografiche, a favore di Multisale che programmano solo “blockbusters” o film comunque destinati al grande pubblico.
La scomparsa dei piccoli cinema d’essai rende difficile far conoscere anche alla nuove generazioni i film che hanno fatto la storia del cinema, anche di quello omosessuale.
In questa rubrica vogliamo segnalare i film disponibili in DVD da vedere o rivedere, sia perché hanno fatto parte della nostra vita sia perché hanno contribuito a rendere l’omosessualità un argomento non più tabù.

WALT DISNEY

Essendo un patito di film Disney, mi è sembrato divertente analizzare all’interno dei lungometraggi della celebre casa cinematografica di Topolino quali potrebbero essere le figure in odore di diversità.
Comincerei con i 7 nani di Biancaneve. Tra Cucciolo e Mammolo, direi che non so a quale dei due starebbe meglio una borsa di Louis Vuitton al posto dello zainetto da minatore.
Poi proseguirei con Fiore, la puzzola di Bambi. Timido e narcisista, adoro essere vezzeggiato.
Cosa importa se alla fine del film appare con moglie e prole: mica sarebbe il primo gay della storia a mettere su famiglia.
A proposito di famiglia, c’è quella molto poco convenzionale de “Il libro della giungla”, con una pantera molto sinuosa, un orso che ama indossare gonnellini di banane alla Josephine Baker e un bambino trovatello. Alla fine il pargolo dirà addio ai due pseudo-genitori un poco “queer” per iniziare il suo percorso eterosessuale.
Altro personaggio decisamente ambiguo è il Sir Biss di Robin Hood. Il perfido consigliere di Re Giovanni, giocando sul complesso edipico del suo “sssssssssssire”, non impiega nulla ad adulare e sedurre pur di ottenere il suo scopo.
E che dire del vanesio Gaston de “La bella e la bestia”? Anche se è solo uno dei tanti palestrati egoriferiti che impazzano sui siti di mezzo mondo, oggigiorno qualcuno potrebbe definirlo un “metro-sexual”.
Anche Jafar di “Aladdin” ha sicuramente qualche zona d’ombra che potrebbe far pensare ad un vizietto nascosto. Ma forse si tratta solo del fatto che è d’innata eleganza e quella, si sa, appartiene solo agli uomini di una determinata categoria.
Ed eccoci al famigerato “Il re leone”, il cartone animato più visto nella storia del cinema.
Al di là dello zio Scar, che potrebbe far sorgere gli stessi dubbi del predetto Jafar, il personaggio che all’uscita del film venne tacciato di gaiezza era il suricata Timon.
Divertente, estroverso e ballerino (la scena in cui canta “Hakuna matata” è un cult), Timon negli Stati Uniti fu doppiato da Nathan Lane, attore pubblicamente dichiarato. Forse fu anche per questo motivo che qualche critico rompipalle (di quelli che non muoiono mai) si divertì ai tempi a sollevare un po’ di polemica.
Nemmeno Wiggins, l’aiutante del Governatore Ratcliffe in “Pocahontas” è un esempio di machismo mentre il tema della diversità all’interno delle storie Disney diventa fortissimo ne “Il gobbo di Notre Dame”.
È questo forse il loro cartone animato più adulto e conturbante mai realizzato: la scena in cui Frollo canta disperato il suo amore per Esmeralda che si materializza nel fuoco, ha una vis erotica delirante da far impallidire qualsiasi bambino. Ma siccome non c’erano accenni “queer”, furono in pochi a sottolinearne la morbosità.
Ed ecco che, due anni dopo, anche il travestitismo irrompe prepotentemente nel mondo Disney con quel piccolo capolavoro animato che è “Mulan”.
Qui la storia, a metà tra Lady Oscar e Yentl, racconta di una ragazza che si traveste da uomo per andare a combattere al posto del padre. Una ragazza che, sin dalle prime scene, vediamo avere seri problemi con la propria condizione di donna intesa come lo era ai suoi tempi.
Dopo unni, valanghe e compagni di battaglia che si divertono a travestirsi, troverà finalmente il suo sposo. La domanda è una sola: chi dei due porterà la corazza in famiglia?
La diversità ritorna ancora una volta nell’hawaiiano “Lilo e Stitch”, col bellissimo concetto che “in famiglia nessuno viene abbandonato o dimenticato”. Questo film andrebbe fatto vedere tre volte al giorno prima dei pasti a tutti quei genitori che non accettano la diversità dei loro figli e li buttano fuori casa.
Non mi addentro nei meriti del bambolotto Ken di “Toy story 3” (quella è Pixar, non Disney, anche se poi sono un tutt’uno) mentre chiudo questo articolo (e questa serie di appuntamenti su blog) parlando dell’allegra combriccola di briganti di “Rapunzel”, trucidi e assassini che di fronte al sogno della bella ragazza dai lunghi capelli biondi scoprono la loro anima da Liala.
E il vecchietto in versione amorino che chiude il film è l’ennesimo capolavoro gaio della Disney, pietra miliare della vita di ciascuno di noi che, da più di 75 anni, ci regala sogni animati per tutte le età.
E per tutti i gusti sessuali.