Oggi vediamo con netta preoccupazione gli ultimi episodi che riguardano una città, importante nello scacchiere culturale e artistico internazionale ed europeo, San Pietroburgo, la cui assemblea legislativa ha approvato lo scorso 29 febbraio una normativa volta a vietare “propaganda dell’omosessualità e della pedofilia”. La legge, in particolare, prevede una sanzione di 120 euro per coloro che saranno trovati a diffondere qualsiasi tipo di materiale informativo e culturale sulle tematiche lgbt e sui rapporti tra persone dello stesso sesso. La sanzione amministrativa non è altro che un primo passo verso una discriminazione legalizzata di associazioni lgbt: vieta ogni forma di espressione libera del pensiero, di idee e della propria sessualità. L’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti Umani è violato dalla nuova disposizione, in discussione anche alla Duma di Mosca, con il rischio che diventi legge federale. Il gay pride a San Pietroburgo ha già visto un divieto espresso da parte delle autorità cittadine, così come a Mosca i manifestanti non autorizzati sono stati respinti con la forza da parte della polizia.

Questi episodi sono conseguenze delle nuove norme: il clima generale rischia di peggiorare e precipitare verso un annullamento dei principi di democrazia e di convivenza pacifica. A Milano il consigliere radicale, Marco Cappato, ha presentato una mozione per chiedere la sospensione del gemellaggio tra la nostra città e la metropoli russa: un modo, è questo, per esprimere un’opposizione e una denuncia chiara ed efficace. Chi, giovane, vorrà fare coming out, chiedendo visibilità, non potrà farlo, in quanto vivrà in piena solitudine, lontano da ogni tipo di relazione con propri simili o di confronto con realtà che si occupano di questioni lgbt. 31 voti favorevoli, 6 voti contrari: è questo il risultato poco rassicurante della votazione della proposta, formulata dall’esponente della destra che sostiene Vladimir Putin, Vitaly Milonov, che ha pensato bene di accusare con tono minatorio i colleghi dissidenti di essere i responsabili della distruzione del paese e di mettere a rischio il benessere dei giovani.

Il rischio è per coloro che vogliono, invece, vivere apertamente la propria identità e poterla esprimere senza ostacoli all’intera società: cittadine e cittadini lgbt saranno costretti al silenzio e a esistere nell’ombra, emarginati e non considerati dal resto della città. È chiaro uno “scivolamento della Russia verso un altro totalitarismo”, come sostenuto dai rappresentanti dell’associazione per i diritti delle persone lgbt, Coming Out.

Il circolo di cultura omosessuale Harvey Milk esprime preoccupazione per questa deriva che, come ha sostenuto Moni Ovadia in un video messaggio pubblicato sulla pagina facebook della campagna “Stopalgemellaggio”, promossa da Certi Diritti, “riprecipita l’umanità tutta al medioevo e persino, peggio, a forme di tribalità”. Ci occuperemo e preoccuperemo di diffondere questa denuncia, richiedendo con determinazione la sospensione del gemellaggio che vede unita la nostra città con San Pietroburgo, è il 45° anniversario della sua stipula, e che oggi, alla luce dell’approvazione di un’odiosa legge che annulla il valore culturale e artistico del rapporto di collaborazione.

Ma non ci fermeremo a questo atto dovuto, promuovendo iniziative volte a esprimere la nostra solidarietà alla comunità lgbt di San Pietroburgo e della Russia in generale, in quanto è obbligo esprimere la nostra ferma avversione verso il grave atto e verso qualsiasi atto futuro che porterà una città, da sempre riferimento di nuove avanguardie culturali e artistiche, a diventare “una città indecente”, come hanno avuto modo di dire gli attori della Compagnia dell’Elfo di Milano.


Conveniamo con Lella Costa che il gesto di sospendere il gemellaggio sarebbe diretto a esprimere una forte denuncia verso “una città che si sta muovendo con arroganza contro diritti che riteniamo fondamentali per le persone” e “un segno tangibile a favore dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. In nome di questi valori universali e come circolo che si occupa di tutelare, promuovere, diffondere la cultura lgbt, oltre a dare servizi di assistenza e di informazione alle persone omosessuali, lesbiche, bisessuali, transgender, non possiamo esimerci da aggiungerci a coloro che, a livello internazionale, siano essi stati, siano esse organizzazioni non governative che si interessano di diritti umani, esprimono preoccupazioni per una deriva di questo genere, per una grossa violazione della Dichiarazione Europea dei Diritti dell’Uomo, per l’offesa alla dignità personale di migliaia di persone a orientamento lgbt, per una deriva che istituirà nuove forme di restrizione delle libertà civili e di repressione totalitaria.

Ci uniamo, quindi, a questi ultimi nel richiedere l’abrogazione della terribile normativa e nel dissuadere le autorità russe a estenderla a livello nazionale: se questo non avverrà la Russia diventerebbe un presupposto inquietante nel panorama europeo e mondiale.

Milk Milano

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