SABATO 13 LUGLIO alle ore 17,00 presso la sede del Guado, Via Soperga 36 Milano, il Circolo di Cultura Omosessuale Harvey Milk presente “Crisco disco” con la partecipazione e l’intervento degli autori, Luca Locati Luciani e Gianluca Meis. Come è nostra prassi prepariamo i nostri simpatizzanti e chi volesse partecipare all’incontro, saremo in molti, del contenuto che andremo a trattare. L’intervista che segue è stata pubblicata su www.pianetagay.com e ci garantisce una lettura interessante dell’opera che affronteremo.

E’ uscito Crisco Disco, edito da Volo Libero Edizioni, il nuovo libro scritto a quattro mani da Luca Locati Luciani Gianluca Meis, ormai da definirsi a pieno titolo storici dellacultura lgbt in Italia e nel mondo. Cosa tratta il libro? “Nel mio libro – risponde Luca, uno degli autori intervistati – non analizzo tutta la musica anni 70/80, ma solo quella che si avvicina più ai generi chiamati Disco Music e HINRG”, generi ampiamente ballati e ascoltati nei locali gaydell’epoca. Un punto di vista, quello di Luca e di Gianfranco, utili a leggere parte della storia di un’intera generazione lgbt e di un movimento culturale che ha fortemente influenzato la società e i costumi della nostra contemporaneità: un motivo per ricercare la nostra identità come comunità lgbt.

Che cosa è Crisco e che cosa ha significato nella cultura omosessuale italiana?

Dunque, Crisco è una nota marca di margarina Statunitense, ma è anche un lubrificante molto utilizzato negli USA, soprattutto per pratiche come il fist fucking. Crisco Disco però era il nome di una discoteca gay di New York, attiva dai primi anni 70 alla fine del decennio. Ho scelto questo titolo per il mio libro riferendomi proprio a questo locale, uno dei meno “fighetti” della vita notturna Newyorchese dell’epoca. In Italia il Crisco invece era (ed è) un locale di Firenze, uno dei primi leather bar Italiani con darkroom. Dato che sono più interessato all’ambiente dei club meno fighetti e dove il divertimento poteva assumere aspetti quasi “tribali”, Crisco Disco era il titolo perfetto..

Quale connessione esiste dal punto di vista culturale e sociale tra musica anni 80 e omosessualità?

Nel mio libro non analizzo tutta la musica anni 70/80, ma solo quella che si avvicina più ai generi chiamati Disco Music e HINRG (o High Energy, una derivazione più veloce ed elettronica della Disco Music).Questa scelta nasce dal fatto che se la Disco Music nacque letteralmente nei primi club gay Statunitensi, l’HINRG fu la sua naturale evoluzione nel corso degli anni 80, e uno dei generi più ballati nelle discoteche gay dell’epoca. Nello specifico quindi, parlando degli anni 80, l’HINRG fece da “colonna sonora” ad una vita notturna gay inizialmente ancora impregnata dell’edonismo anni 70 (almeno fino al 1983-84), ma che si stava lentamente sgretolando sotto i colpi del disastro AIDS. Paradossalmente però, sia nell’HINRG che nel pop anni 80 sono rintracciabili molti più brani con un significato chiaramente gay. La Disco Music in questo era molto più “criptica”, il messaggio gay non era tanto nei testi quanto nelle sonorità e nell’immaginario camp di molte starlette Disco.

Quale trasformazione si è potuta registrare nel mondo omosessuale nell’ambito del divertimento e dello svago?

Dato che parlo delle realtà Statunitense ed Italiana, l’evoluzione della vita notturna negli USA ed in Italia è stata diametralmente opposta. Nel primo caso, l’AIDS fu un punto di cesura rispetto all’edonismo degli anni post Stonewall. In città come San Francisco e New York vennero chiusi moltissimi sex clubs, saune, discoteche, e questo è parzialmente comprensibile se pensiamo al panico irrazionale che scatenarono i primi casi di AIDS. Tuttora la “geografia notturna” soprattutto in queste due città, risente delle modifiche degli anni precedenti. In Italia i primi casi ufficiali di AIDS risalgono a qualche anno dopo, quindi in una fase meno irrazionale, sebbene la nostra buona dose di fobia incotrollata e caccia alle streghe l’abbiamo avuta anche noi, eccome.. Lo scarto di qualche anno però permise alle associazioni di attivismo LGBT di adottare un atteggiamento più pragmatico rispetto alle equivalenti Nord Americane: anzichè fare pressione per la chiusura delle saune e dei bar con darkroom venne data più importanza ad una campagna di informazione e prevenzione capillare. Facendo un’analisi super partes quindi, il numero di locali gay da fine anni 80 crebbe anzichè diminuire, a prescindere dal fatto che questa sia cosa positiva o negativa.

La rete ha influito fortemente nel sopperire la mancanza di alcuni spazi di aggregazione e quale influenza ha potuto determinare, questo, sociologicamente e antropologicamente?

Nel mio libro analizzo un’epoca in cui internet non esisteva, e un locale si poneva come “gay” inizialmente solo col passaparola poi, da fine anni 70, coi primi volantini, che nei primi anni erano spesso semplici fogli stampati in offset. Senz’altro comunque la rete ha dato la possibilità di incontrarsi a persone che vivevano in luoghi senza punti di aggregazione. Per contro può aver creato un’abitudine al contatto spersonalizzante, mediato da uno schermo pc, ma da persona che vive in una piccola realtà di provincia posso confermare che per molti ragazzi e ragazze è stata un piccolo “faro” in mezzo al nulla.

Affronti panorami internazionali differenti, partendo dagli Stati Uniti per, poi, giungere all’Italia: quali le differenze e quali le caratteristiche principali nell’ambito culturale lgbt?

Negli USA gli anni 70 sono un periodo di enormi cambiamenti per la comunità LGBT, Stonewall è solo una tappa, importantissima, di un percorso di emancipazione e di richiesta di maggiori diritti che porta allo sgretolamento di leggi omofobe e arcaiche già a partire dai primi anni 70. In Italia gli anni 70 sono egualmente importanti, sia per gay e lesbiche che in generale per tutta la popolazione giovanile. Sono anni di lotta, il 68 era dietro le spalle e continuava a far sentire i suoi effetti abrasivi per tutto il decennio. Si formano anche da noi i primi movimenti di liberazione gay, dal FUORI ai collettivi nati in seguito alle numerose iniziative di Massimo Consoli. Sono però movimenti la cui partecipazione è sempre limitata rispetto agli analoghi Statunitensi. Troppi ragazzi e ragazze gay non si sentivano pronti per lottare per i propri diritti, troppi vivevano ancora una doppia vita. I primi anni 80 però azzerano, con il disastro AIDS, molta della vita sociale gay USA. In Italia, come già detto, lo scarto di qualche anno riguardo ai primi casi di AIDS permette da parte delle associazioni LGBT un atteggiamento più pragmatico. La vita sociale e culturale in ambito gay continua, sebbene nella tempesta.

Che cosa significa Camp a livello culturale e politico nell’ambito del movimento lgbt?(risposta di Gianluca Meis)

Il camp è un gusto estetico, un linguaggio attraverso il quale veicolare appartenenza e dunque un messaggio “gruppale”, nato e sviluppatosi nella “sottocultura” gay. Un modo di guardare alle cose, all’estetica, alla cultura e alla vita in generale, veicolato attraverso dei veri e propri codici capaci di rigenerarsi negli anni. Nell’ambito del movimento lgbt può essere un peculiare modo di sviluppare anche la comunicazione, con ironia e, molte volte, autoironia

Perchè scrivere Crisco Disco oggi e che cosa ti attendi da questa pubblicazione?

Sono sempre stato un amante della disco music come genere musicale, e spesso leggere che le sue “origini” venivano ricercate solo nei club frequentati da persone di colore mi dava la sensazione di una verità solo parziale in cui veniva “stranamente” omessa la componente gay di questo fenomeno musicale. La disco nasce essenzialmente da un mix di radici gay/nere/latine. Inoltre, da lettore, non riuscivo mai a trovare libri che parlassero della vita notturna gay Italiana tra gli anni 70 ed 80, per cui ho voluto dare spazio al ricordo di nomi, suoni, clubs che hanno animato le notti gay Italiane in questi due decenni. Da questa pubblicazione mi aspetto essenzialmente la funzione di non lasciar cadere nel dimenticatoio tutti questi luoghi, nomi, atmosfere…

Come è nata l’idea del libro?

Avevo scritto per Cultura Gay due articoli che parlavano delle connessioni tra disco music e realtà gay negli USA. L’editore de Il Vololibero li ha letti casualmente, e mi ha contattato proponendomi di scrivere per lui un saggio su questi argomenti.

Nella fase di scrittura hai pensato a un target preciso cui indirizzare l’opera?

In realtà no, perchè credo che ogni saggio sulla storia del costume, che sia gay o no, può potenzialmente essere d’interesse per chiunque.

Di sicuro avrai dovuto fare un lavoro di ricerca storica e, pertanto, come è avvenuta la fase di produzione e di elaborazione del libro?

Ho fatto le classiche ricerche d’obbligo per un ricercatore-saggista, in emerotca, biblioteca, online, intervistando persone. Ogni volta mi segnavo le cose che potevano interessarmi, una volta che tutte queste informazioni hanno preso una loro logica e consequenzialità, ho iniziato a scrivere…Sono acerbo riguardo alla scrittura, quindi è stata cosa non facile per me, ma ho preso spunto dal lavoro di ricercatori Italiani o stranieri come Giovanni Dall’Orto, Andrea Pini, Alan Jones (che ho intervistato), Peter Shapiro e Tim Lawrence.

Intervista fatta da Alessandro Rizzo per www.pianetagay.com