Venerdì 4 aprile, ore 18, aperitivo, ore 19, confronto, presso la sede Guado di Via Soperga 36, Milano, il Circolo di cultura LGBT Harvey Milk darà avvio a un confronto e a un primo incontro di studio di una delle più grandi figure del Novecento filosofico: Michel Foucault. Dopo l’intervento su nostra domanda, che cosa significhi il pensiero di Michel Foucault, di Antonio Peligra, a introdurci ora, preparandoci all’incontro e in attesa del terzo intervento di Monica Romano, il tema che si andrà a toccare, in un dialogo partecipato, è Edoardo Dallari, giovane studente di filosofia al San Raffele di Milano.

Michel Foucault

Edoardo Dallari: “Io studio filosofia al San Raffaele di Milano, terzo anno. La grandezza di Foucault risiede nell’esser stato uno dei filosofi che più è stato in grado di assumere le istanze del pensiero nietzscheano: volontà di potenza come volontà di sapere, analisi genealogica, crisi sancita dalla fine delle possibili pretese delle grandi narrazioni metafisiche occidentali (critica metafisica alle pretese della metafisica). La riflessione di Foucault sul potere e sulla costituzione storica dei vari sistemi del sapere (e del loro relazionarsi nella frattura che li separa) è comprensibile, credo, solo in relazione al grande conatus (e non forse grande utopia?) della ragione occidentale che vuole costruire l’unità delle molteplici manifestazioni dell’esperienza. Grande sfida contro Platone ed Hegel quindi. Nessuna necessità storica, ma possibilità del susseguirsi delle varie volontà di sapere. Nessuno Spirito, nessuna essenza della cosa, ma accidente, caso, volontà. Ogni sapere è storicamente determinato e si lega indissolubilmente ad un potere che consente a quel sapere di informare di sè la realtà storica. Credo che con Foucault si debba riflettere, sulla scia di Nietzsche, su come e quanto la realtà sia intessuta di relazioni diseguali e mobili, di rapporti di potere in se dinamici. Fondamentale è tenere a mente come la funzione del potere, che è omnipervasivo nel reale, sia produttiva, e non abbia solo il ruolo del divieto. Il potere è positivo, nel senso che “pone” nuovi ordini, nuovi stati dell’essere, nuova vita. In questo quadro si inserisce la genealogia del concetto di sessualità: piacere, sapere e potere sono da sempre correlati, e in questa relazione si gioca il senso dell’esistenza dell’uomo contemporaneo”.

Intervista a cura di Alessandro Rizzo