Venerdì 28 marzo alle ore 20,30 il Circolo di Cultura LGBT Harvey Milk organizza una cena dal titolo “Dalla Russia per l’Amore” con la presenza di Yulia Matsiy, regista del documentario “Mi odiano invano”, che testimonia, in modo esclusivo e unico, le violenze e la persecuzione a cui è sottoposta la comunità LGBT in Russia.

Il documentario unisce diversi frammenti di altri documentari, di riprese e di video che testimoniano a quali violenze, fisiche, psichiche, sociali, oltre che legislative, sono sottoposte le persone LGBT in Russia. Ricordiamo che nel giugno dello scorso anno quella che sembrava essere una normativa valida solo per San Pietroburgo è stata “esportata” anche a livello nazionale e federale, tanto da essere approvato un disegno di legge che ha istituito una vera e propria persecuzione di gay, lesbiche, bisessuali e transgender. La legge proibisce “la propaganda di atti non tradizionali a persone minorenni”: la dizione generica e alquanto arbitraria nella sua applicazione è funzionale ad applicare la norma stessa a una maglia variegata di fattispecie, garantendo, così, una repressione del movimento e della libertà di associazione LGBT, oltre a prevedere la proibizione di fatto dei Gay Pride nelle città russe.

Le mire espansioniste della Russia, iniziando dalla Crimea, gettano ancora forti preoccupazioni sul destino della comunità LGBT in quei paesi e in quelle regioni che potrebbero essere annessi a Mosca: ricordiamo che un manifesto dei favorevoli all’annessione della Crimea alla Russia, in occasione del referendum effettuatosi qualche settimana fa, diceva chiaramente “non vorrete diventare eurogay?”. In “Mi odiano invano” si vedono in modo esclusivo e unico le riprese delle funzioni ecumeniche svoltesi alla fine del VI Forum dei cristiani LGBT dell’Est Europa e dell’Asia Centrale, tenutosi a Kiev in Ucraina e in cui diversi partecipanti hanno voluto intervenire lasciando la propria testimonianza sulle condizioni di vita a cui sono sottoposti. E’, questa, una denuncia aperta e che deve essere ascoltata dall’Europa e dal mondo in generale.

Amnesty International, l’Alto Commissariato dei Diritti Umani dell’ONU e diverse organizzazioni internazionali hanno denunciato la legge varata dalla Duma lo scorso giugno, che penalizza fortemente le persone LGBT, vietando la “propaganda di atti non tradizionali”, ossia vietando di fatto qualsiasi forma associativa e di manifestazione che viene effettuata in Russia.

«Il titolo originale fa riferimento al Vangelo di Giovanni 15:25 che, secondo la traduzione sinodale in russo, significa letteralmente “mi odiano invano” e fa ricordare che Gesù stesso per primo è stato perseguitato per le sue idee che sembravano contraddittorie alla morale della maggioranza»: con queste parola Yulia, l’autrice, ci spiega la scelta del titolo, invitandoci a vedere un vero e proprio documentario che dovrebbe portarci all’indignazione e alla solidarietà verso le persone LGBT che vivono in Russia.

Infine alcuni frammenti sono dedicati alle violenze a cui sono sottoposti presunti pedofili, solo in base a un vago sospetto e una barbara generalizzazione, e che vengono adescati da gruppi di estrema destra che si fanno chiamare “Occupy Pedofilai” proprio per dare apparente immagine di movimento contro la pedofilia, finalizzato esclusivamente, in realtà, a commettere violenze contro le persone LGBT. Il movimento è nato perchè ritiene non esserci una sufficiente repressione della pedofilia da parte della polizia, ponendo sotto questa definizione, “pedofilia”, ogni atteggiamento che implichi una natura omosessuale, bisessuale o transgender. Il mal capitato viene sottoposto a violenze, percosse e atti di umiliazione: dopo un interrogatorio gli urinano addosso, lo schiaffeggiano e gli strappano i vestiti. Tutto questo viene ripreso e fatto circolare in rete: l’effetto è diretto, ossia denigrare la persona agli occhi dell’opinione pubblica e sottoporlo a emarginazione e persecuzione.

a cura di Alessandro Rizzo