Adulto sarà in scena al Teatro della Contraddizione di Milano dal 23 al 26 ottobre prossimi. Per i soci del Milk interessanti agevolazioni sul costo del biglietto. Pasolini, Bellezza e Morante saranno i tre autori le cui opera finali sono le parti fondanti del “solo” che sarà messo in scena con la professionalità e l’abilità interpretativa di Dario Muratore, su regia di Giuseppe Isgro’, seconda opera, ci anticipa il regista, di una trilogia de “l’esplosione”. L’omosessualità sarà “una forma del desiderio” umana, mentre i temi portanti su cui si andrà a definire il “solo” sono quelli della “crescita, del potere, del linguaggio e del conflitto con la società borghese (o fascista) e con la cultura cattolica, la problematica geometria delle relazioni umane e della vita affettiva degli individui”, ci illustra Giuseppe Isgro’ nell’intervista che gli abbiamo fatto.

Quale è, e come è nata, l’idea del nuovo spettacolo, produzione di Phoebe Zeitgeist, Adulto?

Lo spettacolo è nato dopo anni di sedimentazione e frequentazione dell’opera di questi tre autori – più estesamente di tutto un filone culturale legato alla fine della “modernità”, al crollo delle ideologie, al fatale cambiamento socio-culturale avvenuto nel corso degli anni Settanta e arrivato a compiersi totalmente verso la metà del decennio successivo. Volevo parlare di identità, non-identità, crescita e regresso, di un'”adultità” impossibile quanto pretesa da un contesto che non offre più gli strumenti per crescere, senza che il crescere coincida con l’irregimentarsi, il conformarsi, la resa dell’individuo a tutto ciò che lo castra, lo incasella, lo limita. ADULTO è una vendetta, una ricerca sul limite -“una ricerca sulla parte maledetta della crescita, quella che non matura, che non si dichiara, che non si esprime e che non si arresta”.

Un unico attore sarà presente sul palco riprendendo monologhi tratti da Pasolini, Bellezza e Morante: come è stato lavorare sul monologo?

Non definirei questi testi “monologhi”, in quanto sono frammenti da opere dallo stile decisamente misto e sperimentale: un romanzo filosofico e parabolico inconcluso e giunto a noi sotto forma di magmatica raccolta di appunti (Petrolio di Pasolini), un romanzo destrutturato, delirante e nichilista (Aracoeli della Morante) e un poema drammatico (Testamento di Sangue di Bellezza). Nessuno di questi testi è stato scritto per il teatro. Il lavoro con l’attore Dario Muratore è stato proprio quello di dare nuova forma, nuova voce – più voci, non quella di un unico personaggio chiuso – a questi testi, piegandoli a dire ciò che noi volevamo dire; loro, alchemicamente, sembravano offrirci l’occasione di dirlo in maniera potente, lacerante, altra. Il testo è nato in sala, non a priori. Io, l’attore e la dramaturg (Francesca Marianna Consonni) ci siamo consumati per arrivare a comporlo e poi “chiuderlo”.

Come è avvenuta la scelta dei brani tratti dai grandi autori?

Sono le loro opere finali, o che descrivono una fine (come nel caso di Bellezza). Opere impervie, dolorose. Dedicate alla morte del desiderio e della poesia. Opere fecali. Opere di autori che si sono confrontati, conosciuti, amati e odiati in vita. Opere che si parlano tra loro, e sembrano parlare a noi, oggi più che mai.

Che cosa letterariamente hanno in comune queste tre figure?

Appunto la radicalità, la contiguità culturale e la morte brutale – assassinio, suicidio fallito ma invalidante fino alla morte, aids.

In che cosa differiscono letterariamente le tre figure?

Volendo trovare delle differenze, si potrebbe dire che i tre autori sono classificabili (e classificati dalle varie Letterature) in caselle diverse: Pasolini è l’intellettuale organico, l’artista poliedrico, la Morante è la grande romanziera che scava nell’infanzia, Bellezza è il poeta estremo, l’omosessuale provocatore e non riconciliato. Ma in fondo sono solo banalizzazioni che invece di tendere a esplorare la complessità e la profondità di tali autori, li restringono e li forzano in un genere. A me interessava di più farli parlare tra di loro e verificare l’idea che potessero stare insieme anche nel mondo della parola detta, della scena. Questo provando a costruire una nuova Opera attraverso pezzi precipitati delle loro opere.

Che pubblico vi aspettate e quale pubblico volete andare a cogliere maggiormente?

Non saprei dirlo. Cerchiamo di accogliere e di parlare con ogni tipo di pubblico si metta in relazione con noi, venendo a teatro a vedere il nostro lavoro.

Il monologo rimane sempre un artificio teatrale abbastanza difficile e complesso, spesso poco compreso e apprezzato dal pubblico nostrano, perché?

Come dicevo, non definirei lo spettacolo un “monologo” ma semmai (o se proprio) un “solo”. Il pubblico italiano apprezza anche molto certi monologhi istrionici dei suoi mattatori o certe tirate didattiche di certa “narrazione”. Ecco non è quello che abbiamo puntato a realizzare. Questo lavoro è più vicino al linguaggio della performance e dell’installazione. Un’installazione infettata dalla Parola, dal Corpo e dal Volto: dal soggetto cangiante e irrisolto – fieramente irrisolto.

Pasolini, Bellezza, Morante: quanto c’è di attuale nelle loro esperienze letterarie e umane?

La loro umanità è attuale in quanto parla a noi oggi. semplicemente. Il corpus della loro opera è palpitante e sempre problematico, foriero di nuove rivelazioni.

Si affronteranno anche temi che riguardano la nostra contemporaneità come quelle delle esistenze e delle vite delle persone Lgbt, basi fondanti la poetica dei tre autori?

L’omosessualità è fortemente presente nell’opera dei tre autori e anche nel nostro spettacolo, ma non la definirei un “tema”. Nel senso che non è un elemento tematizzato. L’omosessualità, per questi autori, come per noi nell’affrontarla nello spettacolo è una forma del desiderio, assolutamente umana. Se ci sono dei temi forti legati anche al dato omosessuale, nell’opera degli autori come nello spettacolo, sono quelli della crescita, del potere, del linguaggio e del conflitto con la società borghese (o fascista) e con la cultura cattolica, la problematica geometria delle relazioni umane e della vita affettiva degli individui.

Anticipiamo già il vostro prossimo lavoro a cui vi state, come compagnia, dedicando, magari dandoci nuovi appuntamenti?

Il nostro prossimo lavoro debutterà in aprile a Pistoia e s’intitolerà Kamikaze number five. Il testo è di Giuseppe Massa, la regia mia. In scena ci sarà l’attore Woody Neri, assediato dal suono di Giovanni Isgrò. Un altro “solo” che dopo Loretta Strong di Copi e Adulto, va a chiudere una nostra ideale “trilogia dell’esplosione”.

Intervista a cura di Alessandro Rizzo