Venerdi 30 gennaio alle ore 18,30, aperitivo, 19,00, inizio del dibattito, si terrà presso la sede di Via Don Minzoni 129 Sesto San Giovanni (MI), un incontro organizzato dal nostro Circolo Culturale TBGL Harvey Milk e dedicato, in occasione della vicina Giornata della Memoria, al tema: “La condizione degli omosessuali nell’Italia fascista: da La Libellula a In Italia sono tutti maschi”.
Saranno presenti all’incontro Bert D’Arragon, autore de La Libellula, ISRPT Edizioni, storico, funzionario della Provincia di Pistoia con delega alle pari opportunità, attivista e studioso del movimento omosessuale e della condizione delle persone omosessuali nella “time line” italiana e internazionale; e Luca De Santis, graphic novelist e autore di “In Italia sono tutti maschi”, edito da Kappa Edizioni, definita come una delle più importanti “graphic novel” che parlino di storia, basandosi su documentazione certa.

Partiremo proprio da questo ultimo titolo per inquadrare il tema e la condizione vissuta dalle persone lgbt sotto il regime fascista: “In Italia sono tutti maschi” è un’affermazione di Mussolini e di esponenti del regime che riprendeva il principio secondo cui l’omosessualità dovesse essere considerata inesistente e, pertanto, non dovesse esserci necessità alcuna di proporre leggi che la perseguissero penalmente, reprimendola con il carcere o la pena capitale. Questo concetto portava a una conseguenza drammatica: il negare le esistenze di migliaia e migliaia di persone, considerandole non facenti parte di una comunità. Il Codice Rocco, infatti, non conteneva nessun articolo che prevedesse l’omosessualità come reato: nella sua redazione ci fu la proposta di inserimento di una norma, l’articolo 528, che punisse con una pena detentiva da uno a tre anni chi avesse intrattenuto relazioni omosessuali. La proposta venne, pertanto, respinta dalla commissione, a cui era stato affidato il compito di redarre il codice, non certo per spirito di liberalità ma, anzi, con l’obiettivo precipuo di negare in modo totale la presenza di persone omosessuali all’interno del corpo sociale.

In Italia non si ebbe nessun paragrafo 175, quindi, che, alla stregua della nota e drammatica disposizione penale tedesca, perseguisse penalmente chi avesse relazioni omosessuali, ma solo previsioni di ammonizioni e di diffide, tanto da vedere un intervento esclusivo della polizia su consiglio della Commissione di inchiesta provinciale. Diversi furono, così, le persone lgbt confinate alle isole mediterranee, in particolare le Isole Tremiti, in un totale complessivo di 20000 ammonizioni avvenute. La vita di confino era fortemente dura. I sopravvissuti hanno più volte testimoniato gli stenti e i patimenti a cui erano stati soggetti, alla forte discriminazione e solitudine a cui erano stati sottoposti: molti dei confinati morivano di fame, in quanto non riuscivano a trovare fonti di sostentamento, seppure esiguo. Gli omosessuali venivano, quindi, confinati non in quanto “omosessuali”, ma perché soggetti al“l’applicazione delle più severe sanzioni relative ai diritti di violenza carnale, corruzione di minorenni o offesa al pudore”: l’identità loro veniva negata anche nel concepire questa come reato. La commissione decise, pertanto, di bocciare la proposta dell’articolo 528 in quanto, si legge nel testo dei lavori della stessa, “la previsione di questo reato non è affatto necessaria perché per fortuna e orgoglio dell’Italia il vizio abominevole che ne darebbe vita non è così diffuso tra noi da giustificare l’intervento del legislatore”.

Affronteremo, quindi, insieme ai due autori quell’epoca e le gravi conseguenze che derivarono da una repressione culturale, sociale e penale de facto nei confronti delle persone lgbt sotto il regime fascista. Partiremo dal romanzo di Bert D’Arragon, “La Libellula”, in cui si affronta la storia intensa e intricata e la relazione complessa tra Pietro e Giovanni, in una descrizione storica puntuale dell’Italia fascista e con una narrazione avvincente, coinvolgente, non scontata negli esiti e costituita da inattesi colpi di scena. I due giovani protagonisti si conoscono in età adolescente, nel 1924, e iniziano un’intensa relazione di amicizia e di affetto, scoprendo, così, l’amore. Lasciato il borgo in cui vivevano, Pietro e Giovanni inizieranno a vivere la propria tormentata vicenda attraverso le difficoltà e le tragedie che l’Italia fascista presenterà loro: fuggiranno ritrovandosi, poi, nuovamente, a militare entrambi tra le fila partigiane, aderendo alla nota formazione di Giustizia e Libertà. In questa circostanza i due ragazzi dovranno sfidare i sotterfugi e gli inganni di una spia della polizia segreta fascista, l’infida e infima OVRA. L’introspezione psicologica non risulta solamente credibile, ma è densa e ci porta a studiare approfonditamente le pieghe dell’animo umano.

Da La Libellula ci inoltreremo nella conoscenza di In Italia sono tutti maschi, graphic novel di Luca De Santis, in cui affronteremo in modo più ravvicinato la tragica esperienza vissuta al confino da coloro che venivano esiliati perché soggetti alle “severe sanzioni relative ai diritti di violenza carnale, corruzione di minorenni o offesa al pudore”: in realtà perché omosessuali. Un silenzio è perdurato da parte dei superstiti in quanto, questi ultimi, in molti casi, una volta, fortuna loro, fatto rientro nelle proprie abitazioni, si sono trovati vittime di una seconda ondata di emarginazione e di discriminazione, costretti a vivere nell’ombra, nell’anonimato e nella totale negazione della propria natura e del proprio orientamento o identità di genere. Negli anni 80, da questo prende spunto l’opera, il giovane e intraprendente documentarista Rocco intervisterà Giuseppe B. detto “Peppinella”, protagonista della docu-fiction di Gabriella Romano, superstite del terribile confino.
Giuseppe B., nella graphic novel Antonio Angelicola, detto “Ninella”, si è trovato a trascorrere i suoi anni di confino, l’opera prende in esame precisamente l’ultimo anno, 1939/40, a San Domino nell’arcipelago delle Tremiti.

Testo a cura di Alessandro Rizzo