Il progetto cultura del Milk ha il filone chiamato “Milk e Spiritualità”, che prevede che questa volta si parli di Massoneria e GLBT.
Il nostro ciclo di interviste ai relatori dell’evento “Massoneria Rainbow”, che si terrà Sabato 9 Maggio alle 18.00 alla sede di Via Don Minzoni 129 Sesto San Giovanni, continua con quella a Denise Farinato, bisessuale e socia dell’associazione Harvey Milk, studiosa di Massoneria.
Ogni relatore si occuperà di un aspetto. Mentre Enrico Proserpio ci parlerà dei massoni GLBT, e Diego Sardone ci ha parlato di cos’è e cosa non è la massoneria, a Denise il compito di parlarci della storia delle Donne in Massoneria.
Essendo il Milk un circolo che si occupa di antibinarismo di genere, è molto interessante vedere come le correnti spirituali si pongono riguardo a sessi e generi.

Intervista a Denise

Iniziazione femminile e iniziazione massonica: storia Inizio questa intervista stabilendo che prima di tutto non ho intenzione di parlare delle iniziazioni sacerdotali femminili avvenute nel corso dei secoli e prima del cristianesimo: non ritengo necessario giustificare ulteriormente qualcosa di lapalissiano, ovvero la possibilità della donna di essere iniziata. Va tenuto conto anche della profonda differenza delle iniziazioni reali in senso proprio (siano essere sacerdotali, magiche o così via) e delle iniziazioni massoniche: queste ultime sono di stampo laico, virtuali e non effettive e quindi non comportano in maniera automatica l’attribuzione di alcuna qualità.

La massoneria non è un sacerdozio, non è un’opera di devozione o di magia, nella sua essenza, al di là della sensibilità del singolo massone, sempre in grado di dare al proprio percorso la sfumatura desiderata, ma un incontro di menti e di spiriti alla ricerca di armonia, fratellanza, uguaglianza; parlare quindi in relazione all’iniziazione femminile, delle passate ammissioni al sacerdozio penso sia onestamente piuttosto fuorviante.

Parliamo di massoneria, dunque.

L’esclusione della donna dalla compagine massonica è stabilita da un articolo delle Costituzioni di Anderson del 1723, inserito poi nei Landmark (capisaldi virtualmente intoccabili, ma di fatto stralciati in diversi punti da ordini riconosciuti anche dalla Gran Loggia d’Inghilterra, considerata loggia madre); l’articolo in esame così recita (art. III): “le persone ammesse come membri di una Loggia devono essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona reputazione.” Tornerò sul tema, ma ora andiamo con ordine. Questa esclusione fu voluta da James Anderson e John Theophilus Desaguilers, che elaborarono i principi della massoneria speculativa a partire da quelli della massoneria operativa (lo stesso termine framassone, indica chi lavorava la pietra rifinita, per distinguere la sua abilità rispetto ai muratori semplici o ai posatori) ma l’esclusione formale da parte delle costituzioni, non fermò le donne. Le sorelle anzi riuscirono ad utilizzare le logge prima paramassoniche e poi massoniche, come strumento di autodeterminazione, sperimentando in un ambiente protetto (praticamente esclusivamente femminile) il diritto di voto, la ricerca identitaria e così via. Andando con ordine, possiamo rintracciare nell’esperienza dell’Adozione il primo ingresso delle donne nel tempio. La massoneria d’adozione (prima nota come Maçonnerie des dames) nasce in Francia nel secolo XVIII, in seno al Grand Orient de France ed era un’istituzione paramassonica mista, organizzata, controllata e diretta da fratelli provenienti dalle varie logge, da cui le logge d’adozione provenivano e di cui assumevano il nome; erano sempre gli uomini a dirigere i lavori ed iniziare le donne, che non erano messe a parte dei segreti dell’Arte reale, avendo un proprio rito.

All’inizio nata in sordina, grazie all’appoggio dei simpatizzanti, assunse dimensioni e autonomia tale da costringere il GOdF a concedere formalmente il riconoscimento, ponendolo sotto la direzione degli uomini. La massoneria d’Adozione venne quindi ufficializzata nel 1774 da Bacon de la Chevalerie, alto dignitario del governo dell’Ordine francese, durante una costituente. Prime Gran Maestre dell’ordine furono la duchessa di Chartres e la principessa di Lamballe, rispettivamente elette nel 1775 e nel 1778. Nonostante ritenuta “un’amabile bagatella” fu un sperimentazione importantissima per le donne, tutte di estrazione nobile o altoboghese che, seppur esaltando (e non poteva essere altrimenti) le tipiche virtù muliebri, furono sempre incitate e portate a sperimentare e sperimentarsi, a ricercare nel gruppo (e attraverso il simbolismo di Eva e della Luce) una propria dimensione: non più costrette ad esibire titoli, che anzi avevano cura di mettere da parte una volta tra sorelle, o ad essere le amabili conversatrici dei salotti, in cui pure iniziavano a guadagnare una certa visibilità, iniziarono la ricerca di strumenti attivi di organizzazione, discussione e partecipazione.

La massoneria d’Adozione era fondata su libertà e uguaglianza e le sorelle d’Adozione erano impegnate a cercare una donna nuova, che aspirava alla libertà, alla dignità, alla responsabilità e all’autodeterminazione sotto la bandiera dell’uguaglianza dei sessi, inoltre all’interno delle logge poterono con il tempo sperimentare l’innovazione costituita dal diritto di voto tramite il quale erano decisi dignitari e rappresentanti. Nella Penisola, il vero centro della massoneria femminile fu indiscutibilmente Napoli, forse anche grazie alla benevolenza della sovrana Maria Carolina: la sovrana, interessata ad imporre la politica austriaca filoriformatrice, decisa da Giuseppe II e Leopoldo II (entrambi sostenitori della massoneria), trovò il sostegno politico necessario nelle logge avverse al Tanucci, ministro del regno governato da Carlo III di Borbone tramite il figlio Ferdinando IV. La stessa sovrana frequentava una loggia d’Adozione, la Saint-Jean du Secret et de la Parfaite Amitié, nella stessa loggia era presene anche la celeberrima Antonia Bernasconi, prima donna del teatro San Carlo molto nota per aver fatto il segno rivelatore massonico durante uno spettacolo, ricevendo dal pubblico uno scosciare di applausi. L’atteggiamento della sovrana mutò completamente quando la sorella, Maria Antonietta, venne decapitata in Francia nel 1793 ed in generale, la Rivoluzione del 1789 travolse completamente le logge d’Adozione, che attesero il Primo Impero per rifiorire. A Napoli, l’esperienza si ripeté, con le logge poste dal 1813 sotto la tutela del Grande Oriente di Italia a guida di Gioacchino Murat. Il giacobinismo, poi, diede nuovo impulso alle rivendicazioni femminili (all’ambiente massonico era vicina anche la nota poetessa e letterata Eleonora Fonseca Pimentel), fino alla costituzione dei giardini, le vendite carbonare femminili, che presero parte ai moti risorgimentali con un ardore per nulla differente rispetto a quello maschile.

Tra le donne dei Giardini troviamo personaggi come Bianca Milesi, pittrice, Teresa Confalonieri e Cristina Trivulzio di Belgioioso, la Principessa Rossa. Le istanze egualitarie delle giardiniere e il riconoscimento del loro ruolo nel Risorgimento italiano venne completamente disatteso con l’Unità d’Italia e l’unificazione dei Grandi Orienti italiani (prima divisi tra Torino, Milano, Napoli e Palermo), ma le loro istanze vennero accolte dal movimento emancipazionista italiano, tra le cui esponenti principali abbiamo Anna Maria Mozzoni.

Attraverso progressive evoluzioni, scioglimenti, aiuti promessi, voluti e disattesi da parte della massoneria maschile e attacchi dalla stampa soprattutto cattolica e da parte del potere politico, la massoneria d’Adozione proseguì in alterne vicende (con discussioni non ancora archiviate sulla possibilità o meno della donna di essere riconosciuta massone). Nell’ultimo scorcio dell’Ottocento delle importanti novità si affacciarono: da un lato, in Francia, grazie a Maria Deraismes e Gaston Martin nel 1893 nacque il primo vero gruppo misto massonico propriamente detto, Le Droit Humain, che dalla Francia rapidamente si diffuse in Europa, fino all’Inghilterra, roccaforte dell’esclusione femminile, in cui nacque un gruppo di Diritto Umano nel 1902, nel 1908 il gruppo fondò l’associazione ” the Order of women freemasons” un gruppo femminile che praticava il rito Emulation, poi nel 1913 ” The honourable fraternity of Ancient freemasons”, formato per metà da donne di origini ebraiche e poi nel 1925 “The Order of Ancient, Free and Accepted Mansonry for Men and Women”, un gruppo misto. In Italia il diritto umano arrivò con Marie Rigyer, in un panorama comunque molto composito: nel periodo tra 1900 e 1915 in diverse aree d’Italia si impiantarono logge massoniche femminili, aiutate dalle officine maschili del Grande Oriente d’Italia, che trasmisero rituali e simbologie, soprattutto ad opera di esponenti del Rito Simbolico italiano (che con il tempo venne adottato da questo ordine). Nel 1912 venne nominata Gran Maestra Lavinia Holl’.

Tra le vicende tragiche della Prima e della Seconda Guerra mondiale (con la soppressione ufficiale di logge e ordini) le massone italiane ed europee proseguirono il proprio cammino: da un lato vennero istituiti altri ordini femminili (dopo progressive scissioni e così via) e misti, dall’altro uno dei due principali Ordini italiani, la Gran Loggia d’Italia – Piazza del Gesù, per decisione del Gran Maestro, il Generale Ghinazzi, ammise le donne in (formale) parità di diritti, nonostante le critiche alle prime esperienze effettive, e tuttora i massoni degli ALAM sono la più numerosa realtà massonica mista d’Italia.

Il Grande Oriente d’Italia tuttora, per avvicinarsi alle massonerie USA, accolse l’ordine paramassonico delle Stelle d’Oriente che, tuttavia, ha i caratteri delle vecchie logge d’Adozione: è un gruppo misto, con un rito proprio, in cui sono ammesse mogli, sorelle, figlie di massoni che si riunisce e riceve nuovi membri sempre sotto l’egida maschile. Non sembra, ad ogni modo, che le Costituzioni di Anderson abbiano fermato la legittima avanzata femminile. Iniziazione massonica femminile: favorevoli e contrari. “Le persone ammesse come membri di una Loggia devono essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona reputazione” Di nuovo, recita così uno dei Landmark, “segni di confine” posti dal pastore anglicano James Anderson per delimitare la regolarità della neo-organizzata massoneria speculativa. In precedenza erano presenti numerose logge di massoni operativi, all’interno delle quali documenti recentemente ritrovati, attestano la presenza di donne, che dai cantieri arrivarono ad essere integrate nelle gilde di costruttori (in alcuni documenti si attesta che potessero arrivare ad avere il grado di maestro) anche se, sostanzialmente, per mantenere intatta la linea ereditaria di un fratello deceduto.

La massoneria speculativa escluse totalmente le donne, invece, e di ciò furono convinti sostenitori Ramsay, Anderson e Desaguiler; la presenza, in Irlanda, di Elizabeth Aldworth non fa realmente testo ma serve al più per segnalare la virtuale possibilità per le donne di essere iniziate: figlia di uno dei membri della loggia, spiò per errore una riunione e fu iniziata per vincolarla al segreto. In questa sede non me ne occuperò per una ragione essenziale: manca la volontarietà, elemento imprescindibile per l’iniziazione massonica.

L’iniziazione femminile in massoneria ha avuto nel tempo, comunque numerosi sostenitori, tra cui il molto illustre Gran Maestro Giuseppe Garibaldi (e con un esempio di donna come Anita, non poteva essere diversamente), sebbene spesso all’esclusione si adducano ragioni di tipo esoterico. La prima di queste ragioni risiede nella dicitura “iniziazione solare” mentre le donne sarebbero destinate ad una “iniziazione lunare”, prendendo spesso come esempio la mitologia di Iside ed Osiride.

Ebbene, la prima obiezione che si può muovere a questa argomentazione riguarda la stessa natura di iniziazione solare della massoneria, dicitura che nei rituali del GOI, la principale obbedienza maschile italiana, compare solo nel 1969; si può proseguire ancora dicendo che solo nel mondo greco/romano (e quindi nel mondo egizio sottoposto alla sua influenza) il sole era maschile e la luna femminile, tanto che i due dei invertirono la propria polarità e ci sono ancora culture in cui il sesso dei due archetipi è intercambiabile o lingue (come il tedesco, lo slavo, il giapponese) in cui il maschile ed il femminile è scambiato.

Le ragioni esoteriche non possono archiviarsi qui, tuttavia: nel tempio sono presenti simboli di complementarietà (due colonne, una maschile e una femminile; un pavimento a scacchi bianco e nero; sole e luna e così via) ed è attraverso questi che il massone si propone di edificare sé stesso in un modo nuovo e quindi di portare la sua azione trasformatrice nel mondo, sviluppando proprio le qualità opposte rispetto alla sua natura.

Il simbolo di sole e luna, in particolare, si riassume poi nel triangolo centrale: 1 e 2 danno spazio al 3, con una sinergia che fa sì che dalla somma delle parti si crei qualcosa di completamente diverso, come una sommatoria di madre e padre che riassume il proprio bagaglio genetico nel figlio (in questo caso con tutte le dovute connessioni con l’androgino alchemico) oppure un musicista (parte attiva) con uno strumento (parte passiva) che crea la musica, che è superiore alla somma delle proprie parti.

Il delta, come figlio, è associato spesso a Dioniso, portatore di Luce e presenza importante nei culti eleusini a cui spesso alcuni simboli massonici possono rimandare, perché somma di acqua e vino (che rappresentano ovviamente acqua e femminile e fuoco, maschile). Dunque, al di là della preferenza personale per un ambiente maschile, femminile o misto, abbiamo visto con questa rapida carrellata l’insostenibilità della posizione che vuole le donne escluse per ragioni simbolico/esoteriche. Si dice spesso che la passività femminile richiederebbe un sacerdozio diverso, tanto che alcuni dicono ancora che il sacerdozio femminile si riassuma necessariamente nel focolare e nel parto, che renderebbe la donna iniziata di per sé. Pur non volendo negare le differenze individuali è evidente che la società odierna, in Occidente, permetta in astratto lo sviluppo delle proprie inclinazioni a prescindere dal sesso biologico e sempre in maniera astratta, offra gli strumenti alle donne per arrivare alla totale parità dei sessi. È proprio nel parterre legale e sociale, a mio avviso, che si devono rintracciare le ragioni prime dell’esclusione femminile: nel Settecento non a caso le donne erano accostate agli schiavi per la semplicissima ragione che la loro condizione giuridica le poneva in una situazione di totale passività; nonostante la presenza allegra nei salotti, era pressoché impossibile per una donna disporre liberamente di Sè e dei propri beni e quindi mancava dell’elemento essenziale per poter essere definita libera.

La donna è stata per secoli, e ancora la si vuole ritenere tale, una eterna bambina bisognosa della tutela maschile; vero è che la massoneria d’adozione funzionava su questi schemi (e ancora organizzazioni paramassoniche come la Stella d’Oriente funzionano in questi termini) ma è altrettanto vero che all’epoca (e quindi non ora) non c’erano altre vie, perché le donne sperimentassero quel genere di indipendenza e autodeterminazione che poco sopra abbiamo visto. Ancora, l’esclusione da ogni sistema scolastico, dal voto attivo e passivo e così via sono forse la maggiore giustificazione all’esclusione della donna dalla compagine massonica.

Ma il progresso e la lotta di donne (massone e non) come: Mary Wollstonecraf, Cristina Trivulzio di Belgioioso, Eleonora Fonseca di Pimentel, Olympe de Gouces, Anna Maria Mozzoni, Maria Deraismes e così via, affiancate da uomini progressisti (uno tra tutti, in Italia il deputato Pino Finocchiaro Aprile, massone, che per primo presentò una legge per l’alfabetizzazione femminile) ha portato ad un panorama legale che nel corso dei secoli ha eroso virtualmente le differenze tra i sessi (perché tutti conosciamo le resistenze attualmente presenti di fatto, a volte da parte delle donne stesse), consentendo in termini ipotetici la parità dei sessi.

È sicuramente la società ed il suo riflesso legale ad aver giustificato l’esclusione femminile, qualcosa di simile può essere accaduto per l’omosessualità, la cui depenalizzazione anche in Europa, ha una storia sorprendentemente recente.