Ricordiamo i “Balletti verdi”, ossia quello scandalo in una villa nel bresciano che colpì diverse figure del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’arte, accusate di essere implicati in festini orgiastici omoerotici: erano gli anni 60, il colore verde era ripreso dal garofano verde di Oscar Wilde, un intrigo molto costruito e insussistente di procedimenti giudiziari e di articoli a base infamante, occasione massima e generalizzazione volta ad alimentare odio e avversione nella società perbenista e benpensante contro l’omosessualità.

Titoli di quotidiani vari, appartenenti a diverse correnti politiche, riportavano frasi ad effetto, in cui nella migliore delle ipotesi si stigmatizzava l’omosessualità screditandola con termini di dileggio e di forte offesa, dalle “amicizie particolari”, ai “torbidi giri di frequentazione”, frasi che connotavano l’orientamento sessuale come qualcosa di malato, deviante e da arginare come fosse un’epidemia, in una generalizzazione ignobile e voluta. È passato qualche decennio da quel periodo e quel clima ma, ancora, si assistono a espressioni nella comunicazione mediatica di massa che lasciano alcuni strascichi di pregiudizio in chi ascolta. Frasi meno cruenti ed esplicite, ma che indicano ancora la permanenza di sacche di ignoranza su alcuni terimini e su alcune situazioni che riguardano le persone lgbt, cosi come la persistenza di forme di discriminazione e di omotransfobia, quanto meno “interiorizzata”.

Giustamente diversi giornalisti hanno sottolineato una certa impreparazione di alcuni propri colleghi sui temi lgbt, partendo proprio dall’acronimo che per molti sembra ancora qualcosa di misterioso, mentre in diversi fatti di cronaca nera si tenta di presentare sotto alcuni aggettivi le persone transessuali con definizioni generalizzanti, dipinti come soggetti ai margini della società e usando il maschile verso persone M to F o, contrariamente, il femminile verso persone F to M. Questa situazione ha trovato, comunque, normative nazionali e internazionali che limitano quanto meno la portata devastante, prevenendo frasi ed espressioni offensive e discriminatorie verso gay, lesbiche, bisessuali e transgender. Esiste una raccomandazione europea che invita gli stati membri ad adottare “le misure adeguate per combattere qualsiasi forma di espressione, in particolare nei mass media e su internet, che possa essere ragionevolmente compresa come elemento suscettibile di fomentare, propagandare o promuovere l’odio o altre forme di discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali o transessuali”. Esiste un decreto legislativo, il numero 44 del 2010 e attuativo delle direttiva 2007/65/CE sull’esercizio delle attività televisive, che predispone che nessun canale mediatico di massa “possa comportare, né incoraggiare, discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale”. Esiste anche un codice deontologico concernente il trattamento dei dati personali nel l’informazione mediatica tale da tutelare “il diritto alla non discriminazione” (art. 9), e “la sfera sessuale della persona” (art. 11). esite, infine, la Carta dei doveri del giornalista che statuisce in modo determinato il dovere di rispettare i diritti della persona, la sua dignità, attraverso un’informazione che elimini ogni discriminazione.

I riferimenti legislativi ci sono, ma ancora deboli, mentre in diverse circostanze si presentano lacune notevoli nell’ambito di un’informazione basata sul rispetto dei diritti, delle differenze e della dignità personale. Ne parleremo, pertanto, Venerdi 26 giugno alle ore 18,30 presso la sede dell’associazione Enzo Tortora Radicali di Milano, Via Sebastiano del Piombo 11, Milano, il Circolo Culturale TBGL, Harvey Milk, organizza un incontro dal titolo “Temi LGBT nella comunicazione dei media: tra passato, presente e future evoluzioni”. Ne discuteremo con diverse figure, primo di una serie futura di dibattiti sul tema, e tali da dare contributi differenti ed esperienze varie nell’affrontare il tema.

Analizzeremo, cosi, attraverso i tempi e le evoluzioni tecnologiche dei sistemi di comunicazione e dei mezzi di informazione mediatica il modo in cui i temi LGBT siano stati affrontati dai media di massa e ufficiali. Ci aiuteranno a fare questo itinerario Angelo Pezzana, sotrico del movimento omosessuale e ideatore di un osservatorio sull’omofobia nei media, Chiara Reali, di Le Cose cambiano, RCS Editore, Milena Cannavacciuolo, giornalista e fondatrice di LezPop, Roberto Schena, giornalista e uno dei fondatori di Pride.

Testo a cura di Alessandro Rizzo