Considerazioni sull’attivismo GLBT e proposte

Ospitiamo e pubblichiamo un articolo di Sara Luciani, da poco giunta nel Circolo Culturale TBGL, Harvey Milk, in cui si esprime l’esigenza, con tanto di auspicio e di impeto propositivo, di richiedere, di vivere e di favorire un cambiamento organizzativo e contenutistico a livello sociale e all’interno dello stesso Movimento LGBT, soprattutto nazionale. In sostanza, la volontà di Sara consiste nel ribadire l’idea di UNITÀ del MOVIMENTO per un fine comune, e che tale dovrebbe essere per tutte e per tutti: l’AUTODETERMINAZIONE della persona, fatta di diritti e di doveri, rispettata nella propria dignità. L’acronimo internazionale del Movimento richiede uno spirito di coesione, che, purtroppo, spesso non c’è all’interno della stessa comunità, e di collaborazione nel garantire servizi alla persona, nel garantire la promozione di momenti culturali aggregativi, nel garantire mobilitazioni LAICHE che sappiano valorizzare le differenze. Le differenze sono tante e Sara parla di “fluidità” che, in uno spirito, appunto, laico, dovrebbero diventare “i collanti per questa grande rivoluzione sociale, umana e culturale”. Se uniti sotto un unico fine, appunto, possiamo raggiungere interessanti e importanti conseguenze a livello giuridico, sociale e, soprattutto, culturale. Sara ha scelto di aderire al Milk e pensiamo che il Circolo nelle proprie attività quotidiane, nei servizi alla persona che offre e nel ricco calendario di iniziative culturali che organizza confermi la propria natura di soggetto che vuole rivolgersi a chiunque avverta l’esigenza di affermare l’insindacabile diritto di emancipazione e di poter vivere liberamente la propria identità di genere, il proprio orientamento sessuale, senza esclusioni, senza pregiudizi, senza ostilità precostituite e preconfezionate: pena il necessario fallimento di una futura società di uomini eguali nelle proprie differenze e di superamento di steretipati binarismi, soffocanti, inutili e ristrettivi.

Ad oggi il panorama dell’attivismo glbt presenta a mio parere punti dolenti e discrepanze. Mi sono ritrovata da poco a riprendere in mano le questioni inerenti al popolo Glbt, ho parlato con persone, milito in un’associazione e promuovo il più possibile le nostre cause.
Ci sono, pero’, dei punti chiave sui quali vorrei soffermarmi. Esistono infinite sfumature di identita’ e di orientamenti, modi estremamente differenti del vivere il genere e le sue infinite e poliedriche differenze. Quello che dovrebbe essere il comune denominatore in questa battaglia per l’autoaffermazione di se e la rivendicazione delle cause dovrebbe essere, come lo dichiara l’affermazione stessa, appunto COMUNE … ma la realta’ presente ad oggi non risulta essere tale.
La sigla del movimento racchiude differenti tipologie di persone in base ai loro percorsi identitari, di genere e di orientamento, ma TUTTI intrinsecabilmente uniti sotto un COMUNE DENOMINATORE ,la diversita’ riconosciuta non piu’ come ostacolo ma come opportunita’ preziosa di crescita e cambiamento.
Il problema gravoso si pone dunque nel momento in cui “si creano differenze nella differenza”; il fatto che spesso solo apparentemente si combatta nella medesima direzione è assolutamente palpabile. Le lesbiche rivendicano, i gay rivendicano, i/le trans gender rivendicano…e cosi i/le bisessuali, gli intersessuati e una vasta miriade di sfumature.
Si combatte, ci si incontra, si discute, si creano eventi culturali, sociali ricreativi….ma IL COMUNE DENOMINATORE ESISTE VERAMENTE?
Infinite diatribe in corso che riguardano soprattutto la difficolta’ all’interno del movimento stesso di riconoscere la poliedricità e la mutevolezza.
Ho parlato con persone trans gender, gender fluid, io stessa, per quanto non ami le etichette, mi rispecchio in questa realtà, che dichiarano di essere discriminate/i dal movimento gay e lesbico…e cio’ accade esattamente anche tra lesbiche e gay stessi, per non parlare della fortissima mancata accettazione della bisessualità come realta’ esistente ed oggettiva che viene, spesse volte, additata come “scelta di comodita’” o piu’ comunemente “indecisione confusa”.
Persone trans gender che decidono di non sottoporsi ad un percorso di medicalizzazione che rivendicano la loro identita’ a gran voce e che vengono additati/e come “finti trans gender”.
Il problema, dunque, risiede proprio qui…come possiamo combattere in una direzione comune se siamo le/i primi a tagliarci le ali tra di noi?Credo che l’associazionismo dovrebbe trovare maggiori punti di accordo, raccordo e discussione…di confronto, per perorare al meglio la causa.
Chiuderci in ghetti precostituiti blocca l’ascesa del movimento di liberazione che assieme stiamo rincorrendo con fatica e coraggio; la COLLABORAZIONE fra associazioni dovrebbe essere il perno chiave su cui spingere per ottenere COMPATEZZA E STABILITA’.
Le associazioni, spesso, nascono e muoiono con estrema facilita’, e questo, a mio parere, dipende dal fatto che manca la volonta’ di impegnarsi in modo ATTUALE, adattandosi ai cambiamenti della realta’ che ci circonda, ricordandoci che la nuova generazione GLBT viaggia su binari differenti in alcune cose dalle generazioni passate.
Incentivare il piu’ possibile la comunicazione via internet attraverso i Social ,senza pero’ dimenticare il vecchio ma sempre efficace volantinaggio di piazza,dove si ha la possibilita’ di confrontarsi viso a viso,senza essere separati dallo schermo di un computer.
Proporre Cineforum, convegni, momenti culturali senza dimenticare, pero’, l’aspetto ludico e ricreativo, ma, soprattutto, L’ASCOLTO, il supporto attraverso gruppi di mutuo aiuto e sportelli di ascolto.
Se potessi creare da zero un’associazione le darei un connotato innanzitutto e assolutamente LAICO, un contesto aperto VERAMENTE a tutti/e dove la fluidita’ e la differenza diventano i collanti per questa grande rivoluzione sociale, umana e culturale.
Darei ampio spazio alla propaganda all’interno delle scuole perche’ proprio dall’istruzione puo’ e dovrebbe partire il vero cambiamento. Insegnare a giovani e bambini che possono essere cio’ che desiderano essere, che hanno un corpo da AUTORIVENDICARE e da vivere come meglio desiderano decostruendo i generi e andando ad intaccare questa folle binarieta’ che ci rende schiavi/e.
Molte persone vivono una situazione di latenza dove il dichiararsi diventa un momento vissuto con dolore e gravose difficolta’; dare, dunque, l’opportunita’ a chi ancora “deve uscire fuori” di trovare nelle associazioni contesti maggiormente variegati, meno strutturati e chiusi. Favorire una rete di supporto da parte di chi questo percorso lo ha gia’ affrontato portando esperienze e garantendo un supporto morale e psicologico.
Non voglio demonizzare il lavoro delle associazioni ma vorrei sottolineare che certe discrepanze interne non favoriscono il benessere dell’individuo, anzi, lo spingono a chiudersi o a doversi identificare in qualcosa che in realta’ non le/li rispecchia completamente.

Articolo di Sara Luciani
Introduzione di Alessandro Rizzo

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