Archive del 17 maggio 2017

FtM e MtF nel mondo del lavoro

Una laureanda in Scienze Pedagogiche sta scrivendo una tesi sulle discriminazioni di FtM e MtF in ambito lavorativo. Insieme all’Università di Roma 3, ha realizzato un breve questionario, che linkiamo qui. Esso serve a raccogliere i dati su cui fondare la tesi. Se vorrete partecipare, ve ne saremo grati. A presto!

Davide Amato: una storia di bisessualità, visibilità e non binarismo

Davide Amato è un attivista bisessuale e non binario, che promuove la visibilità e il coming out, parlando del, troppo spesso sottovalutato, problema della bifobia.
In quest’intervista proviamo a conoscere la sua storia, a capire come è cambiata la situazione delle persone bisessuali e cosa sarebbe opportuno fare per migliorare ancora la situazione.

Ciao Davide: tramite quali realtà fai attivismo sul tema della B?

Ciao, Nathan, attualmente faccio attivismo tramite il Circolo Culturale TBGL Harvey Milk di Milano in cui ricopro felicemente il ruolo di responsabile del Progetto Bisessualità e di coordinatore del prossimo gruppo operativo di visibilità bisessuale.

Poi, faccio attivismo tramite una collaborazione con il Gruppo Donna Arcigay di Milano, l’associazione Lieviti del Milk di Verona e, in ultima istanza, con il nascente gruppo di coordinamento di più associazioni sotto il nome di Mondo Bisex. Di quest’ultimo fanno parte arche il gruppo Bit, o Bisessuali in Toscana, e il gruppo Bproud di Bologna.

Se ti va…parlaci di come ti sei scoperto bisessuale

Molto volentieri! Il tutto avvenne tre anni fa, durante uno dei tanti corsi sul bullismo omo-bi-transfobico organizzati dall’associazione Arcigay EOS di Cosenza, in collaborazione con il Cassero di Bologna. All’epoca, già militavo da tempo all’interno del comitato Arcigay I due Mari di Reggio Calabria, spazio in cui entrai da attivista etero LGBT-friendly.

Comunque, per dirla brevemente, si crearono alcune condizioni favorevoli che fecero esplodere improvvisamente, in me, emozioni del tutto nuove e impreviste. In sostanza, la vicenda si svolse tutta durante il trascorrere di quel corso, nel giro di pochissimo tempo, e fu la base di partenza del mio coming out.

Quindi, mi dichiarai bisessuale prima con mio comitato e poi in famiglia, durante il periodo natalizio. Infatti proprio per la mia improvvisa riscoperta, penso di essere un caso unico, speciale e atipico…

L’intervista completa è a disposizione su Progetto GenderQueer.

L’intersessualità raccontata da un* attivista intersessuale

Ciao Sabina, innanzitutto è corretto chiamarti Sabina o preferisci un nome meno “connotato riguardo al genere“?

Ciao Nathan, Sabina va benissimo. 

 

Ovviamente anche le persone intersex (l’intersessualità riguarda il sesso biologico) hanno un’identità di genere. La tua qual è?

Io rifiuto categoricamente il binarismo, sono innanzitutto Sabina una persona intersex queer.

 

I concetti di “etero” e “omo” partono dal fatto che una persona sia di genere maschile o femminile.
Ma anche chiedere se ti piacciono “gli uomini” o “le donne” o “entrambi” risulterebbe binario. Insomma…facciamo prima se ti definisci tu 😀

All’inizio del mio percorso di accettazione rifiutavo categoricamente la possibilità di essere lesbica malgrado provi attrazione sessuale nei confronti del genere femminile. Con il tempo e l’avanzare del mio percorso introspettivo la consapevolezza è aumentata è ho capito che le definizioni in generale sono per me una gabbia. Mi piacciono sia uomini che donne sia biologici che T e anche persone intersex. Credo che se ci possa essere una definizione più vicina alla situazione attuale è: Pansessuale.

 

Quando hai scoperto di essere intersessuale? come hai vissuto questa condizione?

L’ho scoperto a metà anni 90. Sono stata sempre appassionata d’informatica e già allora, quando ancora internet in Italia non esisteva, mi collegavo alle bbs anche americane a avevo scoperto il significato della Sindrome che mi era stata diagnosticata (Sindrome di Morris o AIS). La cosa che più mi traumatizzò fu scoprire che il mio corredo cromosomico è xy quindi secondo il binarismo ero biologicamente maschio.
Fin da piccola sono stata costretta a molte visite mediche e a parecchi interventi chirurgici e quindi sapevo e avevo ben presente che in me c’era qualcosa che non andava. Ricordo bene che anche prima di conoscere la reale situazione mi sono sempre sentita “diversa” rispetto alle mie amiche. La mia famiglia ha sempre cercato di conformarmi come femmina ma io vivevo un conflitto interiore. Loro volevano vedermi il più femminile possibile e io non riuscivo ad accontentarli ed era un continuo contrasto emozionale con conseguenze tali che mi portavano ad evadere utilizzando sostanze stupefacenti. Drogarmi era l’unico modo per avere un po di pace apparente . In alcuni periodi della vita ho cercato di conformarmi il più possibile come donna, violentandomi, e alla fine di questi periodi il risultato era di profonde crisi depressive sempre associato ad un massicio uso di sostanze che mi hanno portato poi anche a più tentativi di suicidio. Insomma non trovavo la giusta collocazione per Sabina nel mondo.
Nel 2008 tramite un’indagine genetica la mia diagnosi è stata completamente ribaltata in Deficit di 5alpha reduttasi, ed è stato l’inizio della fine. Sapere che ero stata trattata, violata e costretta a vita all’assunzione di farmaci è stata l’ennesima tragedia interiore che mi ha portato ad anni di profonda solitudine e rifiuto del mio corpo. Nell’arco di poco tempo sono passata da un normopeso ad una grave obesità, l’assunzione di sostanze era all’ordine del giorno, l’autolesionismo pure. Poi quando ormai avevo perso tutto e la normale evoluzione delle cose in quella situazione sarebbe stata la morte, sono stata aiutata dal mio psichiatra e ho accettato di entrare in una comunità terapeutica per trattare la mia dipendenza da sostanze psicotrope. Ad un certo punto del percorso è stato chiaro sia a me che ai miei terapeuti che avrei dovuto iniziare un percorso per trattare la mia condizione e finalmente con tanta fatica ho iniziato un percorso di accettazione che è ancora in atto e che ad un certo punto ha previsto anche la frequentazione dei gruppi del Circolto Culturale TBGL Harvey Milk Milano che mi ha permesso di ascoltare e confrontarmi con altre persone. Anche se ero l’unica persona intersex, il lavoro di gruppo sulle tematiche di genere mi ha permesso di mettermi sempre in discussione e di accettarmi ma sopratutto trovare una collocazione nel mondo di Sabina come persona…

L’intervista completa è a disposizione su Progetto GenderQueer.

 

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