A settembre, mese dedicato alla consapevolezza e alla visibilità delle persone bisessuali, il blog Progetto Genderqueer (e non solo) è stato contattato per venire informato di un progetto: il calendario intersezionale di Bossy. Si tratta, per l’appunto, di un calendario dedicato a varie tematiche: omocausto, salute della vagina, comunità transgender, gender pay gap, bullismo, gay pride, femminismo intersezionale, body positivity, machismo, slut shaming, violenza contro le donne e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Erica Gazzoldi intervista Irene Facheris

irene facheris bossy Bossy è infatti un portale online che si occupa di femminismo intersezionale e parità nel senso più ampio del termine: parla di discriminazione femminile e maschile, diritti LGBT+, stereotipi. Abbiamo deciso di intervistare Irene Facheris, fondatrice e coordinatrice di Bossy, per saperne di più su questo stimolante progetto. 

Bossy è unicamente un canale on line? O vi esprimete anche con altri strumenti?

Bossy è un progetto e, per far sì che la gente lo abbracci e ne faccia parte, Internet è necessario, ma non sufficiente. Anzitutto, andiamo nelle scuole, parliamo direttamente ai ragazzi, riflettiamo con loro sulla società di oggi, ascoltiamo le loro domande e proviamo a creare assieme le risposte. Poi, ci sono tutte le nostre iniziative. La più famosa è sicuramente il Pimp My Pride: un format originale creato da noi, un evento dove le persone possono colorare/abbellire/pasticciare una maglia bianca, aiutati da illustratori professionisti, una settimana prima del Pride. L’idea è quella di preparare le magliette da indossare poi durante il corteo, dietro lo striscione di Bossy.

Canale femminista, ma che tiene all’intersezionalità e si occupa di “parità” su molti piani diversi… Com’è la composizione della redazione, in termini di genere/etnia/ceto sociale/orientamento sessuale? C’è la prevalenza di un elemento rispetto all’altro o vi potete definire un gruppo variegato?

Siamo uomini, donne, non-binary, italiani, stranieri, etero, queer… C’è una rappresentazione davvero ampia. Bossy parla a tutte le persone, questo fa sì che anche i redattori siano variegati!

Farò, per un attimo, il finto avvocato del diavolo: avendo una concezione così ampia del femminismo, non avete paura di perdere la vostra identità come movimento?

La nostra identità È la concezione del femminismo come intersezionale. Ci occupiamo di persone e vogliamo fare la nostra parte per essere utili. Questo ci è sempre stato molto chiaro e, quando hai chiaro l’obiettivo, anche l’identità va di pari passo.

Qual è il filo conduttore con cui riuscite a trattare così tante tematiche? La parità, certo: ma c’è anche altro?. E cosa intendete per parità

Il filo conduttore è sicuramente la parità, cioè l’idea che le persone valgano indipendentemente dal loro orientamento sessuale, identità di genere, etnia, credo o cultura di appartenenza. Come altro fil rouge, citerei l’empatia, la capacità di comprendere il punto di vista dell’altro e rispettarlo. Che non vuol dire necessariamente condividerlo…

Com’è il mondo in cui vi piacerebbe vivere? Insomma: qual è l’ideale complessivo di Bossy?

Un femminismo della quinta ondata, dove non è più importante parlare di uomini e donne, ma di PERSONE.

C’è un’alta conflittualità fra le componenti interne a Bossy o riuscite a mantenere una certa concordia?

Siamo un meccanismo ben oliato, abbiamo un attitudine comprensiva di fondo che ci permette di discutere e confliggere senza per questo minare la relazione. Magari, possiamo essere in disaccordo sul COME fare una certa cosa, ma raramente mettiamo in discussione il PERCHÉ.

Quanto successo sta avendo il vostro “Calendario intersezionale”?

calendario intersezionale bossy 2018
Speravamo che piacesse; non immaginavamo però questo successo. Nelle 48 ore successive all’apertura dello shop, siamo andati in tilt con le spedizioni; non eravamo pronti a tutta questa domanda. Ora, stiamo prendendo il ritmo. Evidentemente, c’era bisogno di un oggetto del genere, di un calendario che non ricordasse solo Natale e Pasqua, ma anche tutte quelle date centrali per il femminismo e la comunità LGBT. Il fatto, poi, di aver dedicato un tema ad ogni mese permetterà alle persone di riflettere, in maniera anche leggera, per tutto il 2018. E noi siamo contenti di poterlo passare con loro.