Fra le iniziative che bollono nella pentola del Milk, ci sono gli aperitivi in francese. Per sapere meglio cosa ci aspetta, abbiamo intervistato l’organizzatore, Monsieur Leo Cumbo.

Leo Cumbo Milk

Come hai imparato il francese?

La verità è che, per quel poco che ci facevano fare a scuola di francese, avevo un voto “quasi” imbarazzante: 3!!

Il 3, a scuola non lascia scampo; ma, nella vita, il 3, è il numero perfetto. Ancora una volta, la scuola italiana non ha rappresentato la verità dei fatti. Ho sempre pensato che la motivazione più forte che l’uomo possa avere per farcela nella vita è la Passione. Ed è proprio questa che mi ha spinto ad imparare il francese: la passione…per una donna. L’ho studiato, l’ho snocciolato, l’ho stravolto, l’ho odiato e l’ho amato e, alla fine, l’ho fatto mio. La mia ex fidanzata, parigina, mi interrogava sui verbi con il Bescherelle in mano, ogni santa sera, con metodo e costanza. Poi, ho utilizzato vari strumenti per l’apprendimento, in ordine di difficoltà: i cartoni animati, i film, il telegiornale, la radio (ascoltare senza leggere il labiale non è semplicissimo) e, infine, le conversazioni telefoniche.

 

Quali sono i tuoi legami con la cultura d’Oltralpe?

Quando mi sono trasferito a Parigi, nel 2006, mi ci sono buttato un po’ a capofitto. L’unica “certezza” che avevo era un tetto sopra la testa, la casa della mia fidanzata di allora. L’amore per lei mi ha spinto a conoscere, capire ed apprezzare la cultura francese. Sono entrato nella sua famiglia, dove nessuno parlava italiano; sono entrato nel “sistema” francese: rapporti con le banche, la ricerca di un lavoro, i colloqui ed i colleghi. Vivere la quotidianità in un paese così apparentemente simile al nostro, ma tanto, tanto diverso profondamente. I francesi sono forti, orgogliosi, dei veri patrioti, sono veri e sinceri, romantici ma spietati. Tutto questo impegno e questi sforzi che mi sono stati richiesti per essere accolto dai francesi hanno creato un forte legame. Dopo la mia rimpatriata, ci devo tornare ogni tanto, perché ho quello che comunemente viene chiamato “mal d’Africa” (io ce l’ho per Parigi); anche se la mia, per le mie caratteristiche personali, prende più la forma di saudade, come la chiamano i brasiliani.

 

Non lezioni, ma un aperitivo: la convivialità disturba l’apprendimento? O lo favorisce?

Ritengo che la convivialità e il gioco favoriscano l’apprendimento e non lo rendano “pesante”, cosicché provi piacere nel partecipare anche chi non è proprio un francofono nato.

 

Puoi farci qualche anticipazione sul modo in cui avvicinerai i tuoi allievi alla lingua francese?

Cercherò di conoscerli un po’ uno ad uno, per poter portare argomenti di interesse comune che riguardino la quotidianità: una cosa molto facile e leggera, proprio perché deve trattarsi di un momento di svago e di incontro, più che di una vera e propria lezione.

 

Quali sono i tuoi autori francesi preferiti?

Tra gli autori contemporanei, emerge sicuramente Daniel Pennac. Adoro la sua fantasia (che tira fuori l’eterno Peter Pan che c’è in me), il suo modo di scrivere molto fluido benché ricco di particolari; inoltre, abbiamo una cosa in comune: anche lui, a scuola, non era un granché e poi si è laureato in lettere, scrivendo ed insegnando. Io avevo 3 in francese ed ora sono praticamente bilingue.

 

Aperitivo francese: anche il menu sarà a tema?

Dato che si svolge in un pub della movida milanese, purtroppo, non è possibile scegliere il menù; però, se il laboratorio prenderà piede, ho già in mente una sorpresa entusiasmante per tutti i partecipanti!!

aperitivi in francese

 

Intervista a cura di Erica Gazzoldi