Milano, 8-10 Novembre. Si è svolto in questi giorni la Conferenza Nazionale delle Famiglie, organizzata dall’apposito dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri unitamente all’osservatorio nazionale sulla famiglia con l’intento di realizzare un’ampia consultazione tra le forze coinvolte finalizzata ad arricchire il lavoro di formulazione del Piano Nazionale delle politiche per la famiglia, che il Governo ha intenzione di emanare nei primi mesi del 2011 .

FamigliaSe non si fosse comunque trattato di un evento di una certa rilevanza nazionale per i contenuti e per le implicazioni che i contenuti trattati avranno sui diritti civili delle persone GLBT e sul loro futuro, esso è balzato alla cronaca per la polemica scoppiata dopo la frase omofoba e maschilista pronunciata solo la settimana scorsa dal Presidente del Consiglio. Per tale motivo Silvio Berlusconi ha preferito evitare la propria partecipazione delegando ai rappresentanti del proprio governo di parlare in sua vece.

La comunità GLBT milanese non è di certo rimasta a guardare e per la giornata inaugurale di lunedì 8 novembre ha organizzato un sit-in dinanzi alla sede ospitante la conferenza per ribadire l’assoluta contrarietà con certe manifestazioni omofobe a cui purtroppo abbiamo dovuto assistere da parte di eminenti politici del nostro paese (oltre a Berlusconi ricordate anche Buttiglione?) e per continuare a chiedere a gran voce  l’applicazione a tutti i cittadini italiani senza distinzione alcuna di tutti i diritti già previsti dalla nostra Costituzione.

Anche il Milk ha partecipato per ribadire con forza la lotta culturale e politica che ogni giorno porta avanti all’interno della società.

A tal proposito intervistiamo due nostri associati, Ivano ed Emanuele.

Ivano, componente del Consiglio Direttivo del Milk ha partecipato al sit-in organizzato dinanzi alla Conferenza Nazionale sulla Famiglia. Rubiamo un po’ del suo tempo per capire come si è svolto questo sit-in e quale atmosferia si sia respirata.

Ciao Ivano, prima di tutto parlaci del clima che si è respirato oggi al sit-in, quali aspettative e quali realtà vi hanno partecipato.

Ciao a tutti, penso che prima di tutto sia necessario cominciare con l’elencare le realtà che hanno partecipato al sit-in assieme al Milk: Agedo, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno, Certi FamigliaDiritti con Emma Bonino, Arcigay e Gay Statale. Il clima che si respirava è quello di una generale “incazzatura” per tutta la situazione che è fotografata dallo stato attuale della nostra società. Oltre alla negazione dei diritti civili elementari e di una legge contro l’omofobia, la comunità GLBT si vede sempre attaccata da insulti e dichiarazioni che ormai non sono conformi con la realtà dei fatti. Tutti questi insulti sono solo parole, bugie e mezze verità che evidenziano i pregiudizi nascosti alla base della cultura italiana e che fomentano troppo spesso omofobia e discriminazione. Se debbo invece soffermarmi sulle aspettative che traspiravano da quel sit-in, a parte quelle più politiche, vi è la speranza in un futuro più democratico, liberale e laico; un futuro dove non ci sia discriminazione e razzismo.

Sappiamo che oltre alle affermazioni di Berlusconi di stampo omofobo, molti dei partecipanti alla conferenza hanno posizioni decisamente contrarie ai diritti per le persone GLBT. Anche su tali aspetti il sit-in ha espresso contenuti?

Si e come! Soprattutto perché chi ci nega tali diritti ci definisce immorali mentre alla fine sono i primi a tenere comportamenti che vanno contro qualsiasi moralitá, tutti concetti che assieme alla rivendicazione dei diritti per le persone GLBT sono stati espressi dagli slogan letti e urlati.

Il Milk anche questa volta si è trovato in prima fila prendendo subito posizione contro le affermazioni gravissime da parte di politici in questi ultimi giorni. Inoltre come associazione ha dismostrato di non aver paura di scendere in piazza e si è mobilitato con i suoi rappresentanti. Come è stata vissuta la nostra partecipazione al sit-in e la collaborazione delle altre realtà presenti?

Se debbo essere sincero all’inizio si respirava un po’ di diffidenza, ma poi man mano che potevo rapportarmi con le altre associazioni, spiegare la nostra presenza e il nostro operato, ho notato senza timore che la diffidenza si trasformava in compiacimento. Di certo ha fatto piacere vedere che anche il Milk è sempre pronto a metterci la faccia, pronto a collaborare con tutte quelle realtà che da anni si battono per i nostri diritti, per i diritti di tutti gli esseri umani in questo momento così cruciale per l’attivismo GLBT. Lunedì il Milk era in piazza e lo sarà sempre finchè questa lotta dovrà essere portata avanti per garantire a tutti un futuro migliore.

Passiamo ora ad Emanuele, componente del Consiglio Direttivo del Milk che ha potuto entrare all’interno della struttura ospitante la Conferenza Nazionale sulla Famiglia ed è riuscito a seguirne in parte i lavori.

Ciao Emanuele, la tua presenza come all’interno della Conferenza è davvero un segnale positivo dal momento che fai parte di una associazione che lotta per i diritti delle persone GLBT. Quali altre realtà hanno potuto con te partecipare ai lavori? Quali sono stati gli interventi, secondo la tua opinione, più interessanti?

CiaFamigliao a tutti, all’interno ho incontrato Paolo Patanè (ArciGay Nazionale) e ho ha saputo che sarebbe venuta anche Rita De Santis (Agedo). Gli interventi erano già tutti programmati e la conferenza ha seguito dallʼinizio alla fine il programma che dopo la lettura del messaggio di Napolitano, vede Giovanardi come protagonista a sciorinare il suo lungo intervento rigorosamente scritto (già da prima dell’inizio del tutto, l’intervento di Giovanardi era disponibile in migliaia di copie all’ingresso) che comincia con: “Autorità religiose e civili, Signore e Signori…” e già verso il quinto minuto si riprendono le parole del documento della CEI del 4 Ottobre in cui è scritto : “La famiglia oggi è a un tempo forte e fragile. La sua debolezza non deriva solo da motivi interni alla vita della coppia ed al rapporto fra i genitori e figli. Molto più pesanti sono i condizionamenti esterni: il sostegno inadeguato al desiderio di paternità e maternità, pure di fronte al grave problema demografico; la difficoltà a   conciliare l’impegno lavorativo con la vita familiare, a prendersi cura dei soggetti più deboli, a costruire rapporti sereni in condizioni abitative e urbanistiche sfavorevoli. A ciò si aggiunge il numero crescente delle convivenze di fatto, delle separazioni coniugali e dei divorzi, come pure gli ostacoli di un quadro economico, fiscale e sociale che disincentiva la procreazione. Non si possono trascurare, fra i fattori destabilizzanti, il diffondersi di stili di vita che rifuggono dalla creazione di legami affettivi stabili e i tentativi di equiparare alla famiglia forme di convivenza tra persone dello stesso sesso (…) sostenere adeguatamente la famiglia con scelte politiche ed economiche appropriate, attenti in particolare ai nuclei numerosi, diventa un servizio all’intera comunità”.

Intervengono Mara Carfagna, prima e Maurizio Sacconi. Proprio sull’intervento della cara Mara, giungono a voce alta dei dissensi dalla sala (Si vergogni, ma cosa dice?) subito zittiti da “Giorgino” (TG1) dal microfono del tavolo dei relatori.

Di fatto la Carfagna non aggiunge nulla di nuovo alla solfa de “la famiglia come ancora di salvezza dalla crisi”, “fondamento della società”, Famigliadiscorsi che ben conosciamo, senza spendere una parola a proposito delle coppie di fatto o omosessuali.

Solo Sacconi, ma a bordo palco dopo il suo intervento, precisa che gli interventi a sostegno delle coppie saranno anche per quelle “di fatto”. Poco prima alla sala ribadiva che “la famiglia naturale è quella che ha vera valenza e piena rilevanza in ogni società” e cita Don Bosco e Oscar Wilde a proposito di tenere il proprio destino nelle mani e aggiunge “la famiglia: memoria di ieri e speranza di domani”.

Abbiamo letto dichiarazioni che al solito incentrano tutto il discorso sulla “famiglia naturale aperta alla procreazione e fondata sul matrimonio” come condizione senza la quale nessun impegno e aiuto dallo stato sarebbe possibile. Sembra che alla fine nulla di nuovo sotto il sole e se possibile una nuova chiusura. Cosa si è percepito di tutto ciò dall’interno? Si è respirata davvero un’aria di arretramento invece che di progresso?

Il solo fatto che non ci sia stata nessuna possibilità di intervento , e che non fosse richiesto il minimo di confronto dimostra che la conferenza fosse a senso unico e autoreferenziale (almeno per il primo giorno) e che non portasse con sé un contraddittorio democratico, non essendo rappresentativa delle realtà che esistono.

Ringraziamo ancora Emanuele ed Ivano per aver risposto alle nostre domande.

Ufficio Stampa MilkMilano