“L’occasione fa l’uomo laico”, edito da Elmi’s Word, casa editrice molto attiva sulle nuove proposte, attenta a diversi temi, tra cui quelli inerenti la cultura LGBT, è l’ultimo saggio scritto da Francesco Belais, giornalista e disc jockey. L’occasione, ci dice Francesco, è giunta quando l’autore ha avuto modo di “incontrare i personaggi del mio libro per rivolgere a ognuno di loro domande di laicità, e quindi soprattutto in merito a matrimoni gay e adozioni, ma anche testamento biologico ecc”. Con una battuta interessante sul titolo, Francesco avrebbe preferito, come noi tutti, che i politici presenti e passati, quelli che sono stati accusati di furti e truffe, fossero stati invece che ladri dei laici. Venerdì 4 ottobre alle ore 18,30 Francesco Belais sarà presente presso la sede Guado di Via Soperga 36, Milano, per la presentazione del libro, organizzata dal nostro Circolo di Cultura Omosessuale Harvey Milk: sarà occasione per riflettere e discutere su grandi temi che interessano la nostra contemporaneità e l’Italia.
1. Perchè l’occasione fa l’uomo laico?
Ovviamente è un gioco di parole sul famoso proverbio in cui l’occasione fa l’uomo ladro, ma ho sentito anche la variante “L’occasione fa l’uomo gay” che suona divertente quanto vera. Sarebbe bello se tutti i ladroni dei nostri governi passati e presenti, fossero stati invece laici come nel titolo che ho scelto, saremmo già un bel pezzo avanti. A parte gli scherzi, nel mio caso ho colto l’occasione che ho avuto di incontrare i personaggi del mio libro per rivolgere a ognuno di loro domande di laicità, e quindi soprattutto in merito a matrimoni gay e adozioni, ma anche testamento biologico ecc.
2. Come e perchè è nata l’idea di scrivere un libro, raccolta di diverse tue interviste fatte a personaggi conosciuti, sui temi della laicità, dei diritti civili, dei diritti di cittadinanza, delle pari opportunità, dell’eguaglianza?

Dopo oltre dieci anni di carriera giornalistica in testate gay quali Pride, Babilonia, Gay.it, mi sono reso conto che avevo fatto un sacco di interviste, a personaggi di ogni tipo. Ogni volta avevo chiesto loro un parere circa le nostre rivendicazioni, guardando indietro mi sono reso conto di due cose. La prima che, purtroppo, in dieci anni e più non è ancora cambiato niente. La seconda, che potevo far qualcosa anch’io, nel mio piccolo, pur non essendo un militante. Raccogliere e riunire tutte queste voci, affinché diventassero un coro. Un piccolo coro a favore di queste questioni che ci stanno così a cuore.

3. Quali sono state le reazioni delle persone intervistate alle tue domande riguardanti anche temi che interessano la comunità LGBT?

Tutte estremamente delicate, rispettose e favorevoli ai matrimoni gay, un po’ meno alle adozioni.
4. A chi vuoi rivolgerti attraverso il libro?
Sopratutto alle persone etero che hanno difficoltà a comprendere certi argomenti. Ascoltare ad esempio come la pensa una persona illuminata come Margherita Hack, recentemente scomparsa, sicuramente può aiutare ad aprire la mente e ad allargare i propri orizzonti. Spesso l’omofobia nasce solo dall’ignoranza, nel vero senso della parola.
5. Quali sono state le reazioni di chi, invece, ha letto il libro?
Ho avuto molti riscontri positivi da parte dei lettori. Inoltre il mio è un libro molto “pop”, nel senso che ci stanno dentro anche molti personaggi della musica italiana – Rettore, Vanoni, Pravo, Bertè, Marcella, Mannoia, Fossati, Paoli, Vecchioni ecc – e internazionale – Boy George, Marc Almond, Jake Shears degli Scissor Sisters – quindi per molti fans è stato interessante leggere il parere dei loro beniamini su certi argomenti, in modo chiaro e diretto.
6. Come si fa a creare quell’occasione, e quale è quell’occasione, oggi, per fare in Italia l’uomo laico?
L’Italia è un Paese bigotto, quanto ipocrita. Il Vaticano entra a gamba tesa nell’arena politica e i nostri politici non hanno il coraggio di prendere posizioni che non siano ambigue. Vedi la legge anti omofobia appena passata alla Camera. Paradossalmente l’ex papa Ratzinger con le sue posizioni oscurantiste faceva maggior leva nel senso laico anche dei cattolici. Ho paura che le posizioni più morbide di Bergoglio siano un’arma a doppio taglio. I gay non vanno giudicati, nè emarginati, purchè se ne stiano buoni e non rompano le palle con matrimoni o altre amenità “contro natura”, ho paura che il messaggio che passi diventi questo.
7. In Italia pregiudizi e culture ideologiche, confessionali, imperversano nel sostrato sociale, rendendo, spesso, difficile e tortuoso, in Parlamento, il cammino verso l’ampliamento dei diritti di cittadinanza a persone, la comunità LGBT, oggi esclusa da questi: dove si può agire, se ci sono margini di azione, per cambiare la situazione?
In primis la comunità glbt dovrebbe essere più unita, le infinite frammentazioni e rivalità all’interno del movimento sono stati quello che maggiormente in questi anni ci ha fatto male. Ci vorrebbe una maggiore sensibilizzazione nei più giovani, che spesso sono interessati solo alle serate in discoteca (e lo dico io che sono anche un dj) e al Pride come divertimento, senza avere un minimo di coscienza di lotta per i propri diritti. Dovremmo farci sentire e contare, soprattutto in cabina elettorale, come accade ad esempio negli Stati Uniti, dove per anni i gay hanno fatto pesare il loro voto. Se pensi che in Italia molti gay votano Lega, oppure l’estrema destra. In parte però sono comprensibili: cosa hanno fatto in questi anni per noi il PD o il partito Radicale?
8. Oggi siamo a due anni dalla pubblicazione del libro: ci potrà essere, anche nel prossimo futuro, una nuova versione, magari intervistando personaggi conosciuti che si sono affacciati sulle scene?
Ci ho pensato, proprio in virtù del fatto che – come dicevo prima – non è cambiato niente e tutto suona ancora ahimé attuale. Forse cambierei il titolo però, trovandone uno ancora più efficace e magari stavolta mi piacerebbe intervistare le persone comuni: il vicino di casa, il fornaio, il fruttivendolo, il senegalese che vende accendini e braccialetti, il professore di scuola, la casalinga. Sono sicuro che ne uscirebbe un quadro molto più aperto e avanti su queste questioni di quanto la politica voglia farci credere.

9. Il movimento LGBT, in Italia, è realmente portatore autonomo di messaggi culturali che parlano di laicità e di diritti; oppure, spesso, perde quella sua autonomia per motivi estranei dal suo ambito di azione?
Sicuramente lo è, il suo limite, come ripeto è la frammentazione, la mancanza di unità e coesione, le smanie di protagonismo e talvolta il pensare troppo al lato ludico di feste in discoteca e simili, piuttosto che altre iniziative.
10: Francesco sei fiducioso su un futuro laico per questo Paese?
Lo sono assolutamente, altrimenti non avrei neanche preso in considerazione di pubblicare il mio libro. dovremo ancora combattere, ma la nostra è una battaglia vinta.