Esce nel 2012 con Effigie, ripubblicato in formato e-book con Prospero Editore, Frocio e basta, scritto da Giovanni Giovannetti e Carla Benedetti: il primo è giornalista ed editore, la seconda, invece, docente universitaria. Venerdi 18 dicembre alle ore 18,30 presso la sede Guado di Via Soperga 36, Milano, il Circolo Culturale TBGL, Harvey Milk, organizza la presentazione del libro alla presenza degli autori e dell’editore, Riccardo Burgazzi, proseguendo il filone di iniziative “Pasolini quarant’anni dopo”.

Abbiamo intervistato Giovanni Giovannetti, che ci ha inquadrato l’opera, che si struttura su due parti, la prima basata sulla reazione della critica letteraria alla morte di Pasolini, la seconda sull’inchiesta seguita sul caso. Il tutto si impernia sul delitto brutale di Pierpaolo Pasolini, uno dei tanti avvenimenti che rimangono ancora insoluti del nero periodo della storia della Repubblica. Giovannetti ci porta a conoscenza di una ricostruzione, interessante quanto avvincente, del caso, inquadrandolo all’interno di un percorso storico che viene da lontano, parliamo dell’assassinio del presidente dell’ENI, Enrico Mattei, 1962, dell’uccisione del Presidente USA, John Kennedy, 1963, su un quadro che ha aspetti di natura internazionale. Qualcuno parlava del delitto Pasolini come dovuto solamente a connessioni con il proprio orientamento sessuale: Pasolini, era gay, ma è stato ucciso anche perché scomodo e vicino a verità scottanti, nella logica di un “nuovo potere in un Paese orribilmente sporco”.

Giovanni Giovannetti possiamo inquadrare il libro, Frocio e basta?
Le due parti del libro sono in stretto collegamento: parliamo di una vera inchiesta molto indiziaria e basata su dei fatti.
Iniziamo a vedere come la pubblicazione di Petrolio viene accolta nel 1992. Si tiene una conferenza stampa con Aurelio Roncaglia, filologo, e la Careni. Non c’è Graziella Chiarcossi, filologa e curatrice di petrolio, parente di Pasolini. Ci si è interrogati sui motivi che hanno indotto alla pubblicazione dell’opera incompiuta: c’è chi diceva che volessero speculare. Petrolio è un libro da considerarsi già strutturato, seguendo un progetto nuovo per l’autore. Pasolini scrivendo Petrolio non guarda alla tradizione. Si hanno, alla sua morte 520 pagine, mentre lui stesso asserisse di averne scritte 600. Si pensa che queste pagine appartengano a cartelle sparite, nonostante si sappia che Dell’Utri le avesse già come pagine, dato che sembra siano state per diverso tempo presso un antiquario e che qualcuno stesse cercando di venderle.

Come la critica, se ne parla nel testo, e come la società accolsero l’uscita del libro, Petrolio?
Occorre vedere come la critica avesse accolto il libro prima che quest’ultimo libro uscisse.
Ci fu un embargo dettato ai giornali sugli estratti dell’opera, ma L’Espresso non se ne curò, pubblicando cinque brani tratti da Petrolio, dove viene enfatizzata esclusivamente la componente erotica, mentre Petrolio è un libro scritto sul potere. Pasolini un po aveva già affrontato questo tema: Petrolio parla del nuovo potere. In quegli anni incui è stato scritto il libro, Pasolini scriveva sul Corriere della Sera, famoso è il testo dal titolo Io so, riguardanti le stragi, e unaltro che tratta una requisitoria nei confronti della Dc in cui si chiede un processo vero in tribunale. Petrolio, dunque, è un libro sul potere, dove al fascismo storico segue un fascismo democristiano che apre delle falde: questo vuoto viene colmato da un nuovo potere finanziario più pericoloso del fascismo stesso. Si può dichiarare, cosi, la conclusione: Pasolini incontra il fenomeno della P2 prima che la P2 si affermasse.

Possiamo contestualizzare il periodo in cui Pasolini scrive determinati testi che riprendono dal vero, documenti alla mano, connessioni tragiche del potere, di quel “nuovo potere”?
Siamo nel periodo delle stragi degli anni 60, la fase stragista di questo nuovo potere e questo elemento porterà Pasolini alla morte: era affermato, un intellettuale autorevole, un polemista ascoltato. In questo contesto non era accettabile che un Pasolini potesse scrivere un romanzo su questa fase storica in cui ci fossero dei materiali riportati e presi dalla realtà, in quanto c’era qualcuno che temeva che questi documenti venissero fuori. Se non fosse stato fermato un certo progetto politico criminale di presa del potere, questo sarebbe entrato comunque in crisi. Parlo degli intendimenti che fino dagli anni sessanta sussistevano e che erano volti a impedire l’accesso del Partito Conunista alla sfera di governo. Questo dato di fatto è, ormai, oggetto di indagine per i magistrati: ho trovato documenti che confermano questa impalcatura, documenti presenti prima ancora di Petrolio e che arrivano a confermare questo. Poi vediamo anche come la critica letteraria accoglie Petrolio. Possiamo affermare che l’assassinio che portò all’uccisione di John Kennedy vedeva ambienti che portarono nel 1975 all’uccisione di Pasolini. Questo non è complottismo. Nel film Jfk vediamo un magistrato che riesce a dimostrare il complotto esistente dietro all’assassinio del Presidente tra mafia, Lindon Johnson, vicepresidente succeduto a Kennedy, e i servizi segreti. Kennedy doveva essere fermato perché occorreva fare la guerra con un intervento delle truppe in Vietnam, e non più come semplici osservatori, muovendo, cosi, l’economia con la guerra e dare il dovuto alle fabbriche di armi. Clay Shaw, pedofilo anticastrista e anticomunista, è a Roma come socio di una società dal nome Centro Mondiale Commerciale, prolungamento italiano di una società italiana dal nome Permindex e che altro non è che un camuffamento della CIA per fare il lavoro sporco: una banda di assassini che vogliono impedire con ogni mezzo ogni spostamento a sinistra del paese.

Tutto questo come si riconduce a Pasolini?
Il PCI in quegli anni cresce. Siamo nel 1958. Shaw è un socio del Centro Mondiale Commerciale: ma soci del centro è anche l’avvocato Zicchieri, figura eminente dello stesso centro. Pasolini subisce trentatre processi, diversi per oltraggio e uno per rapina a mano armata. Un benzinaio dichiarò, infatti, che Pasolini lo avesse affrontato con una pistola in mano e minacciato infilando un proiettile d’oro nella canna della pistola. Pierpaolo Pasolini capitò realmente in quel distributore di benzina. Il benzinaio disse che si fosse presentato il giorno dopo la fantomatica rapina come se nulla fosse accaduto. Pasolini fu assolto per insufficienza di prove e non perché il reato non sussisteva. L’avvocato Zicchieri era nel processo: obiettivo era quello di combattere il comunismo. C’è, poi, una perizia fatta da uno psichiatra, Aldo Semerai, in cui si asserisce che Pasolini fosse “persona socialmente pericolosa e presentasse un’espressione di infermità di mente”. Tutto questo viene dichiarato senza che Semerari avesse mai visitato o incontrato Pasolini. Il documento fu diffuso subito tra i media.

Andiamo più in profondità delle connessioni e degli intrecci, drammatici, esistenti e sussistenti che portarono, poi, all’uccisione di Pasolini?
Occorre sottolineare che nella stessa sede, uno studio legale in Piazza di Spagna a Roma in cui si riunisce il Centro Mondiale del Commercio si riunisce anche la nascente Loggia P2. L’avvocato Alberto Ascarelli è uno dei vertici di questa loggia, su cui vertivano due logge, Hod e la P2, che prima prendeva il nome di Raggruppamento. Ascarelli era un Gran Maestro. Ecco che l’operazione in atto era quella di delegittimare la figura di Pasolini e la delegittimazione avviene dopo la pubblicazione delle anticipazioni abusive fatte da L’Espresso del libro Petrolio, attraverso le quali si considerano queste pagine “inchiostro steso su una voragine di congetture priva di fondamento”, “un immenso repertorio di sconcezze di un autore”, una pubblicazione “porno sadomaso, in una galleria di situazioni omosessuali ed eterosessuali che solo da un autore di Salò ci si poteva aspettare”. Si arriva a dire questo quando ancora si parla addirittura di ipotesi di una ipotesi di libro.

Petrolio in definitiva cos’è?
Petrolio è il testamento di Pasolini che è morto come sappiamo essere morto. Analizziamo come Petrolio è stato accolto. Nel 1992, prima della sua pubblicazione, nessuno lo aveva ancora letto e non si sapeva che era un libro su potere. Ci sono persone, però, che parlano di Petrolio avendolo letto intercettando questo profilo delineato attraverso quelle esternazioni. Come fece Carlo Carabba su L’Europeo. Socci, anche lui giornalista vicino a Comunione e Liberazione, interviene in questo dibattito, asserendo, unico: “Bisogna fare una lettura politica di questo romanzo. Si parla di Andreotti, e della prefigurazione delle tante P2 d’Italia”. Ci arriva Socci a questa analisi e lettura e nessun altro. Bisognerà aspettare il 2003, anno in cui è stata archiviata l’ultima indagine sulla morte di Enrico Mattei, accertando che non fu un incidente, senza verificare il lato politico, ossia i mandanti. Calia non si ferma alle descrizioni tecniche, si occupa dei potenziali mandanti. Individua in Eugenio Cefis il mandante potenziale della morte di Mattei. Lo stesso Cefis che in un informativa del Sismi viene indicato come primo capo della P2. Calia è stato il primo a scoprire i punti di contatto con una nota dedicata a Pasolini, dove si documenta come lo stesso Pasolini avesse attinto dal libro “Questo Cefis, l’altra faccia dell’onorato presidente”, scritto da Giorgio Steimez, testo che esce nel 1972 e subito fatto sparire. Cefis è presidente di Montedison, dopo essere stato presidente ENI dopo Mattei. Cefis sparisce. In petrolio Pasolini fa la prafrasi di questo Cefis. Prende di peso delle cose e le mette lì, riscrivendole o riportandole alla lettera. Come i mattinali che Cefis riceveva dal SID: pubblicati da L’Espresso in un articolo a firma di Catalano, il 4 agosto 1974. Arriviamo all’Appunto 97 di Petrolio: siamo durante la celebrazione della Festa della Repubblica, all’interno del ricevimento al Quirinale di insigne cariche, e vediamo il protagonista, Carlo Valletti che partecipa, incontrando personaggi che sono gli stessi che si susseguono nella stessa sequenza in cui vengono pubblicati i Mattinali su L’Espresso.

Qual è la verità che si cela ancora dietro al caso Pasolini, a Petrolio, alle pagine in cui si riportano fatti che riguardano certi legami oscuri e inquietanti?
Mi domando innanzitutto perché a scoprire questo è stato un magistrato e non un filologo: girano copie anche sulle bancherelle come quella trovata da Calia in una bancarella al mercato di Pavia. Nel 2005 io chiamo Paolo Di Stefano su questo caso e il giornalista dedica una pagina sul Corriere con un richiamo in prima. Tutto è messo a rumore. La questione di Pasolini vede in mezzo una strage di stato, una stagione stragista voluta dalla P2, dietro figure che ritroviamo nella Centro Mondiale del Commercio, in una sorta di complotto atlantico. La verità viene negata anche oggi. Pasolini contestualizza attraverso la sua opera: è come un gioco di tesserine di un mosaico. Realtà viene frantumata in tante tesserine di un puzzle. Tante realtà separate presentate in modo tale da non far capire, in quanto le tesssere devi metterle al loro posto giusto. Questo è il principio di chi non vuole che le cose si capiscano. Le informazioni te le danno, ma disconesse. È un Italia che Pasolini aveva colto in modo puntuale. Se vengono riletti gli Scritti corsari diventano impressionanti: è come se lui queste cose le sapesse. Ti fa anche nomi: figlio di Tambroni iscritto al Centro Mondiale Commerciale, il figlio del sindaco palazzinaro di Roma, Salvatore Rebecchini, anch’egli iscritto allo stesso centro.

Connessioni del potere oscuro di un tempo che si ripercuotono nell’oggi, nei tempi prossimi a noi e che Pasolini, in un certo senso, aveva predetto …
Umberto Tupini, successore come sindaco di Roma, fu introdotto in ambienti vaticani e fu pilota dell’operazione di sdoganamento dell’impresentabile MSI, per una manovra elettorale che portò al governo il progetto della P2 con la vittoria di Berlusconi, nel 1994. Tutto questo registra una continuità tra fase stragista della P2 e una presa del potere giunta con altri metodi e arrivata a realizzazione.

Intervista a cura di Alessandro Rizzo