Dio odia le donne è il libro edito da Il Saggiatore, scritto da Giuliana Sgrena, che sarà ospite Lunedì 12 Settembre alle ore 21 presso Villa Pallavicini, Via Meucci, 3, Milano, in un incontro organizzato dal Circolo UAAR di Milano in collaborazione con il nostro Circolo Culturale TBGL Harvey Milk.

È di attuale importanza il tema del rapporto tra monoteismi religiosi e la figura della donna: un rapporto che Giuliana Sgrena affronta con semplicità e con lucidità analitica giungendo a identificare gli strumenti culturali, appartenenti perlopiù ai testi religiosi, che giustificano la visione penalizzante della figura della donna, le origini di tale forma discriminatoria e, infine, uno sguardo sui temi attuali dell’infibulazione, della costrizione dell’utilizzo del velo, dei vari ostacoli posti all’applicazione piena della Legge 140, della predicazione dell’astinenza come unica forma precauzionale limitando l’utilizzo dei contraccettivi e, infine, del tema riguardante la Gestazione per altri.

Giuliana Sgrena affronta in prima persona il filo conduttore dell’intero impianto narrativo del testo, lei libera giornalista tenuta in ostaggio durante la Guerra in Iraq, lei che ha potuto nelle difficoltà affrontate in quel momento, in cui era in bilico tra la vita e la morte, affermare con forza la propria onesta adesione ai valori laici e a evidenziare come vi siano forti opposizioni a una piena e autonoma affermazione egualitaria di persone non credenti in un Paese, quale il nostro, in cui la maggior parte delle strutture sociali e di servizio sono definite su base curiale.

Il saggio narrativo Dio odia le donne giunge a una conclusione che vuole essere oggetto di un confronto continuativo e perdurante che si impone nell’Occidente attuale e nel mondo contemporaneo: tollerare tradizioni e costumi, quale l’imposizione del velo alle donne, comporterà l’erosione progressiva della necessaria autodeterminazione emancipatrice della donna stessa e la limitazione dei diritti umani e civili universali, contaminando progressivamente la collettività ad accettare forme autoritarie discriminatorie verso le donne e, si potrebbe aggiungere, anche verso le persone LGBT, concepite come non rientranti nei dettami ideologici e confessionali della maggior parte delle religioni monoteiste di impostazione abramitica: ecco perché Giuliana Sgrena pone la questione del velo imposto alle donne come elemento iniziale su cui agire per rilevare quel progressivo cammino di liberazione della donna, vista come figura indipendente e autodeterminata all’interno della nostra comunità. È un Dio, quello ripreso nel libro, tutto umano, ossia una proiezione umana comprensiva di quelle avversioni provate spesso dall’individuo comune verso ciò che viene considerato non essere conforme e diverso. Occorre affrontare il tema della limitazione della tolleranza verso costumi che sono in nuce lesivi della dignità della donna e dei suoi diritti “altrimenti, proprio qui in Europa – sostiene l’autrice – un giorno ci troveremo sedute in fondo all’autobus, come succede non solo in Iran ma anche in Israele, isolate su spiagge riservate a sole donne e segregate nelle scuole”.

Testo a cura di Alessandro Rizzo