Mercoledì 5 novembre, ore 18,30 aperitivo di accoglienza, ore 19,00 inizio incontro, si terrà presso lo spazio di Via Don Minzoni 129, Sesto San Giovanni (MI), la presentazione del libro di Prisca Turazzi, “L’amore e altri guai”, organizzata dal nostro Circolo Culturale TBGL Harvey Milk. Abbiamo, in attesa dell’incontro, intervistato l’autrice, che ha potuto presentarci, anticipando quanto discuteremo in quell’occasione, l’opera, toccando temi attuali e riflessioni sulla nostra contemporaneità, le sue contraddizioni e le sue problematiche in circostanze e ambienti paralleli della città, quello gay, quello gay friendly e quello omofobo, purtroppo ancora presente nella nostra società. Alla presentazione saranno presenti oltre all’autrice, Alessandro Rizzo come moderatore e Margherita Serraglia come voce che interpreterà letture estratte dal testo.

Partiamo dal titolo: la sua scelta, il suo significato, la sua capacità descrittiva del soggetto del libro?

Il titolo è stato deciso con l’editore a romanzo ormai ultimato. Ci è piaciuta l’idea di qualcosa di sfizioso, che potesse divertire e stuzzicare la curiosità del lettore. Inoltre, descrive molto bene le caratteristiche e la storia del romanzo, perché, dopotutto, l’amore è un bel guaio!

Filippo vuole avvicinarsi a Francesco. Lo fa fino a scottarsi e per questo sembra che sparisca, finché non ritorna nella storia come coinquilino di Francesco. Come hai lavorato sulla definizione psicologica dei protagonisti?

La mia esperienza come lettrice mi ha portato ad amare molto i personaggi che mostrano molte sfaccettature, che, insomma, non risultino piatti o monotematici. Ho cercato di rendere “vivi” i miei protagonisti rendendo i loro sentimenti dinamici, facendoli arrabbiare, sconvolgere, sbagliare. Ho rispettato, in parole povere, la loro personalità.

Ognuno di noi e tu, come autrice, possiamo ritrovarci nei lati intimi e caratteriali del protagonista principale, Filippo?

Certo, l’immedesimazione, o comunque la comprensione, dei turbamenti di Filippo è essenziale perché il romanzo riesca e, soprattutto, riesca a colpire l’animo dei lettori. L’intera storia si basa sulla confusione di Filippo e sui danni che lui stesso provoca, come se fosse stato accecato dagli stereotipi e non riuscisse a percepire la propria reale natura, sbandando alla ricerca di se stesso.

Come è nata l’idea di scrivere il libro?

I romanzi nascono sempre da un’idea, ma ciò che li rende realizzabili sono proprio i personaggi forti e a tutto tondo. In particolare questo libro viene costruito proprio sugli intrecci sentimentali dei due protagonisti, che si scontrano e incontrano, si feriscono e si curano.

Milano rappresentata nella sua contemporaneità: situazioni gay, gay friendly e omofobia. Che idea di città hai voluto esprimere e quale idea ti sei fatta della città, ambientazione della storia?

Milano è un variopinto puzzle di luoghi particolari e perfetti per ogni occasione; ecco perché ho dedicato uno squarcio di questa città per ogni scena del romanzo. Dal Cimitero Monumentale ai locali gay friendly, dall’appartamento di Francesco (zona Porta di Ticinese, in cui ho vissuto per qualche mese) al bar dell’Ospedale Nuovo di Monza all’Università di Milano-Bicocca. Sono tutti luoghi che ho conosciuto personalmente e la mia intenzione era proiettare il lettore in luoghi reali per raccontare di emozioni reali.

Possiamo parlare di romanzo di formazione?

Certo, Filippo affronta un cammino alla scoperta di se stesso e dei propri sentimenti. Sotto questo aspetto, L’amore e altri guai può essere definito un romanzo di formazione.

La letteratura e i temi legati ai diritti e alle persone Lgbt, alle loro vite, esistenze, spesso ostacolate da pregiudizi e da ostilità irrazionali quanto barbare: che cosa può dare questa arte per sfrondare i muri, ancora tanti, dell’omofobia?

Portare alla luce attraverso la parola, questo è uno dei compiti della narrativa. L’unico nemico di un movimento come quello LGBT è proprio il silenzio e la narrativa offre un canale radio in più per diffondere la voce di chi dice: “No! Non siamo malati, diversi o difettosi. Siamo esseri umani ed esistiamo!”.

A chi hai voluto rivolgerti attraverso “L’amore e altri guai”? Le reazioni finora avute da parte dei lettori?

Ho voluto rivolgere il romanzo a un pubblico molto vasto, soprattutto all’infuori del movimento. È rivolto a chi deve ancora definirsi o a chi ha un amico, compagno o familiare che vive la situazione di Filippo. Finora è stato accolto molto bene: il mio carissimo collega Francesco Mastinu l’ha definito un romanzo “necessario” e questo mi ha riempito il cuore di orgoglio.

L’amore in generale è veramente un guaio?

Altroché! Non conosco un modo più efficace per finire nei guai.

Nel corso della storia quale sarà il punto di svolta, accennando se puoi, onde evitare di svelare troppo, della narrazione e del suo evolversi?

Sicuramente è fondamentale l’incontro di Filippo con Elisabetta, amica di Francesco che lo aiuterà in modo alquanto bizzarro e stravagante a sviscerare tutti i suoi dilemmi e aiutarlo a mettere in luce la soluzione che aveva sotto il naso fin dall’inizio. Elisabetta è un personaggio a cui mi sono affezionata molto, lo ammetto.

Intervista a cura di Alessandro Rizzo