Il Circolo di Cultura Omosessuale, Harvey Milk, attende di ospitare, venerdì 22 novembre alle ore 18,30 presso la sede Guado di Via Soperga 36, Milano, un incontro sul rapporto tra buddismo e cultura LGBT, che presenta come relatori tre rappresentanti di tre scuole di questa religione, attivi a Milano e in Lombardia.

Il primo relatore che interverrà di persona, Shoryo Tarabini, abate del monastero della tradizione giapponese Nichiren Shu Renkoji, di Cereseto, in provincia di Alessandria, si è riservato di rispondere e di trattare il tema solamente durante l’incontro di venerdì 22 novembre: un motivo in più per partecipare all’evento e per poter, così, conoscere le posizioni del nostro terzo invitato.

Il secondo relatore di questa serata sarà Libor Tenryu Vesely,insegnante di dharma presso il Monastero Zen “Il Cerchio”; Libor  invece ci ha spedito una premessa, chiara, quasi prodromica e propedeutica ai temi e alle risposte che andrà ad affrontare dando seguito alle domande che gli abbiamo rivolto.

Libor Tenryu Vesely: “Come probabilmente sapete, vi sono tre principali tradizioni buddhiste presenti in Italia: il  buddhismo Theravada  (o “buddhismo classico”), il  buddhismo tibetano  e il  buddhismo Zen, dove gli ultimi due fanno parte del cosiddetto buddhismo Mahayana (Grande Veicolo). Le mie risposte riguardano soprattutto il Buddhismo Zen, la tradizione a cui appartengo.Esso nasce in Cina circa cinque secoli dopo Cristo, mille anni dopo la nascita del Buddhismo, con il nome  Ch’an  che deriva dalla parola pali  jhana, meditazione (dhyana  in sanscrito). In Giappone, dove lo Ch’an arriva nel 12. secolo, il nome diventa  Zen”.

Domanda: Quale è il rapporto tra buddismo e omosessualità?

LTV: Per quanto ne so, il buddhismo classico non parla esplicitamente di omosessualità (anche se, in varie parti dell’Asia, l’omosessualità era permessa e praticata). Il terzo dei  Cinque precetti  afferma che bisogna astenersi dai comportamenti sessuali non appropriati (“errati” in alcune traduzioni). Si intende non appropriato ogni comportamento che ostacola il praticante sulla Via del Risveglio. Nel caso di rapporti sessuali, è nocivo ogni comportamento che danneggia (fisicamente o psicologicamente) almeno una delle persone coinvolte, ogni comportamento che viene causato o causa attaccamento mentale. Il sesso, indipendentemente dal genere delle persone coinvolte, non viene visto come un peccato, come qualcosa di sporco, ma come un’attività naturale che va praticata con consapevolezza per evitare l’attaccamento al piacere. In breve, non vi è niente di sbagliato nel sesso; quello che è sbagliato è l’attaccamento ad esso e l’esserne ridotti in schiavitù, e allo stesso modo è sbagliato credere che il sesso possa portare ad una felicità duratura. Ciò riguarda originariamente i laici, in quanto nel buddhismo classico i monaci fanno il voto di astenersi da qualsiasi attività sessuale.

Per lo Zen, non vi è differenza di sostanza tra una persona risvegliata e un’altra non risvegliata. Ogni essere umano possiede la stessa natura originaria, detta natura di Buddha: siamo tutti fatti dello stesso impasto, e risvegliarsi significa capire per propria esperienza diretta ciò e che cosa veramente siamo, al di là di idee, concetti, credenze, opinioni, eccetera. Essere o non essere omosessuale è solo una discriminazione, è solo una verità relativa e assolutamente non riguarda la nostra natura originaria.

Per quanto riguarda i monaci in addestramento nei monasteri, essi sono totalmente concentrati sulla pratica del servizio giornaliero e della meditazione zazen e non è previsto altro tempo al di fuori di questo. Terminato il periodo di noviziato da uno a tre anni, è prevista una giornata libera ogni cinque giorni, dove i monaci si dedicano alla pulizia personale e alle relazioni sociali. Nei monasteri occidentali, è permesso anche uscire e il tempo libero non è regolamentato se non dai voti del monaco, che non entrano in merito all’omosessualità, ma all’uso del sesso e della sessualità in genere come attaccamento o come fonte di sofferenza per se e per gli altri. Se la   condotta sessuale non fa sorgere   attaccamento e non è   fonte di sofferenza, i voti non sono trasgrediti.

D. Come viene trattata e considerata la questione sull’identità di genere?

LTV: Su internet ho trovato una citazione da un libro di Léon Wieger sul buddhismo (Bouddhisme chinois, tome I) secondo la quale, se un monaco “si trova trasformato” in donna, ella non va espulsa ma viene fatta passare nella comunità delle monache; e allo stesso modo, se una monaca “si trova cambiata in uomo”, egli viene fatto passare tra i monaci.

D. Qual è il ruolo della donna nel mondo buddista, sia laica che monaca?

LTV: Nel buddhismo classico, una donna può diventare monaca, anche se originariamente le monache avevano un ruolo inferiore ai monaci. Tradizionalmente, una donna riceveva insegnamenti da un monaco ma mai vice versa.Nel buddhismo Mahayana, visto che la dottrina della natura di Buddha (v. sopra) è presente in tutti gli esseri, un uomo e una donna hanno la stessa possibilità di risvegliarsi al loro vero sé. Nonostante ciò, i sutra del Mahayana indiano hanno un atteggiamento vario rispetto alle donne. Alcuni addirittura negativo; in molti altri, invece, accettano le donne come Boddhisattva avanzati e prossimi Buddha (ad esempio, il Vimalakirti sutra ed il Srimala sutra).

Tuttavia, la capacità spirituale dello status delle donne non è ritenuta così elevata nella storia del buddhismo come lo è nello Ch’an, lo Zen cinese. Anche se, in molte raccolte di episodi Zen (scritte da monaci maschi) le donne compaiono spesso in modo anonimo, sono spesso delle donne a dare a un monaco una “lezione”, cioè, una spinta decisiva che risveglia in essi la determinazione a trovare l’assoluto e, in alcuni casi, una “scintilla” che porta direttamente il monaco alla realizzazione del Risveglio. Sono comunque noti diversi nomi di monache avanzate o maestre dello Ch’an: Zongchi (una degli eredi di Dharma di Bodhidharma); Lingzhao (figlia del famoso laico P’ang); Liu Tiemo; Moshan Liaoran (famosa maestra Ch’an); Miaoxin (una degli eredi di Dharma del maestro Yangshan); e altre. Il maestro Joshu (Chaochou in cinese) disse: “Se incontro qualcuno superiore a me, fosse anche una bambina di sette anni, gli chiederò insegnamenti. Fosse anche un vecchio di cent’anni, se è inferiore a me gli insegnerò.”

Nello Zen giapponese, i maestri Dogen (13. secolo) e Bankei (17. secolo) erano famosi di accettare come discepoli tutti, uomini e donne, monaci e laici, incoraggiando le donne ad andare oltre tutte le discriminazioni e risvegliarsi alla loro vera natura.

Nello Zen occidentale (americano ed europeo), non vi è alcuna discriminazione tra i sessi. Vi sono praticanti laici maschi e femmine, vi sono monaci e monache (nella stragrande maggioranza dei centri/monasteri, possono esserci presenti entrambi i sessi), maestri Zen e maestre Zen (ad esempio, Charlotte Joko Beck famosa per alcuni suoi libri).

D. Un omosessuale può essere accolto come monaco all’interno del mondo buddista? E come laico?

LTV. Per quanto riguarda lo Zen, assolutamente sì. Per lo Zen, le uniche norme etiche e morali sono i Dieci voti di Bodhisattva (non uccidere, non rubare, non abusare del sesso, non mentire, non annebbiare la mente, non giudicare gli altri, non elevare te stesso al di sopra degli altri, non mettere scompiglio nel sangha, non indulgere all’ira, non inquinare i Tre tesori: Buddha, Dharma, Sangha). V. anche Risposta 1.

5. Il buddismo storicamente quale evoluzione ha visto in materia di tematiche legate alle questioni LGBT ?

Oltre a quanto già detto in precedenza sullo Zen, aggiungo che nel buddhismo attuale esiste l’organizzazione Arcobaleno di praticanti buddhisti LGBT e non. Ho anche letto la storia di Michael Dillon, il primo transsessuale woman-to-man europeo e aspirante monaco (“Man-Made Monk”, Buddhist Tricycle).

D. Come viene trattata l’omosessualità come condizione all’interno del mondo buddhista?

Penso di aver già risposto a questa domanda nelle mie risposte precedenti, almeno per quanto riguarda lo Zen.

LTV. Come vengono trattati i casi di persone con identità di genere non allineata con il sesso di nascita nelle varie tradizioni?

Anche qui vale quanto già detto sull’omosessualità. Si vedano le risposte 1, 4, 5