Venerdì 30 maggio alle ore 18.30, aperitivo, 19.00, iniziò del dibattito, il Circolo culturale Lgbt, Harvey Milk, ospiterà nella sede Guado di Via Soperga 36, Milano, un incontro su storia del teatro Lgbt. Abbiamo intervistato Mario Cervio Gualersi, redattore di Pride e direttore artistico di Illecite/Visioni, festival di teatro Lgbt che si tiene a Milano. Sarà presente come ospite e relatore all’incontro, insieme a Danilo Ruocco e Pasquale Marrazzo.

Che cosa è il teatro a tematica Lgbt oggi e come è cambiato rispetto al passato?

Il teatro a tema lgbt rispecchia oggi i cambiamenti avvenuti nella società negli ultimi 50 anni. Se i temi erano un tempo legati all’emarginazione nella società, all’ostracismo da parte della famiglia, al senso di colpa, ai conflitti con la fede religiosa, alla repressione esercitata anche attraverso la psichiatria e il concetto di “malattia” o disordine mentale, tra gli anni 80 e 90 l’attenzione dei drammaturghi si e’ focalizzata sulle problematiche di coppia, sulle devastanti conseguenze dell’epidemia di AIDS, fino ai giorni nostri dove i temi sono legati al riconoscimento dei diritti civili, alle problematiche delle persone transessuali, la bisessualità, le nuove famiglie con genitori omosessuali, la prostituzione e la crescente importanza della tecnologia nel favorire incontri e conoscenze.

Quali sono i registi più rappresentativi di un percorso teatrale storico a tematica Lgbt?

Nel campo della regia in Italia non si può prescindere da Luchino Visconti, Peppino Patroni Griffi, Giancarlo Cobelli, ora scomparsi. Più vicini cronologicamente sono Giancarlo Sepe, Marco Mattolini, Piero Maccarinelli, Antonio Latella, Pasquale Marrazzo e Riccardo Reim. Poi personalità di registi/autori come Pippo Delbono , Danio Manfredini e Fortunato Calvino.

Come si presenta oggi il teatro a tematica Lgbt in Italia, quali le poetiche, le tendenze, le narrative affrontate?

Nel nostro paese la drammaturgia a tematica lgbt si occupa in prevalenza di vicende legate al rapporto di coppia, la fedeltà, il coming out in famiglia e sul posto di lavoro, la scoperta dell’omosessualità da parte di uomini/donne eterosessuali, la ricerca della gratificazione erotica attraverso social networks e chat, il legittimo desiderio di matrimonio e adozione, le discriminazioni che subiscono le persone transessuali.

Mario: dirigi anche Illecite Visioni, festival di teatro a tematica Lgbt a Milano. Quali sono le prospettive che ti sei dato e ti darai come direttore artistico?

Le prospettive di Illecite Visoni sono quelle di portare a conoscenza di un pubblico sempre più trasversale le tematiche lgbt attraverso il mezzo teatrale, facendosi strumento per convincere i teatri a inserire nei loro cartelloni spettacoli a tema che non devono essere più considerati di nicchia e solo concentrati nei festival di settore. Altra prerogativa e’ quella di continuare a offrire spettacoli di alto profilo artistico con un numero in crescita di valenti e noti attori e attrici che non esitino a confrontarsi con ruoli gay/lesbici.

Quale è oggi la risposta del pubblico, lgbt e non, verso un evento che mette in scena il miglior teatro contemporaneo a tematica Lgbt?

In attesa della terza edizione, la risposta del pubblico nei primi due anni e’ stata davvero incoraggiante: la sala del teatro Filodrammatici, promotore e organizzatore della manifestazione, sempre esaurita e partecipazione più che numerosa a tutti gli eventi collaterali in programma. Molto apprezzati i commenti e i pareri degli spettatori raccolti alla fine delle rappresentazioni.

C’è cosa chiede e cerca il pubblico dal teatro a tematica Lgbt?

Penso che il pubblico lgbt chieda di rivedersi in palcoscenico in maniera realistica e obiettiva, evitando gli estremi delll’autocompiacimento o della mera tolleranza da parte della società. Da una parte il confronto con la realtà dei rapporti interpersonali, amorosi e erotici, quella dell’aspirazione allo stabile rapporto di coppia, i conflitti familiari, l’omofobia, ma anche il desiderio di evadere, sognare e magari sorridere con vicende che escono da contesti più lontani geograficamente o socialmente.

Quali sono, oggi, i messaggi maggiori che passano attraverso il teatro a tematica?

I maggiori messaggi veicolati dal teatro a tematica penso siano oggi quella della sempre maggiore visibilità e integrazione nella società delle persone lbgt, la lotta contro tutte le manifestazioni di omofobia e bullismo, la caduta di ghetti e steccati tra etero, bi e omosessuali, il superamento dell’idea del sesso quale principale mezzo di comunicazione e conoscenza.

Come viene presentato e affrontato il personaggio Lgbt nelle scene teatrali e nelle opere oggi presenti e prodotte?

I personaggi lgbt sulle nostre scene vengono oggi presentati liberi da vezzi e stereotipi duri a morire sino a pochi anni or sono, quando gay era sinonimo di effemminatezza e superficialità. Al contrario vediamo uomini e donne calati nella realtà quotidiana e alle prese con i problemi della maggior parte di noi. Persiste qualche concessione al dramma, al senso di colpa, agli amori impossibili e a comportamenti estremi.

Possiamo parlare di prospettive del teatro a tematica Lgbt in futuro, anche nelle attese che ti poni come direttore artistico e giornalista?

Credo le prospettive future del teatro lgbt siano strettamente legate agli sviluppi, confidiamo in senso positivo, della società e di chi ci governa, operando con leggi coraggiose, iniziando la sensibilizzazione sin dalla scuola elementare e finanziando degnamente la cultura. Circa Illecite Visioni, il desiderio e’ quello di non farlo dipendere in futuro solo dai politici e dalle istituzioni locali (che sono costretti a massicci tagli finanziari in tutti i settori) ma trovando sponsor coraggiosi e perfezionando la risorsa del crowdfunding.

Che cosa differisce, se differisce, il teatro italiano a tematica Lgbt e quello europeo, internazionale?

Le maggiori differenze tra il nostro e il panorama europeo o quello americano rispecchiano il vissuto e le condizioni delle persone lgbt nei rispettivi paesi. Nel mio recente soggiorno a New York, sui palcoscenici di Broadway si vedono in scena famiglie composte da due padri o due mamme sposati e con figli, perfettamente inseriti nel contesto sociale. Negli Stati Uniti e Gran Bretagna non si contano registi, attori/attrici che hanno fatto coming out: in Italia si contano ancora sulle dita. Essendo quasi solo privato, in questi paesi il teatro e’ supportato da sponsor e autofinanziamento da parte della comunità lgbt.

Che cosa il teatro a tematica può dare culturalmente, socialmente e civilmente all’affermazione dei diritti Lgbt?

Penso che il teatro possa contribuire, in proporzione alla sua diffusione e sostegno, a rafforzare nelle persone gblt il diritto di aspirare agli stessi diritti che godono le persone eterosessuali, pur mantenendo la loro specificità. A rafforzare il desiderio del benessere psicologico e sentimentale, a trovare la forza e il coraggio di reagire a ogni sopruso e discriminazione, a individuare nella sfera politica e sociale chi e’ più disposto a schierarsi al nostro fianco per portarci agli standard ormai consolidati nella quasi totalità dei paesi europei.

Intervista a cura di Alessandro Rizzo