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Il CENTRO METAFORA

Il CENTRO METAFORA è uno spazio che offre consulenza, psicoterapia e formazione.

Una consulenza per fare chiarezza nei momenti di confusione.

Una psicoterapia individuale, di coppia o familiare per mobilitare le risorse necessarie nei momenti di stallo, di disagio e di ricerca di un equilibrio.

Un ciclo di formazione per sostenere un percorso evolutivo e dare forma alle proprie capacità.

Il Centro Metafora offre ai soci Milk tariffe agevolate su consulenze e percorsi psicologici (sconto del 15%).

Le persone interessate dovranno rivolgersi per un primo contatto/colloquio gratuito a Cinzia Favini, al seguente indirizzo mail cinzia.favini@milkmilano.com e insieme si valuterà quale possa essere il percorso adeguato.

Bisessualità e pansessualità for dummies

Il Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” di Milano, quest’anno, ha collaborato con altre realtà: il Gruppo Donna di Arcigay Milano, il blog Bproud.it, il collettivo universitario GayStatale. L’occasione è stata la Giornata per la visibilità bisessuale, istituita nel 1999 e fissata al 23 settembre, data della morte di Sigmund Freud (1856-1939): padre della psicanalisi e – soprattutto – scopritore dell’orientamento bisessuale nella specie umana.


Il 25 settembre 2016, due giorni dopo la suddetta data, l’incontro fra il Milk e le altre realtà menzionate si è tenuto presso la sede di Arcigay Milano, in via Bezzecca 3. L’organizzazione era stata curata soprattutto da Ilenia e Virginia. Alle ore 18:30, è cominciata l’accoglienza dei partecipanti; alle 20:00, ha avuto inizio l’evento vero e proprio.
L’esordio ha visto l’enunciazione della definizione di “bisessualità”: “attrazione fisica e/o romantica sia verso persone di genere maschile che verso persone di genere femminile”. La pansessualità è una sorta di estensione di questo orientamento che comprende anche persone “gender not conforming”. La serata è proseguita dando spazio alle testimonianze personali dei presenti.

Francesca, una delle due blogger di Bproud.it, ha raccontato la propria lenta e difficile scoperta di sé: dalle prime attrazioni per donne, che lei considerò “temporanee”, al matrimonio con un uomo, alla relazione con l’attuale compagna Silvia. Essere consapevole che, comunque, anche gli uomini continuavano a piacerle la mandò in crisi di identità: pensava di “dover scegliere”. Poi, grazia soprattutto a fonti straniere, scoprì l’esistenza della bisessualità. Il blog suo e di Silvia vuole proprio rispondere alla carenza di informazione sul tema in Italia.
Martina, socia del Milk, ha gradualmente scoperto di essere bisessuale fin da adolescente, perché attratta dalle proprie amiche. La sua difficoltà principale è stata distinguere fra un’amicizia femminile intensa e un vero desiderio passionale. La sua attrazione verso le persone transgender è una scoperta recente. Mentre la sua bisessualità non le ha mai creato problemi di accettazione o senso di inadeguatezza, il suo coming out come pansessuale ha generato reazioni di disgusto fra gli etero (“Vai coi trans?!”) e di diffidenza in altri (il solito “Sei confusa, devi deciderti”). Reazioni che l’hanno spinta sempre più verso l’attivismo LGBT.
Davide (membro del Milk) ha cominciato, anni fa, a praticare associazionismo in Arcigay come “etero friendly”. L’esperienza come attivista, però, l’ha portato a provare emozioni nuove, che gli hanno fatto ripensare il proprio orientamento sessuale. Ora, si dichiara “non binario” e afferma che i suoi sentimenti vanno al di là del sesso e del genere.
Virginia (Arcigay Milano – Gruppo Donna) è passata più volte dal dirsi “sono molto etero” al “sono molto lesbica”, prima di comprendersi meglio. Confrontandosi con ragazze lesbiche, si è resa conto che loro erano attratte dalle donne per via della loro femminilità, mentre quest’ultima, per lei, non era così rilevante. Lo stesso valeva nei confronti degli uomini. Si è innamorata di un ragazzo, che ha scoperto essere crossdresser. Da allora, Virginia ha cominciato a informarsi sulle sfumature di orientamento sessuale e identità di genere, fino a scoprire l’esistenza della pansessualità: l’attrazione per la persona, non per il sesso.
Ilenia (Arcigay Milano – Gruppo Donna) ha avuto a 27 anni la certezza di essere bisessuale, dopo averlo ipotizzato a lungo. La cosa non l’ha sconvolta. In famiglia, ha cominciato a fare coming out in modo “filtrato”, attraverso l’umorismo e le notizie al telegiornale. Fino a dichiarare: «Non mi innamoro in base al genere». Dato che, ora, sta con un ragazzo, la cosa più difficile è far capire ai genitori che non è “ritornata etero”…
Leonardo (Milk e GayStatale), fin dall’adolescenza, è attratto dal maschile in ogni sua sfumatura. La sua prima notizia dell’esistenza della bisessualità è venuta da un programma di Alda D’Eusanio, con un’impronta marcatamente morbosa e superficiale. Nel mondo maschile, ha trovato un po’ di reticenza, oltre alla pretesa che lui “si decidesse”. Finché, spinto dalla propria combattività, ha dichiarato: «Se la strada per fare militanza è questa, ebbene, IO SONO GAY!!!» Ciò ha comportato, da parte sua, una certa riluttanza ad ammettere la propria attrazione anche per le ragazze (vista come un “recedere” dal cammino fatto). Si è dichiarato bisessuale dopo un attento lavoro su se stesso, ricevendo però attacchi anche da attivisti, per il carattere “controverso” del suo orientamento.
Ciò ha spostato il discorso sulla bifobia: i pregiudizi negativi e le paure che ancora oggi la bisessualità può suscitare. Francesca ha messo in luce il fatto che molte lesbiche siano sicure che una bisessuale le tradirebbe, o che pretenderebbe di legarsi sia a un uomo che a una donna. Virginia ha riferito della propria bifobia interiorizzata iniziale (“Mi devo decidere”) e della malizia di chi la considerava – in quanto pansessuale – necessariamente promiscua. Per Leonardo, come si è visto, è stato necessario un secondo coming out. Per non parlare del famoso cliché “È solo una fase, una curiosità…”, sottolineato da Ilenia. Francesca ha riferito anche di momenti divertenti, regalati da etero: «Quando ho detto che stavo con una donna, X mi ha domandato: “Ah, ma… allora, sei una bisessuale NON PRATICANTE?» «Quando hanno saputo che la mia compagna era bisex, mi è stato detto: “Vedrai che ti lascerà…» ha riferito la sua ragazza, Silvia. Martina ha subito episodi di bifobia solo quando si è data all’attivismo; per il resto, ha dovuto incontrare i pregiudizi che dipingono la pansessualità come qualcosa di perverso e morboso. Attualmente, ha un* ragazz* crossdresser e genderfluid, cosa che ha portato qualcuno a disconoscere sia l’orientamento di lei (“Allora, sei etero!”), sia l’identità di genere del partner (“Beh, ma è praticamente un uomo!”).
La conclusione dell’incontro è approdata a un punto: per bisessuali e pansessuali, è arrivato il momento di aprirsi al mondo e creare una rete per ampliare le voci all’interno del mondo LGBT, in modo che i più giovani non debbano fare così tanta fatica a comprendere se stessi.

Video della serata: https://www.youtube.com/watch?v=2QD0mG_051k

Testo a cura di Erica Gazzoldi Favalli

Bisessualità e coming out

Rinviamo al link del video che riprende l’incontro “Bisessualità e coming out”:

Bisessualità e Coming out

Circolo culturale TBGL Harvey Milk (Presso la sede del Guado) – Via Soperga 36, Milano
Domenica 20 Marzo – Ore 19:00

Quanto conta il coming out della bisessualità dentro la propria vita? Come si può cominciare a farlo? Quali maggiori difficoltà si incontrano oggi rispetto alla visibilità di persone dichiaratamente omosessuali? Può rivelarsi un potente strumento per raggiungere maggiori possibilità di consapevolezza sia verso sé stessi che contro la bifobia? Restituisce maggiore armonia in famiglia sul lungo periodo? Quali effetti produce dentro il quotidiano di una persona? Viversi pienamente e in modo visibile può aiutare a prevenire lo stigma sociale dei vari contesti in cui siamo? E’ considerato un significativo punto di forza all’interno dell’attivismo LGBT?

Queste saranno infatti le domande cruciali alle quali si tenterà di dare una risposta, ciò verrà fatto tenendo conto del pressante grado di ostilità che ancora risiede in questo paese quando una qualunque persona inizia a sentirsi potenzialmente attratta verso più di un sesso e/o genere. Oltretutto tali interrogativi molto spesso emergono quando le persone, portatrici della loro diversità, si ritrovano da sole a dover affrontare continue discriminazioni, rifiuti, emarginazioni, abbandoni o derisioni dentro determinate realtà che dovrebbe invece fungere da via maestra o da supporto per la loro serenità e formazione. Inoltre è ormai evidente come l’orientamento sessuale di una persona, in questo caso la bisessualità, stia assumendo sempre di più una importanza decisiva e determinante, proprio per la libera scoperta dei propri sentimenti e della propria affettività non binaria, all’interno di artificiose norme precostituite e imposte dall’esterno. Attraverso l’analisi multidirezionale, storico-culturale e politico-sociale di presente e passato, tali fenomeni meritano una approfondita riflessione soprattutto per l’importanza che essi ricoprono se collocati all’interno della società attuale.

Interventi e relatori:

– Massimiliano Carta (attivista MigraBo LGBT)

– Raffaele Yona Ladu e Luigia Sasso (attivisti LGBT, fondatori dell’associazione Lieviti di Verona, responsabili dello sportello.bisessuale su Skype)

– Davide Amato (attivista Milk Milano LGBT e responsabile del “Progetto Bisessualità”)

Generazioni consapevoli ed epigoni edipici

Uno spettro si aggira nel mondo LGBT: lo spettro del Queer. Tutti gli epigoni della vecchia guardia si sono coalizzati in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: bigotti e beghine, teorici Gay, transessuali binari, giornalisti in cerca di mestiere, tifosi sportivi, sciure al mercato. È ormai tempo che la nuova generazione esponga apertamente in faccia a tutto il mondo il suo modo di vedere, i suoi fini, le sue tendenze, e che contrapponga alla favola dello spettro del Queer un manifesto basato sulla realtà della pluralità delle esistenze.

La conquista della generazione precedente è stata l’iclusione, quella dei suoi epigoni la cooptazione. Difatto buona parte del mondo gay e trans basa la propria definizione in negativo rispetto alla norma ma senza minimamente criticarla, anzi, facendosene gregario e portaborse.

Qualunque manifestazione di identità non conforme viene riportata nell’alveo del non risolto o addirittura della malattia mentale o della perversione sessuale, fino alla negazione dell’esistenza ( I bisessuali non esistono…peccato dover sfatare un mito gay e dire che in Memorie di Adriano il protagonista era bisessuale e ad affermarlo è la stessa Yourcenar in “Ad occhi aperti”) poiché tutto ciò che contraddice la teoria va eliminato. Si arriva, nell’apice del delirio, a dire che ciò che non è conforme è frutto di un’invenzione. Tutte queste argomentazioni sono quelle che le stesse vittime avevano subito e che ora, una volta incluse, ripropongono a chi non è “normale”.

La società è sintesi che esprime una norma”. Ciò che è più avversata da questi epigoni è la pericolosa tendenza a mostrare una volontà di autodeterminazione perché potrebbe confondersi con la scelta di essere in un determinato modo e non una inevitabilità, una naturalità. La paura delle teorie riparative è ancora viva in loro.

Hanno paura della confusione, del dissolvimento delle norme che li lega, finalmente, alla società. Quelli che volevano essere dei rivoluzionari sono diventati avvocati e notai. Comprendere come dei mediocri protestatori confondano “l’indossare la gonnella” per protestare in piazza (giustamente ma in una sede in cui era scandaloso ma riconosciuto facente parte del gioco) con la rivoluzione del vivere ogni giorno contro le regole sociali fornisce la misura della piccolezza di queste menti. La mancanza di empatia e rispetto per le persone transgender e per alcune categorie come i crossdresser definiti come travestiti, come se non avessero una complessità che si traduca esternamente, sfiorano la crudeltà in nome di una lotta politica che non ha più contatto con la situazione reale. La circolazione di idee, lo sviluppo della tecnica, la continua discussione nella psicanalisi costantemente forniscono strumenti per conoscersi e definirsi. Definirsi è dare qualità alla propria vita. Chi scrive non ha ricevuto nessun tipo di amore perché non é stato compreso né aveva parole per farsi comprendere ma, avendole trovate, non accetta che nessuna società e tantomeno dei cattivi padri di una causa liquidino quella che è la più grande rivoluzione come un’invenzione, un capriccio, travestitismo o altro. Mentre queste persone si guardano l’ombelico soddisfatte la teoria queer fa il giro del mondo, in questi giorni la comunità sudamericana si stà interrogando sulla propria interpretazione di queer alla faccia di chi l’ha definita un’imposizione fascista statunitense e non ha visto il formarsi di generazioni consapevoli. Quello che non viene compreso è che la lotta è per l’autodeterminazione ed è inclusiva di qualunque essere umano e non riguarda solo il sesso o il genere ma la libertà di portare la propria unicità in una comunità che non fa differenze.Se queste persone non comprendono che le cose cambiano allora devono farsi da parte, devono rassegnarsi al fatto che, come padri di un movimento, stanno morendo e possono scegliere di farlo come i padri che amiamo, lasciando un’eredità di cambiamento, o come dei vecchi egoisti, criticando, deridendo e cercando di fermare la vita e venendo, metaforicamente, uccisi dai figli.

Ethan Bonali

Bifobia: la scomoda e taciuta verità (Seconda parte)

clicca qui se non hai letto la prima parte

Il quesito si rende ancora più interessante se rapportato all’ormai assodata e solida conoscenza scientifica dell’orientamento sessuale, visto come un continuum oscillatorio di variazioni, all’interno del quale una certa parte di popolazione si rispecchia naturalmente e cerca di adattare sé stessa ed i propri affetti tenendo pure conto dei climi di contraria interferenza, dati da vari contesti, e dei difficili momenti della vita. Di conseguenza viene pure facile dedurre come: “quanto più saranno alti e frequenti i gradi di continua emarginalizzazione familiare, scolastica, comunitaria e di stigma sociale, tanto più la persona, che tenta faticosamente di riscoprire la propria bisessualità, inizierà con il tempo ad autoconvincersi di essere stata lasciata completamente sola ad affrontare il proprio futuro e di dover così imparare a sopravvivere senza punti concreti di supporto e di riferimento”.
La stessa dinamica possiamo riconoscerla in altri periodi storici dove il tutto avveniva a sfavore di uomini e donne apertamente omosessuali, solo che invece di aver assimilato pienamente tali esperienze, proprio per imparare ad aiutare civilmente le persone più disagiate, oggi si utilizza queste per riprodurre inconsciamente gli effetti delle medesime fobie interiorizzate verso altri orientamenti sessuali.
Successivamente si può riscontrare come persone, sempre non bisex e quindi dichiaratamente omo, stilino una precisa caratteristica di “bisex immaturi” secondo la quale vengono identificate come tali tutte le persone che, non avendo ancora avuto una relazione con un “maschio” per svariate motivazioni, si troverebbero quindi dentro una fase possibilistica destinata a concludersi dopo la priva vera storia con un uomo. E’ ovvio come dovendo tralasciare per un attimo le evidenti e leggibili considerazioni di puro risentimento emotivo, quindi lungi dall’essere obbiettivamente serie, si riscontri invece il tentativo indiretto di voler imporre delle direttive su come una persona, riscopertasi da sé bisessuale, dovrebbe necessariamente relazionarsi per potersi poi ritenere degna di far parte della nuova norma dominante. Il tutto ovviamente si svolge dentro l’erronea convinzione di trovarsi di fronte a una persona, considerata confusa a priori e senza aver minimamente provato ad ascoltata, e essendo totalmente ignari del fatto che oltre a minare la sua libertà di espressione, con continue esternazioni prive di senso, l’orientamento sessuale e la sua riscoperta si manifestano sempre in tempi e modalità differenti proprio a seconda della persona in quanto tale o dal tipo di accoglienza che essa riceve dentro gli ambienti sociali frequentati.
Altre idee abbastanza interessanti si possono infine individuare dentro la definizione di “bisex dissociati” riferita, sempre da persone solo omo, a tutte le altre di sesso biologico maschile che, pur restando all’interno di relazioni o matrimoni etero di copertura, non sono apertamente dichiarate e dicono di vedere il rapporto sessuale con un maschio solo come una semplice e passeggera trasgressione. Con tale punto inizialmente si potrebbe pure rimanere concordi in parte, peccato se non fosse per il puro fatto che oggi parlare con assoluta certezza in questi casi di bisessualità, senza conoscere adeguatamente ogni singola situazione, sarebbe davvero un enorme passo falso. E in effetti non è necessariamente detto che tali persone siano proprio bisessuali, questo in quanto le questioni “matrimoni riparatori” o “relazioni etero di copertura” riguardano in realtà un campo molto più vasto di persone indipendentemente dalla libera esplorazione del loro orientamento. Ciò accade in quanto ancora oggi purtroppo, soprattutto in contesti come il Sud Italia o province dell’estremo Nord, l’educazione maggioritaria prevede che l’unica forma validante della propria identità sessuale rimanga solo la relazione etero-normativa formata da un uomo e una donna. Da ciò consegue che qualunque variante di essa, o tentavi di manifestarsi diverso da essa, venga automaticamente vista come una minaccia e spesso soppressa con azioni fisiche o psicologiche abbastanza devastanti.
Dovendo concludere è evidente come bisognerà prendere atto di trovarsi di fronte alla necessità di dover iniziare a cooperare seriamente insieme, di abbandonare assurde logiche di contrapposizione o di protagonismo, di esaltazione dei propri anni di attivismo, e creare un ambiente dove ogni diversità umana possa finalmente vivere spettandosi civilmente con tutte le altre e senza vedersi ogni volta vincolati a doversi difendere per il semplice fatto di poter essere sé stessi.

Testo di Davide Amato

Bifobia: la scomoda e taciuta verità (Prima parte)

Da ormai vario tempo e sin dal passato si sente sempre parlare di un ennesimo e macabro aborto irrazionale, sotto-prodotto della mente umana, che alberga arcaicamente incontrastato e silente sia dentro una certa parte ristretta di una più ampia comunità Italiana formata da persone dichiaratamente gay o lesbiche, alcune impegnate all’interno dell’attivismo di militanza, sia dentro una eletta pseudo maggioranza eterosessuale intenta a rivendicare ogni genere di ostilità verso qualunque altro tipo di orientamento sessuale o identità di genere. Autoproclamatesi entrambe portatrici di uniche e inviolabili idee artificialmente costruite, di normatività e normalità della sessualità umana, queste realtà stanno tentando, con pericolosa ingenuità, di veicolare dannosi messaggi di pregiudizio e discriminazione verso un’altra mirata categoria di persone dichiaratesi potenzialmente attratte verso più di un sesso e/o genere. Tale azione cela e maschera una amara verità tenuta spesso sotto la coltre del silenzio più cieco: stiamo infatti parlando dell’ormai evidente fenomeno della Bifobia.
Esso origina e si sviluppa con caratteristiche praticamente quasi uguali e della medesima intensità, se non a tratti peggiore, di altre forme perverse di irrazionalità quali l’omofobia sia socio-culturale che interiorizzata. Interessante poi osservare come questi appaia con in più la particolarità aggravante di riferirsi specificamente ad una medesima riproduzione ciclica delle manifestazioni di ostilità e forme di disgusto che prima si incentravano solo ed esclusivamente verso le iniziali espressioni, in epoche storiche, dell’omosessualità o di alcune minoranze etniche.
Oltre alla sua forma principale le altre molteplici cause di esso sono da ricercare dentro una disinformazione generalizzata riguardo la bisessualità in senso ampio, scarsissima conoscenza se non per immaginari stereotipati già preesistenti e autoalimentati verso le persone bisessuali, una insistente confusione concettuale fra persone coinvolte in relazioni clandestine o doppie vite occulte e altre invece dichiaratamente visibili con rapporti apertamente ufficializzati, forme di misoginia maschilista prima introiettata e poi riversata specificamente a persone bisessuali di sesso biologico femminile e/o transgender e transessuali, patologizzazione e medicalizzazione verso persone intente a riscoprirsi attratte affettivamente da più di un sesso e/o genere, casi di abbandono e isolamento sin dall’adolescenza di persone che cercano di parlare apertamente della loro diversità con coetanei in ambienti sociali e in famiglia, errate applicazioni di tesi Freudiane sulla presunta presenza di complessi edipici irrisolti come già avveniva in passato per persone omosessuali, storie inventate sugli stati dei perenni loop di indecisione con retorico ritornello della classica frase “stare con un piede in due scarpe”, incessanti interpretazioni fantasiose di mere fasi transitorie della crescita di alcune persone che dovrebbero poi intraprendere corrette vie prestabilite di binarismo fissato solo verso l’eterosessualità o solo verso l’omosessualità.
A tali presupposti vanno successivamente aggiunti la presenza del culto di violenza verbale all’interno di alcuni commenti sui principali social network, oggi in circolazione, e soprattutto la totale devianza di folli argomentazioni dentro alcuni forum di discussione. In particolare incuriosisce come addirittura in alcuni casi si passi all’identificazione di “bisessualità normale”, da parte di persone non bisex e dichiaratamente omosessuali, considerando aprioristicamente come tali solo altre persone che riportano di aver avuto relazioni durature con entrambi i sessi. Infatti data la questione che da sempre ogni singola persona, più o meno fortunata di altre specie se collocata dentro un contesto difficile e caotico come l’Italia, proprio per la sua oggettiva diversità, e secondo un suo intimissimo background storico e familiare, si trovi in condizioni relativamente serene di poter riscoprire così il proprio orientamento sessuale o la propria identità sempre in modo del tutto soggettivo, allora viene automaticamente da domandarsi quale sia il minimo comune denominatore o “patentino” per prima autodefinirsi e poi definire gli altri, in assoluta onniscienza, come “normali” o completi.

clicca qui per leggere la seconda parte

Testo di Davide Amato

Nasce il progetto Milk “Visibilità bisessuale”

Specificamente al tema della bisessualità, appare oggettivamente evidente come dentro la realtà attuale sia ancora presente una dirompente e ampiamente manifesta ostilità verso le persone bisessuali o percepitesi come tali. Ciò accade proprio in quanto il pregiudizio, soprattutto socio – culturale, legato alla scarsissima conoscenza di tale variante della sessualità umana dentro la società Italiana, all’assenza di una adeguata e efficace strategia formativa comune in merito alla sua esistenza ed accoglienza, il mancato riconoscimento di essa come naturale orientamento sessuale al pari di altri oggi conosciuti, resta proveniente soprattutto da una larga parte di popolazione con conseguenti effetti significativamente devastanti.
Questo processo attualmente in corso rende ancora molto arduo poter intravedere possibilità concrete per riuscire a riscoprire serenamente il proprio orientamento sessuale, quindi attraverso la propria personale esplorazione, specie se questo implica poi l’eventuale sua manifestazione all’esterno e il corretto sviluppo, sia in età adolescenziale che adulta, di una propria dimensione sentimentale- erotico-affettiva verso più di un sesso o genere.

Da qui nasce l’iniziativa sia necessaria che tanto attesa di avviare la formazione di un gruppo aggregativo – sociale il quale abbia come finalità e obbiettivi:

– Promuovere al suo interno la riscoperta e consapevolezza di sé e della diversità attraverso percorsi di comunicazione, socializzazione, scambio di opinioni su argomenti comuni, assertività, ascolto attivo, empowerment, condivisione delle esperienze in favore della promozione di una progettualità politico-culturale che miri alla valorizzazione della visibilità delle persone bisessuali

– Sviluppare una nuova specificità formata da persone volenterose, talentuose, disinteressate al personalismo o alla carriera personale e pronte ad unirsi sotto una causa comune per realizzare progetti e iniziative rivolti alla collettività in merito alla bisessualità

– Organizzare meeting and consulting, preventivamente programmati, tramite l’ausilio di collegamenti Skype con organizzazioni queer, in particolare con l’associazione Lieviti di Verona, per breafing, scambio di conoscenza esperienziale, inviti per giornate di raduno e aggiornamenti su nuovi interventi comunitari da attuare sul territorio

– Affrontare tematiche legate al coming out e all’orientamento sessuale con particolare e specifico riguardo per la bisessualità in tutti i suoi aspetti: attuale, storico, culturale, artistico, sociale, religioso, lavorativo, relazionale, intra e interpersonale, familiare, affettivo

– Compiere appurate analisi degli effetti legati al fenomeno della bifobia, dello stigma sociale e del bullismo bifobico in ambito adolescenziale, fra persone dello stesso sesso e sesso opposto, in età adulta, tra coetanei, modalità in cui essi si manifestano all’interno e all’esterno della stessa LGBT community per elaborare nuove strategie di prevenzione

– Avviare delle consulte su nuove proposte per mettere in campo azioni di maggior salvaguardia e tutela verso la visibilità delle persone bisessuali in vari ambiti

– Estendere collaborazioni con atre associazioni multiculturali, LGBT comprese, per avviare discussioni e confronti frontali in ambiti istituzionali e pubblici tramite giornate dedicate al tema della bisessualità

Progetto Bisessualità

Descrizione:

Tale realtà si sviluppa conseguentemente dalla vitale necessità da parte del gruppo “visibilità bisessuale” di presentare delle risposte concrete a questioni di conflitto lasciate irrisolte all’interno dell’attivismo LGBT. Inoltre l’iniziativa si rivela assolutamente necessaria per portare avanti azioni, soprattutto politiche, dentro il territorio per ristabilire principalmente il risalto della sigla “B” rimasta completamente prima offuscata, poi disattesa e infine esclusa sia da tutele che dalla dovuta sua promozione socio-culturale al pari delle altre realtà esistenti.

Obbiettivi:

– Rivendicazione della realtà bisessuale attraverso l’avviamento di un processo costante e continuativo di decostruzione riguardo a stereotipi e pregiudizi ancora legati sia all’orientamento sessuale in questione che all’affettività da esso derivante

– Avviare consultazioni interne al gruppo con l’intendo di ideare e proporre iniziative rivolte al confronto con la realtà LGTB su argomenti attinenti allo specifico tema della bisessualità

– Costruire una mission comune tramite raccolta e scambio democratico di idee e opinioni su possibili modalità di intervento dentro il territorio

– Decidere le linee guida più efficaci per la promozione del coming out e dalla visibilità bisessuale all’interno dei vari ambiti socio-relazionali

– Stabilire date e giornate per incontri culturali, sulla bisessualità, aperte al pubblico

– Ideare possibili progetti per il contrasto della bifobia in ambito familiare, scolastico, lavorativo e sociale

– Programmare attività di consulta con altre associazioni LBGT sparse sul territorio tramite utilizzo di video-chat per possibili collaborazioni

– Compiere azioni di pubblicizzazione di tutti gli eventi attraverso l’ausilio di social network e/o in alternativa tramite attività di volantinaggio e presidi

– Svolgere eventuali attività di autofinanziamento tramite l’organizzazione di eventi con possibilità di accogliere e proporre libere offerte contributive o vagliando pure l’ulteriore opzione crowdfunding

Responsabile progetto: Davide Amato
Mail: bisessuali@milkmilano.com

Scuola Zen di Shiatsu: convenzione per il Milk

Da qualche tempo ormai la Scuola Zen di Shiatsu del Monastero Zen Ensoji – il Cerchio di Milano offre al Circolo TBGL “Harvey Milk”, una delle realtà più dinamiche del mondo TBGL italiane, una convenzione grazie alla quale ogni socio del circolo può usufruire di uno sconto del 10% su tutti i corsi che la Scuola Zen di Shiatsu propone e di uno sconto pari a 10€ su ogni trattamento shiatsu spendibile al Centro Trattamenti del Cerchio.

Questa iniziativa si inserisce in una storia felice di collaborazione tra il monastero buddhista milanese, di tradizione Zen, che da più di vent’anni offre a tutti i milanesi un luogo di pace in cui è possibile imparare ed applicare degli insegnamenti secolari orientali per apprendere una via per la propria serenità, ha già collaborato con il circolo nell’allestimento di un incontro, il 22 Novembre 2013, in cui Libor Tenryu Vesely, monaco e insegnante di Dharma di questa scuola, ha espresso il punto di vista del buddhismo Zen riguardo alla condizioni di omosessualità e transgenderismo, mostrando così il volto di una tradizione religiosa aperta verso ogni tipo di esperienza di vita, di fronte alla sempre maggiore intolleranza e al fanatismo omotransfobo dei militanti di altre religioni, che ha sempre di più mostrato, negli anni, la propria virulenza. Qui possiamo ritrovare la recensione, in questo sito, dell’evento in questione: http://www.milkmilano.com/?p=5127

Oggi invece è la Scuola Zen di Shiatsu, che al Cerchio, in via Crollalanza 9, è nata ed ha sede, che con questa promozione offre ai soci Milk la possibilità di conoscere l’ tecnica di conoscenza di sé stessi dell’estremo oriente per la salute del proprio corpo e della propria mente che porta ai milanesi da più di venticinque anni.

Lo Shiatsu (dal giapponese Shi = dito e atsu = pressione) è una tecnica di meditazione corporea che si basa sulla pressione perpendicolare, mantenuta e costante del pollice, delle dita, del palmo, del pugno e del gomito lungo dei percorsi energetici identificati dalla medicina orientale chiamati meridiani. Lo Shiatsu sviluppato dalla Scuola Zen del Cerchio deriva dal lavoro del maestro Shizuto Masunaga (1925-1981) e coniuga la via di cura del trattamento energetico Shiatsu con i principi della filosofia Zen, sviluppando dal trattamento energetico una via per la conoscenza di sé stessi e degli altri. Nell’elaborazione dello Zen Shiatsu, Masunaga unisce la visione psicologica moderna e quella profonda della filosofia Zen, creando una via completa per la ricerca di un equilibrio interiore e di una vita all’insegna della pace e della salute.

La convenzione sviluppata con il Circolo Milk intende aprire lo Zen Shiatsu ad un circolo che lotta da anni per rappresentare le persone LGBT a Milano e, attraverso le sue iniziative culturali e l’attività dei gruppi di auto-mutuoaiuto (AMA) aiuta le persone ad agire nella società nell’orgoglio della propria identità, offrendo la possibilità, tramite il Centro Trattamenti e la Scuola, che insegna attivamente a praticare lo Zen Shiatsu, di apprendere una via per l’approccio con sé stessi e con gli altri lontano da ogni idea preconcetta e da ogni pregiudizio.

Per maggiori informazioni sulle nostre iniziative: http://scuolazenshiatsu.it/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/ScuolaZenShiatsu/?fref=ts

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Teatro
Una domenica al mese, con Alessandro Martini
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Meditazione
una volta al mese, di giovedì, alla Sede Guado
per info: meditazione@milkmilano.com

AMA Relazioni Affettive
un martedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: ama@milkmilano.com

AMA Identità di Genere
un giovedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: transgender@milkmilano.com

Eventi Culturali
per info: Marco D'Aloi
vice@milkmilano.com

Sportello TiAscolto
per info: Stefano Ricotta
tiascolto@milkmilano.com

Progetto Bisessuali
per info: Davide Amato
bisessuali@milkmilano.com

Progetto Crossdressing
per info: Sabrina Bianchetti
crossdressing@milkmilano.com

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    Il MILK è un’associazione aperta a tutti, quindi anche a te! Vogliamo affrontare la realtà TBGL milanese a 360 gradi, in svariati campi e organizzando manifestazioni culturali e politiche che possano arricchire l’intera comunità cittadina. Intendiamo operare anche nell’ambito del benessere della comunità, sostenendo in primis (ma non solo) attività di collaborazione diretta con chi si occupa di lotta e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, in qualità di associazione di cultura omosessuale, vogliamo rivolgerci alla comunità GLBT fornendo spazio che sia luogo di aggregazione e confronto.

    «La speranza non sarà mai silenziosa» Harvey Milk
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    «Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese» Harvey Milk
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