Archivi per la categoria ‘TRANSIZIONARIO’

L’omoaffettività delle persone transgender

Il 18 maggio 2017, presso la sede de “Il Guado” (via Soperga, 36) a Milano, ha avuto luogo il primo di una serie d’incontri mensili dedicati dal Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” a “Transgenerità: cultura e autocoscienza”. Questo inizio s’intitolava: “L’omoaffettività delle persone transgender”.

Sylvia Rivera (New York, 1951 – New York, 2002)

            Il senso dell’evento è stato introdotto da Monica Romano. Ha spiegato come spesso siano altri a parlare delle persone transgender dall’esterno: da qui, la necessità di raccontarsi in prima persona, per palesare ciò che si vive, senza filtri accademici o pregiudiziali. Questo è ciò che s’intende per autocoscienza. Monica è approdata all’argomento della serata, citando la famosa Sylvia Rivera, protagonista della rivolta di Stonewall (New York, 1969). Sylvia era trans-lesbica e lo era “fuori dai percorsi canonici”, dato che rifiutò la medicalizzazione. 

            Nathan Bonnì, presidente del Milk, ha invitato Monica a dare alcune delucidazioni ai “volti nuovi” presenti. La Romano, pertanto, ha fornito cenni storici. Ha menzionato la legge 164/1982, che regola la riattribuzione del sesso. Era all’avanguardia per l’epoca, ma insufficiente, rispetto alle istanze delle persone con un’identità di genere fluida, un orientamento sessuale non etero o che non vogliono/possono accedere alla medicalizzazione. Secondo la suddetta legge, infatti, la riattribuzione del sesso e del genere anagrafico deve essere autorizzata da un tribunale, che può anche ordinare una consulenza psicologica. Sempre la 164 prevede lo scioglimento automatico del matrimonio, in caso di transizione, a prescindere dalla volontà dei coniugi.

            Monica ha spiegato anche la differenza tra i termini “transessuale” e “transgender”, dal punto di vista politico. Il primo è stato imposto da fuori; il secondo si è affermato all’interno del mondo T, per autodesignarsi. È importante anche ricordare, come lei ha fatto, che non tutti i percorsi di transizione seguono il binario “maschile-femminile”. Una donna transgender può comunque mantenere un look “mascolino”, per esempio. La Romano ha precisato che la conversazione non sarebbe stata “compiacente”: essa avrebbe dovuto esprimere tutto ciò che si pensava, senza paura di turbare o scandalizzare. Dopo Monica, ha preso la parola Laura Caruso. Quest’ultima ha spiegato le parole della Romano circa la “conversazione non compiacente”: durante gli incontri del Gruppo AMA – Identità di Genere, sorgevano spesso istanze di tipo politico, non adatte però a quel contesto (di sostegno psicologico). Da qui, la necessità di incontri diversi, riguardanti l’autocoscienza. La Caruso ha poi esposto il proprio punto di vista sulle “etichette”, ovvero sulla terminologia assai variata che caratterizza il mondo LGBT e che può portare a confusione. Oltre a questo, è un dato di fatto che le definizioni vadano strette anche ai diretti interessati. Laura aveva menzionato il caso di una persona etero di sua conoscenza, appassionata di battaglie LGBT, ma colta alla sprovvista davanti al termine “bifobia”: la tendenza a considerare i bisessuali dei “confusi” o “omosessuali che non si accettano” («Perché abbiamo tutti la presunzione di sapere chi siano gli altri»). Si torna dunque al problema iniziale: quello delle persone transgender troppo spesso oggetto di narrazione, anziché soggetto. Ciò le espone a questo tipo di presunzione.

            Monica Romano ha raccontato del proprio vivere al femminile da vent’anni e delle proprie storie d’amore a lungo termine, con uomini e con donne. Ciò ha portato lei (come altre persone T) a doversi “giustificare” continuamente: «Se ti piacciono le donne, allora non sei davvero donna»; «Lei sta con te perché, sotto sotto, ti vede uomo»; (da parte di donne lesbiche) «Ma ti sei messa con quella lì? Prima, era un uomo!» Il discorso di Monica si è poi spostato sulle aspettative “da film porno” che certi uomini hanno davanti alle coppie saffiche e sugli inconvenienti dell’essere lesbica (a prescindere dalla “T”).

            È arrivata, a questo punto, la “domanda delle domande”, introdotta da Laura: «Se ti piacciono le donne… perché hai scelto di transizionare?» La Romano ha raccontato d’aver dato spiegazioni diverse volte, ma che esse non convincevano. Ne ha concluso che, secondo la società, chiunque si leghi a una persona T “non va bene”. Se il partner è un uomo: «Ma, allora, sei gay!» Se è una donna: «Ma lei, prima, era un uomo!» Da tutto questo, si evince come il binarismo non sia solo un problema teorico-filosofico, ma assai pratico.

            Monica Romano si è definita pansessuale: ovvero, la sua capacità d’innamorarsi non è limitata dalla forma dei genitali o dal genere dell’altr*. Riprendendo il discorso, Laura ha aggiunto che avere un orientamento sessuale monodirezionale può essere certamente “limitante”, ma che bisogna anche fare i conti con le proprie pulsioni. L’orientamento non è una scelta e non tutti sono pansessuali. La Caruso si definisce semplicemente “lesbica”; ma ha dichiarato anche che ogni orientamento è legittimo. La riflessione ha incluso anche il fatto che sia difficile definire il “grado di mascolinità/femminilità” in base ai genitali («Mio zio con la vagina non è più femminile di me!»).

            Laura si è comunque posta spesso un interrogativo tipico delle donne trans-lesbiche in fase di auto-indagine: «Se mi sento donna, perché mi piacciono le donne?» Questa domanda le ha causato molti conflitti interiori.

            A questo punto, è stata introdotta anche la distinzione fra persone T “primarie” e “secondarie”, in base alla precocità dell’autoconsapevolezza. La Caruso, pur avendo transizionato tardi, si definisce “primaria”, perché fin da bambina si rendeva conto della propria femminilità. Purtuttavia, ha trascorso lungo tempo in una condizione socialmente “al top”: quella di “maschio bianco eterosessuale con famiglia e indipendenza economica”. Ciò ha portato i presenti a osservare quanti tipi di discriminazione esistano ancora, a prescindere dalla “T”. Spesso, gli uomini evitano le persone transgender, per paura di essere considerati gay. Le donne si pongono più raramente questo problema. È il maschio a rischiare di perdere uno “status sociale perfetto”.

            Allora, perché si transiziona? Laura ne ha parlato come di “necessità”: «Non è coraggio, è disperazione. Si arriva a un punto in cui ci si dice: “Piuttosto che invecchiare da uomo, preferisco morire”». In quello stato, non si ha più alcunché da perdere.

            La Caruso ha citato alcune frasi che si è sorbita da parte di rinomati psicologi: «Quindi, lei vuol rifarsi una vita con un uomo?» (Come si è detto, lei è lesbica); «Ma, a casa, chi è che cambia le lampadine?»; «Allora, in cosa si esprime la sua femminilità?» A questa, Laura rispose con un sorriso beffardo, indicando se stessa. Esperienze come queste indicano quanto sia aberrante pretendere di capire le persone studiando argomenti sui libri (e decidere del loro destino in base a questi).

            A quel punto, è stata la volta di Nathan Bonnì. Le sue esperienze da liceale hanno visto professori bullizzare anche persone cisgender, in base al loro look («Questi capelli sono troppo corti!», detto a ragazze). Per una persona T che non vive in un contesto consapevole delle minoranze sessuali, scoprirsi e capirsi è difficile. Nathan viveva perciò come una femmina etero. Venne a conoscenza del mondo transgender grazie a serie televisive americane. Seppe dell’esistenza del trans-lesbismo prima ancora che di quella degli FtM.

            La sua prima relazione (con un ragazzo etero) fu tutto sommato felice, perché il partner aveva in qualche modo intuito l’essenza di Nathan. Col tempo, anche le sue fonti di informazione sul mondo T aumentarono. Non trovò però molti esempi di FtM gay; Bonnì è stato un pioniere di se stesso, in questo senso. I suoi primi contatti su GayRomeo furono molto prudenti, dato che lui non si riconosceva nello stereotipo di maschio qui proposto. Dichiararsi “flessibile” lo portava a esser visto come “lesbica”. Quando aveva relazioni con uomini gay, questi venivano spesso classificati come “bisessuali”, pur non essendolo. Anche la sua famiglia aveva difficoltà ad accettare il suo genere e orientamento, perché lo aveva sempre visto come una “ragazza etero”.

            A questo punto, è stata introdotta la questione del “passing”: la capacità di farsi riconoscere come appartenente al genere d’elezione. Il passing è stato difficile per Nathan, quando si trovava in coppia gay (veniva sovente percepito come “la donna”). Ciò non succedeva, però, quando era in compagnia della madre, o in altri contesti.

Per comprendere situazioni sentimentali come quelle di Nathan, occorrerebbe dunque disgiungere la mascolinità dall’eterosessualità. Essere gay non significa non essere uomini.

È stato curioso osservare come un uomo (spesso) rifiuti un partner FtM per una questione di genitali, mentre le donne disdegnano prevalentemente i suoi caratteri sessuali secondari (assenza di barba e peluria, ecc.). Anche fare coming-out sul posto di lavoro non è idilliaco, non foss’altro che per via di quel che recitano i documenti. Una possibile soluzione sarebbe l’introduzione del cambio di nome senza medicalizzazione. Ora che è stata approvata la legge Cirinnà sulle unioni civili, nessuno potrebbe più paventare che “tutti mutino genere anagrafico per accedere al matrimonio con persone dello stesso sesso”.

 

Testo a cura di Erica Gazzoldi, basato sul verbale di Andrea Sabrina Bianchetti.

Niccolò Tommaseo e la prostituzione

Cari Lettori e Care Lettrici vedo dalle visite che seguite con attenzione il TRANSIZIONARIO: questo mi fa un enorme piacere, ed è uno stimolo per continuare… Mi avvicino alla chiusura del lungo post sul termine “prostituzione” (importante vista l’attività di assistenza che il Milk ha deciso di intraprendere per i/le sex workers con le “ronde del té”) parlandovi delle origini del termine e dei suoi recenti trascorsi semantici.

La parola “prostituzione” deriva dal verbo latino prostituĕre (pro, “davanti”, e statuere, “porre”), e indica la situazione della persona (in genere schiava) che non “si” prostituisce, ma che, come una merce, viene “posta (in vendita) davanti” alla bottega del suo padrone. Questa origine richiama quindi la condizione storicamente più abituale della prostituta, la quale non esercita autonomamente la sua professione, ma vi è in qualche modo indotta da soggetti che ne sfruttano il lavoro traendone un proprio guadagno (i cosìddetti “protettori”).

Niccolò Tommaseo (nella foto) fissò una distinzione fra meretrice e prostituta: la prima guadagna del corpo suo (e qui l’illustre linguista richiama il termine latino mereo) mentre prostituta è legata a prostat, cioè è colei che per guadagno o per libidine, “si mette in mostra, e provoca a sozzure“. Tipico di Tommaseo è il legare gli esiti di una fine e rigorosa indagine filologica a personali giudizi di merito e morali i quali gli fanno aggiungere: “[La prostituta] è più comune, più venale. Taide meretrice, Messalina prostituta. Ogni abbracciamento venale è meretricio, prostituzione non è. Le meretrici di caro prezzo non sono prostitute; le prostitute da’ genitori o dai mariti, che nulla guadagnan per sè non meritano l’altro nome [meretrici]”. Leggi il resto di questo articolo »

Transizionario: Prostituzione 2

prost

Carissimi e carissime! Come vi avevo promesso nel post precedente sulla prostituzione, ecco la continuazione del mio articolo: la definizione della prostituzione.

La prostituzione può essere classificata in ampi gruppi, ognuno con le proprie specificità e modalità di esercizio, a seconda del genere o orientamento sessuale di chi offre il servizio o a seconda del servizio offerto. Si hanno dunque la prostituzione femminile, la prostituzione maschile e la prostituzione transessuale. Leggi il resto di questo articolo »

Transizionario: Prostituzione

PROSTITUTION-ARRETECare e cari lettori, in questo nuovo appuntamento con il transizionario vorrei iniziare a parlarvi della Prostituzione, che  nella storia e nella vita di una Transessuale, ieri come oggi, può essere una scelta forzata e presente.

Nel post precedente a questo ho accennato allo “stigma sociale verso le transessuali MtF (…) tale da rendere difficile l’inserimento lavorativo delle stesse. Se a questo si aggiunge che spesso le famiglie ripudiano il figlio diventata figlia transessuale e i costi della transizione, diventa evidente una spinta della stessa società affinché la transessuale si dedichi alla prostituzione per sopravvivere”.

Con il termine prostituzione si indica l’attività di chi offre prestazioni sessuali, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro. L’attività, fornita da persone di qualsiasi orientamento sessuale, può avere carattere autonomo, professionale, abituale o saltuario. L’uso del termine non è univoco e a seconda del Paese, del periodo storico o del contesto socio-culturale può includere qualsiasi atto sessuale e qualsiasi tipo di compenso (anche non in denaro) o indicare, moralisticamente ed erroneamente, coloro che intrattengono atti sessuali fuori dal matrimonio, o uno stile di vita simile a coloro che offrono le prestazioni o chi intrattiene atti sessuali disapprovati. Può indicare anche un comportamento zelante più del dovuto nei confronti di un superiore, finalizzato all’ottenimento di gratifiche lavorative o economiche. Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: Transfobia e lavoro.

antoniaLe persone transessuali, in occidente, pur essendo considerate dal DSM come “malate”, subiscono sovente forti discriminazioni in ambito lavorativo e sociale, anche per l’inadeguatezza delle attuali leggi nazionali sul cosiddetto “cambiamento di sesso”, ma soprattutto per uno stigma sociale che prende il nome di transfobia.

La transfobia, apparentemente può sembrare un equivalente dell’omofobia. In realtà i due fenomeni hanno origini diverse, espressioni diverse, anche se condividono il destino della discriminazione. Un tentativo di distinguere i fenomeni transfobia e omofobia è stato fatto da Mirella Izzo, presidente dell’ex associazione Crisalide AzioneTrans. Lo stigma sociale della persona transessuale è in genere molto più elevato rispetto a quello riservato alle persone omosessuali. Inoltre è altrettanto più elevato per le trans da maschio a femmina rispetto ai transessuali da femmina a maschio. Le motivazioni che possono essere trovate per questo dato di fatto sono molteplici e controverse:

1) L’omosessualità è visibile solo all’interno delle tendenze sessuali ed affettive di una persona mentre la transessualità comporta una netta trasformazione del proprio corpo e pertanto provoca la necessità di una totale inversione di valutazione della persona;

2) La transessualità da maschio a femmina è più stigmatizzata di quella da femmina a maschio perché viviamo in una società prevalentemente maschilista nella quale rinunciare alla “virilità” costituisce una ferita più percepibile della rinuncia alla “femminilità”. In ogni caso lo stigma sociale verso le transessuali MtF è tale da rendere difficile l’inserimento lavorativo delle stesse. Se a questo si aggiunge che spesso le famiglie ripudiano il figlio transessuale e che i costi della transizione sono altissimi, diventa facile percepire una spinta della stessa società affinché la transessuale si dedichi alla prostituzione per sopravvivere. Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: MtF e FtM.

Un caro saluto come sempre ai lettori interessati alla tematica trans: siete molti e mi fa molto piacere! Oggi vorrei portarvi a conoscenza di argomenti un po’ più complessi come la condizione umana e sociale delle persone trans.

Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: “coming out”.

comingoutOggi parleremo del coming out . Anche noi trans ad un certo punto dobbiamo affrontare, come i gay e le lesbiche, il momento in cui pubblicamente dire chi siamo.

 

Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: “crossdressing”.

Cari amici del transizionario, oggi parleremo di crossdressing.

Il termine “crossdressing” denota l’atto o l’abitudine di indossare vestiti comunemente associati al sesso opposto al proprio mantenendo la propria identità genetica.
La persona crossdresser indossa abiti considerati del sesso opposto, pubblicamente e/o in privato, per molteplici motivi. Questa espressione non riguarda l’identità di genere o l’orientamento sessuale, e quindi non è sinonimo di transessuale o transgender e non dà nessuna indicazione sulle preferenze sessuali del crossdresser.

Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: si parla di “transizione”.

42-21065351

Un caro saluto ai miei lettori della rubrica Transizionario e ben ritrovati. Nei tre post precedenti ho parlato per prima del termine “Transessuale”, poi vi ho parlato le “Questione delle Cause” e poi “Disforia di Genere”.

Questa volta vorrei parlarvi invece della “Transizione”: Si definisce transizione il percorso che porta un individuo a smettere di vivere il ruolo di genere relativo al sesso biologico di appartenenza per arrivare a vivere pienamente nell’identità di genere di elezione, che può essere maschile, femminile, transessuale e/o transgender. In Italia il termine è riferito solitamente all’iter che comprende:

 • Gli interventi fisici per adeguare il proprio corpo alla percezione che si ha di sé (interventi ‘naturali’, ormonali e/o chirurgici).

• Tutto il percorso legale e burocratico per ottenere autorizzazioni per interventi di riassegnazione sessuale e cambio anagrafico e, di conseguenza, sui documenti. Il processo di transizione può riguardare quindi il percorso di riassegnazione sessuale delle persone transessuali, ma anche la fase del crossdressing o il momento del coming out.

Percorso di riassegnazione sessuale

Normalmente, allo stato attuale, una persona che si ritiene transessuale deve in primis rivolgersi ad uno psichiatra che diagnostichi il “disturbo dell’identità di genere” (DIG). Solo dopo questa certificazione può rivolgersi all’endocrinologo per la terapia ormonale sostitutiva (estrogeni ed antiandrogeni per le trans MtF, testosterone per i trans FtM).

Successivamente, o in accompagnamento alla terapia ormonale, la persona transessuale MtF può sottoporsi a trattamenti estetici – chirurgici (rimozione barba, mastoplastica additiva, rimodellamento naso e viso, ecc.). Di norma questi interventi vengono considerati “chirurgia estetica” e sono a carico della persona transessuale. Per i transessuali FtM di norma non vi è bisogno di chirurgia estetica.

Effettuato il trattamento ormonale, secondo la legge 164/82 la persona transessuale può richiedere al Tribunale autorizzazione agli interventi chirurgici di conversione sessuale (orchiectomia e vaginoplastica e/o neo–vagina per le trans; mastectomia, isterectomia, falloplastica o clitoridoplastica per i trans). Ottenuta sentenza positiva, la persona transessuale ha diritto all’intervento sui genitali a carico del SSN.

Effettuato l’intervento, la persona transessuale deve nuovamente rivolgersi al Tribunale per chiedere il cambiamento di stato anagrafico. Ottenuta la sentenza positiva, tutti i documenti d’identità vengono modificati per sesso e per nome, con l’eccezione del casellario giudiziario e l’estratto integrale di nascita, documenti che possono essere richiesti esclusivamente dallo Stato o da Enti pubblici.

Alla fine di questo percorso, per la legge italiana un transessuale da donna a uomo diventa uomo a tutti gli effetti, compreso il diritto a sposarsi e ad adottare. Lo stesso vale per la transessuale da uomo a donna. Si rende quindi assai difficile o addirittura impossibile risalire al sesso originario di una persona.

continua…

(Antonia Monopoli)

Contattaci

Contattaci a
presidente@milkmilano.com

I nostri laboratori

Teatro
Una domenica al mese, con Alessandro Martini
per info: teatro@milkmilano.com

Meditazione
una volta al mese, di giovedì, alla Sede Guado
per info: meditazione@milkmilano.com

AMA Relazioni Affettive
un martedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: ama@milkmilano.com

AMA Identità di Genere
un giovedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: transgender@milkmilano.com

Eventi Culturali
per info: Marco D'Aloi
vice@milkmilano.com

Sportello TiAscolto
per info: Stefano Ricotta
tiascolto@milkmilano.com

Progetto Bisessuali
per info: Davide Amato
bisessuali@milkmilano.com

Progetto Crossdressing
per info: Sabrina Bianchetti
crossdressing@milkmilano.com

Commenti recenti
    Calendario posts
    maggio: 2017
    L M M G V S D
    « Apr    
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    293031  
    MILKTV
    Accendici, siamo on-line!!!
    «Dobbiamo dare speranza alla gente. Speranza per un mondo migliore, speranza per un domani migliore. Non si può vivere di sola speranza, ma senza di essa la vita non vale la pena di esser vissuta» Harvey Milk
    IERI
    PARTECIPA
    Il MILK è un’associazione aperta a tutti, quindi anche a te! Vogliamo affrontare la realtà TBGL milanese a 360 gradi, in svariati campi e organizzando manifestazioni culturali e politiche che possano arricchire l’intera comunità cittadina. Intendiamo operare anche nell’ambito del benessere della comunità, sostenendo in primis (ma non solo) attività di collaborazione diretta con chi si occupa di lotta e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, in qualità di associazione di cultura omosessuale, vogliamo rivolgerci alla comunità GLBT fornendo spazio che sia luogo di aggregazione e confronto.

    «La speranza non sarà mai silenziosa» Harvey Milk
    Legale Trans
    Sportello di orientamento legale Trans
    Convenzioni
    Tutti i negozi, locali ed esercizi convenzionati con Milk Milano! Clicca qui.
    «Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese» Harvey Milk
    Mug!

    Scarica il nuovo numero di Mug!

    Siamo così
    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001