La crisi del grande schermo ha portato, in questi ultimi anni, alla chiusura di moltissime sale cinematografiche, a favore di Multisale che programmano solo “blockbusters” o film comunque destinati al grande pubblico.
La scomparsa dei piccoli cinema d’essai rende difficile far conoscere anche alla nuove generazioni i film che hanno fatto la storia del cinema, anche di quello omosessuale.
In questa rubrica vogliamo segnalare i film disponibili in DVD da vedere o rivedere, sia perché hanno fatto parte della nostra vita sia perché hanno contribuito a rendere l’omosessualità un argomento non più tabù.

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THE HOURS (2002)
di Stephen Daldry
con Nicole Kidman, Meryl Streep, Julianne Moore

Quando lessi che stavano girando un film tratto dal libro “Le ore” di Michael Cunningham, pensai che il produttore avesse avuto un’ispirazione kamikaze.
Nonostante il libro avesse vinto il Premio Pulitzer, a quale grande platea sarebbe mai potuta interessare una storia che si svolge in tre momenti storici differenti e che tratta una tematica difficile e impopolare come il suicidio?
E invece il film ricevette molti premi (tra cui l’Oscar come migliore attrice protagonista a Nicole Kidman) e guadagnò in tutto il mondo quasi 110 milioni di dollari.
Il regista Stephen Daldry, già conosciuto per “Billy Elliot”, fece un ottimo lavoro, dirigendo un cast stellare che lavorò sottocosto pur di prendere parte all’ambizioso progetto.
Cunningham si ispirò al celebre romanzo di Virginia Woolf “La signora Dalloway” (che originariamente avrebbe dovuto intitolarsi “Le ore”), che raccontava la giornata di una donna inglese alle prese con i preparativi di una festa.
Lo scrittore utilizzò lo stile narrativo della Woolf, la prosa con poca punteggiatura e le stesse situazioni del romanzo per costruire un libro a tre voci che aveva “La signora Dalloway” come trait d’union.

Il film (come il libro) parte nel 1941, con il suicidio di Virginia Woolf (Nicole Kidman) che si riempie le tasche di sassi e si lascia affogare nel fiume Ouse, vicino a casa sua.
Da lì ritorna a ritroso agli inizi degli anni venti, quando la Woolf fu obbligata a lasciare Londra per via delle sue condizioni di salute mentale e, nella noia della campagna inglese, comincia a scrivere di una ricca signora cinquantenne, Clarissa Dalloway, che cerca di sfuggire all’inutilità della sua vita inseguendo amenità finché il suicidio di un veterano di guerra la scuoterà dal suo borghese torpore.
“La signora Dalloway”, negli anni cinquanta, è il libro che la signora Brown (Julianne Moore), casalinga di provincia con marito e figlio che la adorano, legge in un motel in cui si rifugia per uccidersi e sfuggire così ad una vita perfetta che la sta soffocando.
Negli anni duemila, invece, c’è Clarissa Vaughan (Meryl Streep), nota editor, che come la sua omonima signora Dalloway sta organizzando una festa in onore di Richard (Ed Harris), famoso scrittore gay che sta morendo di AIDS e che fu il suo grande amore da ragazza, prima che anche lei cambiasse gusti sessuali.
Richard continua a chiamare Clarissa “La signora Dalloway” e, prima di gettarsi dalla finestra (proprio come il veterano di guerra del romanzo), saluta l’amica di sempre citando la frase che la Woolf scrisse al marito prima di uccidersi “non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi”.
La signora Brown, invece, grazie al romanzo della Woolf, trova il coraggio di lasciare marito e figlio per fuggire a fare la bibliotecaria in Canada.
Nel finale la signora Brown e Clarissa Vaughan si incontreranno proprio grazie a quel figlio abbandonato che, per tutta la vita, avrà pagato la ferita dei non amati.

Difficile, se non impossibile, sintetizzare in poche righe una trama così particolare e complessa, ricca di sfumature, di dialoghi scarnificanti, di disagi esistenziali.
Diciamo solo che tutto il cast è eccezionale ed anche il parco uomini (Ed Harris, Jeff Daniels, John C. Reilly) non sfigura di certo di fronte alle tre grandi mattatrici.
La musica di Philippe Glass regala al film un respiro inquieto e, nello stesso tempo, struggente.
Il tema dell’omosessualità è onnipresente ma, nello stesso tempo, non così determinante all’interno della trama. È una storia sull’incapacità di saper vivere, sulla difficoltà di volersi bene, su quel male oscuro che si impossessa di certe anime, rendendo la loro vita un inferno. E rendendola tale anche a tutti coloro che hanno la sfortuna di amarle.
L’unica pecca del film, se vogliamo chiamarla così, è l’assenza nella sceneggiatura di alcune frasi che, a mio avviso, valevano il libro, ma mi rendo conto di quanto fosse difficile riuscire ad inserirle.
Una di queste riguarda il personaggio di Clarissa Vaughan subito dopo la morte del suo amato Richard.
Nell’ultima pagina del libro, Michael Cunnigham la definisce “Clarissa, non più la signora Dalloway: non c’è più nessuno a chiamarla così”.
Mi capita spesso di ripensare ad alcune persone che ho amato e che non ci sono più.
Molte di loro mi chiamavano con nomignoli particolari. Dopo la loro scomparsa, non ho mai più sentito quei nomignoli. E mi mancano, proprio come mi manca chi mi chiamava così.

“The hours” è disponibile in DVD. Distribuzione Eagle Pictures.