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Il titolo è già un programma letterario: “Si fa … per ridere”. Stiamo parlando dell’ultima pubblicazione di Angelo Pezzana edita da Stampa Alternativa.

Il sottotitolo è solo il chiarimento del contenuto della breve pubblicazione ma, non per questo, assente di efficacia, almeno per il buon umore: “Lo humor gay in 101 barzellette”. Il testo definisce una cornice culturale all’interno della quale viene sviluppato un percorso che ha una propria autorevolezza letteraria popolare e che porterà il lettore, si spera non solamente omosessuale, all’interno di un mondo in cui il non detto, i tabù, le immagini dell’inconscio della cosiddetta sfera primaria tipica di uno stato quasi onirico e rimosso della nostra coscienza, saranno manifesti attraverso sagaci battute.

La forma verbale rende accettabile ogni allusione che l’immagine rimossa dalla cultura prevalente e predominante crea, destrutturando e decostruendo una situazione quotidiana dove la normalità diventa elemento di un paradosso. I contenuti dei “motti di spirito”, così Freud definiva l’umorismo nella sua omonima pubblicazione, sono di natura sessuale e consentono di “liberare una tensione psichica”, giocando su espressioni contrastanti, utilizzando tecniche letterarie quali la condensazione, lo spostamento verbale e la rivelazione eccessiva di difetti e qualità di figure stereotipate e ascrivibili a precise categorie prestabilite.

Questo strumento verbale, appunto, un tempo tradotto anche attraverso il supporto della musica e della liricità compositiva, garantisce l’abbattimento delle inibizioni che alcune storie e avvenimenti narrati potrebbero procurare se riferiti senza l’immagine presente nel nostro inconscio e, quindi, privandoli di quella caratura umoristica che consente di “liberare una tensione psichica ottenendo un alleviamento del dispendio psichico già in atto e risparmio su quello in procinto di verificarsi”.

Scriverà Charles Brenner sulla barzelletta: “La tecnica della battuta generalmente serve a provocare la liberazione, o lo scarico, di tendenze inconsce, le quali altrimenti non avrebbero avuto il permesso di esprimersi, o che, almeno, non avrebbero potuto esprimersi in maniera così completa.” Un noto psicoterapeuta, Richard Bandler, dirà, invece, che “uno dei disagi peggiori è la seriosità”. Fare umorismo sulla condizione omosessuale non è facile, soprattutto se si ritorna a riprendere battute spesso dette in situazioni emarginanti e persecutorie verso il cosiddetto “diverso”.

Il libello di Angelo Pezzana vuole, invece, riprendere alcune delle più interessanti e universali freddure che la nostra contemporaneità abbia mai offerto, rileggendole in una chiave più vicina, ossia quella dell’ottica di una persona che ha promosso e continua a promuovere a livello letterario un’azione di liberazione e di emancipazione dell’omosessualità.

Gustiamo le barzellette che, “in qualche misura, possono riguardarci da vicino” scrive Pezzana nella prefazione. Ed è vero soprattutto se questo ci aiuta a comprendere e, di conseguenza affrontare, stereotipi e condizioni di emarginazione che quotidianamente si vivono o, perlomeno, si percepiscono come esistenti.

Si leggono barzellette in cui a essere deriso o, spesso, soggetto di una macchiettistica alterazione dei propri lati caratteriali esasperati, è il personaggio omosessuale. In questo non si vuole eccedere in un altruismo buonistico ma, bensì, alleggerire per comprendere meglio in senso autoironico le situazioni e le cause che dettano il perdurare di un pregiudizio insano quanto ingiustificato.
Il riso è la conseguente reazione che può avvenire leggendo solamente le prime pagine della pubblicazione.

E’ nella capacità umoristica mai volgare e sempre fine di un autorevole scrittore quale Angelo Pezzana, curatore del ricettario di barzellette, che ha fatto della propria vita di impegno culturale e civile una costante e coerente attività volta a esprimere la propria identità e a vivere meglio e bene la propria omosessualità cercando di “squarciare le nubi dell’ignoranza e della disinformazione” divenute ora “nubi legali” che non consentono alle persone glbt di essere riconoscibili come “persone complete”.

Gli stereotipi si esasperano tanto da rendere evidente la comicità e l’insussistenza di alcuni pregiudizi che si autoalimentano nella nostra storia contemporaneità, spesso fatta di brutale intolleranza e di segregazione di tutto ciò che non è considerato “normalizzato”.

La struttura della raccolta, ricco compendiario che ripercorre anni di narrativa del volgo, vede una suddivisione in differenti capitoli all’interno dei quali si riconducono le diverse affermazioni grottesche quanto dense di umorismo e divertenti. Si inizia con la famiglia, luogo istituzionale dove spesso diventa drammatica l’affermazione della propria sessualità, vista con una dose di sorprendente e inaspettata “tenerezza patetica”.

Si procede con l’affrontare la figura del gigolò, che fa il mestiere più antico del mondo “per soldi”, a lui “piacciono le donne”, dipinta paradossalmente sotto l’ottica del personaggio con un’eccessiva dose di altruismo e di bontà; così come la religione analizzata nel capitolo “Cristo & co.” dove si ride di uno dei poteri più efferati nel condannare, attraverso anatemi papali “ancora freschi”, spiega l’autore, l’omosessualità con disumanità e crudeltà. Si avanza con la farsesca sezione “A due o più zampe” dove ci si interroga su quale sia la differenza sussistente tra uomo e animale nell’ambito della diversità di comportamento tra etero e gay, arrivando a considerare che è utile dissacrare attraverso simpatici e spassosi parallelismi creando un alter ego iperbolico il gravoso preconcetto dell’umanità verso l’omosessualità.
Si prosegue, poi, con la brillante serie di barzellette sui trans, di cui la letteratura gay in materia offre pochi esemplari che, comunque, non mancano se si pensa al genere nella sua universalità; così come non è meno esilarante il capitolo su “L’altra sponda” che si basa sulla scomposizione dell’orgoglio impassibile machista tipico della sottocultura eterosessista disegnando veri e propri “etero insicuri, curiosi e tutt’altro che a loro agio” nel proprio abito.

È interessante la riproposizione nel capitolo “Altri tempi” di assurde e ironiche situazioni omoerotiche intriganti ricreate nell’antica Roma o al tempo delle crociate, così come nel far west, così come la rilettura del localismo, sia dal punto di vista linguistico sia da quello ambientale, eccedente in alcuni dettagli particolari e nelle peculiarità territoriali di paesaggi in cui si calano le storie riportate. Infine “Pout pourri” conclude la lunga rassegna di barzellette sull’omosessualità redatte da Pezzana, sezione in cui si può dire racchiudersi la summa dell’umorismo dove il contrasto tra l’esasperazione dei lati caratteristici dei personaggi, sia nell’ambito negativo dei difetti sia in quello positivo delle qualità, definisce un ritratto grottesco e spiritoso utile a decostruire il reale e a rielaborarlo sotto altri punti di vista meno seriosi e costretti.

Concludiamo con una barzelletta per meglio comprendere il tenore espressivo, pittoresco quanto contagiante di una comicità che, seppure in alcuni passaggi in apparenza crassa, vuole rimettere in discussione, attraverso la propria portata ironica dirompente, diversi pregiudizi che vedono l’omosessuale in vesti pittoresche e, pertanto, funzionali al consolidamento di clichè sessisti discriminanti: “Un saggio detto :”Se il tuo avversario te l’ha messo nel culo, non agitarti: potresti fare il suo gioco””.