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E’ morto Enzo Francone. Ed è questo un lutto che tocca da dentro il movimento gay italiano.

Di formazione radicale, negli anni ’70 aveva, a fianco di Angelo Pezzana ed Enzo Cucco, animato la scena delle rivendicazioni dei nostri diritti. Ritiratosi per un certo periodo dalla prima linea, era tornato all’attivismo con una forte carica. Come afferma Gaynews24 dando l’annuncio della sua scomparsa  “Le sue lotte, le sue battaglie resteranno di diritto nella storia del movimento gay italiano”.

Abbiamo conosciuto di persona Enzo lo scorso anno, al Congrasso Nazionale di Certi  Diritti. Fu subito simpatia reciproca: passammo ore davanti ad caffé ormai freddo, incantati, ad ascoltarlo mentre ci raccontava del FUORI, delle prime lotte del nostro movimento, delle litigate con Mieli… Personalmente ho ancora bene in mente l’affabilità sibillina di quel sorriso che non abbandonava quasi mai il suo volto, il fascino sereno di uno sguardo che per certo aveva visto accanto a lui tanti riscattarsi dall’umiliazione e dalla vergogna per mirare alla dignità. Mi colpì molto la grande voglia di confronto con i giovani, la forza etica incredibile del suo pensiero. Carismatico, di sicuro, Enzo lo era.

Ricordo la sua discesa da Torino, telefonando pochi giorni prima per essere sicuro di poter bere qualcosa insieme prima che il treno ripartisse, lo scorso 19 Giugno, in occasione del convegno che organizzammo presso l’Università Statale di Milano sul matrimonio gay. Fu un momento molto importante per la nostra vita associativa e lui era lì;  intervenne in chiusura, facendo memoria storica dell’idea del matrimonio nel movimento glbt e affermando con forza la legittimità delle nostre lotte per accedere a quell’istituto giuridico davanti a chi sosteneva (proprio nel movimento glbt!), con una pretesa destrutturante, la ridicolaggine di questa richiesta. Potete ascoltare il suo intervento nell’ultima traccia audio di questo link.

Dobbiamo tanto a Enzo e a chi, come lui, in un momento storico in cui era assolutamente impensabile che gli omosessuali potessero venire allo scoperto, decise di alzare la testa e camminare fiero di sé, conscio dei propri diritti davanti ad una realtà sociale che negava ancor più di oggi  legittimità al nostro essere e ai nostri amori.

Avevamo iniziato a progettare con Enzo una sua conferenza presso il Milk, per far conoscere ai più giovani la storia sua e del movimento; si era parlato anche di come venne percepito l’assassinio di Milk in Italia, e ci si era ripromessi più volte di vedersi a Torino per recuperare qualche vecchio ritaglio di giornale che ci consentisse di ricostruire quei momenti nell’ottica nostrana. Poi, però, la malattia. Non riesco ad immaginare un uomo di tanta pulsante energia nel letto di un ospedale, lontano dal coordinamento Torino Pride, dalla Fondazione Penna, da Certi Diritti… dall’attivismo, insomma.

Poche ore fa, l’epilogo.

Ciao Enzo. Riposa in pace. E, soprattutto: grazie.

Stefano Aresi