Ecco il primo articolo di un nostro nuovo volontario blogger! Buona lettura!

Qualche sera fa ho avuto modo di vedere il film “Kinsey – E ora parliamo di sesso…”. Si tratta di un biopic sulla vita del sessuologo statunitense Alfred Kinsey e sulla lotta che questo personaggio ha dovuto combattere per condurre, nell’America puritana, studi scientifici approfonditi su di un argomento scabroso, come quello della sessualità.
Prima d’ora non avevo mai sentito parlare della figura di Alfred Kinsey, ammetto la mia ignoranza. Vedendo le immagini del film, ambientato nell’America da fine anni ’30 fino agli anni ’50, ho tuttavia ritenuto che la sua figura e la sua storia possano essere oggi di grande attualità. Penso ad alcuni fenomeni in particolare, della cronaca quotidiana degli ultimi tempi: al Papa che afferma l’inutilità dei preservativi per prevenire l’Aids, alle nascenti associazioni che ritengono che l’omosessualità sia una malattia da curare, a personaggi come Paola Binetti o a tante altre situazioni (in televisione, sui giornali e via dicendo; mi viene in mente una recente puntata di Porta a Porta) in cui lo specialista di turno si sente autorizzato a fornire una visione distorta, assurda e medievale della vita sessuale degli individui.

Il film è fortemente a tesi; non si presenta quindi come documentario neutro sulla vita dello studioso statunitense. La vicenda è fortemente drammatizzata, tuttavia mantiene una discreta funzione informativa.
Mi sembra di poter individuare, nel corso del film, due tematiche principali: la prima è che vi sia una grande ignoranza sulla questione sessuale. Questo perché per questioni sociali è difficile trattare di un argomento del genere, su cui sono sempre stati esercitati molti tabù e pregiudizi. Ciò ha portato ad una tale ignoranza in materia che ha spesso portato gli individui a vivere infelicemente o quantomeno problematicamente la propria vita sessuale.
La seconda è che tale ignoranza può essere colmata. E può esserlo tramite una ricerca scientifica accurata e priva di pregiudizi. Questa giunge a dimostrare che la diversità in campo sessuale è più una norma che non una deviazione.
Credo che queste linee guida siano particolarmente significative, ancora oggi, in particolare in una situazione come quella italiana, in un periodo in cui si mischiano scienza ed ideologia, in cui le informazioni vengono manipolate, in un periodo in cui vengono sbandierati studi pseudo-scientifici sulla sessualità, per lo più a scopo elettorale e morale, quando non per cieca ottusità. L’idea di non parlare a vanvera di un argomento importante come la sessualità, bensì la necessità di trattarne con cognizione di causa ed intelligenza potrebbe essere oggi, come allora, un’idea addirittura rivoluzionaria.

Enrico Guerini

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