Gli invisibili – omofobie, bullismi e omissioni nel fumetto italiano per ragazzi
Intervista a Massimo Basili e Valeriano Elfodiluce

1. Cosa può fare Il fumetto glbt come espressione artistica, nel fronteggiare ogni forma di omofobia e di discriminazione?
Più che il fumetto come forma artistica, quindi elitaria, penso che contro l’omofobia potrebbe fare molto di più il fumetto popolare rivolto ad una vasta platea di persone. Ovviamente non parliamo qui del fumetto gay erotico o pornografico che per forza di cose ha un pubblico ristretto e decisamente… specializzato. Il fumetto, come le migliori forme di espressione rivolte a tutti, ha delle potenzialità educative e pedagogiche che in Italia sono quasi completamente ignorate. Ed è un peccato, perché all’estero si riesce a intrattenere e a divertire facendo passare dei messaggi importanti contro la discriminazione attraverso i personaggi dei fumetti più amati. In Italia, invece, si realizza il (poco) fumetto per ragazzi imitando solo l’aspetto più superficiale del fumetto estero, dimenticando che il successo di manga e comics è dovuto più ai loro contenuti narrativi peculiari che non al disegno “alla moda”. Qui da noi, invece, si svilisce l’intelligenza dei giovani, trattandoli con paternalismo e condiscendenza di stampo cattolico. È un problema atavico dell’editoria per ragazzi, che ci portiamo dietro dalla fine dell’ottocento. Da questo punto di vista, quanti danni hanno fatto Pinocchio e Cuore…

2. Come si è evoluto in termini stilistici e contenutistici il fumetto a tematica glbt?
Nato negli anni cinquanta in USA per rappresentare i desideri erotici di una comunità gay ancora repressa, è poi passato a temi socialmente impegnati. Successivamente il fumetto glbt è uscito da quella fase underground e di controcultura per diventare più popolare (parliamo sempre della scena statunitense). Nel contempo, però, è stato assimilato dal resto del fumetto, fagocitato dal mercato come molte altre sottoculture nate libere e indipendenti. In Italia il fumetto glbt autoctono è rimasto un fenomeno molto circoscritto, ma non si può negare che nelle nostre librerie lo scaffale del fumetto gay conviva tranquillamente con quello dedicato ai bambini o ai supereroi. Possiamo dire che il fumetto gay è diventato cool,  soprattutto se gli si affibbia l’etichetta di graphic novel, ovvero il nome fighetto che in Italia gli danno gli uffici marketing quando vogliono vendere più copie del formato “libro a fumetti”. Dal punto di vista stilistico, invece, l’ampia diffusione ha fatto moltiplicare a dismisura le tipologie di disegno e di narrazione. Questa vivacità creativa non può non farci constatare che viviamo nel migliore dei mondi possibili per la quantità e qualità dell’offerta di oggi.

3. Si può fare una breve presentazione delle figure più autorevoli e interessanti del mondo fumettistico glbt?
Difficile fare un elenco esaustivo in poco spazio. Confesso però che la prima idea per questo incontro era la presentazione di due opere di due dei maggiori autori contemporanei di fumetto glbt, un gay e una lesbica (per par condicio): il tedesco Ralf König e la statunitense Alison Bechdel. Loro due sono la perfetta esemplificazione di un percorso che dalle prime opere più underground per forma narrativa e distribuzione (per esempio Il condom assassino per König e la ventennale serie di strisce Dykes per Bechdel) sono arrivati poi alle grandi platee di lettori. Il mercato europeo e quello americano sono però molto diversi: ne parleremo sicuramente durante l’incontro di domenica 16.

4. Che differenza esiste, in termini artistici, estetici e narrativi tra il fumetto gay e quello lesbico?
Nonostante il fumetto lesbico sia stato, negli anni settanta, il primo vero fumetto glbt a comparire sulla scena underground americana, la situazione si è poi ribaltata nei decenni successivi, con una netta prevalenza di titoli gay: questi ultimi si sono conquistati più lettori e più diffusione uscendo dal circuito delle autoproduzioni militanti nel quale invece sono sostanzialmente rimaste le lesbiche. Il fumetto lesbico fatto dalle lesbiche è ancora numericamente scarso perché sono pochissime le autrici che se ne occupano. Quello fatto dai maschi etero per eccitare altri maschi etero, invece, è un’altra questione…

5. Come si diversifica la risposta del pubblico nelle varie culture europee e internazionali, comparandola soprattutto con quella italiana?
Anche per questa domanda ci vorrebbe una risposta molto articolata. Per essere sintetici: considerando i tre mercati fumettistici più importanti al mondo, che sono quello statunitense, giapponese ed europeo (soprattutto franco-belga) possiamo dire che il pubblico del fumetto glbt risponde di conseguenza alla quantità e alla qualità dell’offerta dei singoli paesi d’appartenenza. Il pubblico dei lettori glbt è spaccato in due parti negli Usa, dovendo scontare il gap enorme tra la massa di fumetto di supereroi e tutto il resto della piccola produzione indipendente (nonostante i gay americani si approprino senza timore delle icone pop dei supereroi e le ripropongano in chiave gay); iperspecializzato in Giappone, visto che in quel paese ci sono manga per ogni esigenza e target e i personaggi glbt non mancano in nessun ambito, dal fumetto per ragazzi a quello per signore mature; diversificato, più colto e adulto in Europa, dove il pubblico gay può leggere opere creativamente libere, innovative e autoriali, con meno vincoli commerciali rispetto ai cugini americani e giapponesi: non a caso, uno dei filoni più floridi del fumetto glbt, in Francia, Belgio, Spagna, Germania – e in parte anche in Italia – è il romanzo più o meno autobiografico.

6. Quali sono i maggiori canali di diffusione, attuali e storici, del fumetto a tematica glbt?

Il fumetto glbt, come dicevamo, nasce controculturale negli Usa: quindi i canali dell’epoca (fine anni sessanta, inizio settanta) erano i ciclostilati, gli spillati autoprodotti o le riviste a bassa tiratura venduti negli smart shop (i negozi che si rivolgevano ai giovani “alternativi”) e nei porno shop gay. Con l’assimilazione progressiva del fumetto glbt al circuito commerciale, verso la fine degli anni ottanta, si è approdati nelle fumetterie e nelle librerie di varia insieme a tutto il resto del fumetto. Poi, in concomitanza con l’ampia diffusione di internet nelle case, la cultura degli autori glbt ha permeato il mondo del fumetto di massa contaminandolo proficuamente. Nel contempo il pubblico gay e lesbico ha potuto conoscere le opere prodotte da autori glbt anche molto lontani geograficamente tra loro: una vera e propria globalizzazione culturale!

Valeriano Elfodiluce stesso è stato un vero pioniere del fumetto gay sul web, all’inizio degli anni duemila in Italia, con la sua striscia Rainbows pubblicata sul portale gay.it.

7. È possibile paragonare i vari autori del fumetto glbt, rilevandone gli elementi costitutivi?

La comparazione tra gli autori è impossibile, vista la varietà di stili e di tipologie di racconto che ci sono nel mondo. È più facile raggruppare le “scuole” di fumetto glbt in base alle aree geografiche (come ha fatto Susanna Scrivo nel suo bel saggio Nuvole e Arcobaleni), perché conservano, al netto delle contaminazioni di cui sopra, caratteristiche piuttosto omogenee come stili di disegno, formati, distribuzione, pubblico di riferimento: Stati Uniti, Giappone, Europa…

8. Quali sono le prospettive future di questo genere?
Oggi l’offerta di fumetto glbt è piuttosto abbondante: c’è il fumetto erotico, quello introspettivo autobiografico, quello storico, la commedia, l’horror… Anche se pochissimo materiale straniero ottiene un’edizione italiana, tutti i generi tradizionali vengono esplorati dal punto di vista glbt e sta solo al lettore curioso andarsi a scovare il titolo che più lo interessa, grazie ad internet. Il fumetto prodotto per (o venduto espressamente attraverso) il web è ampia, e adesso aspetta solo di approdare sugli smartphone o sui tablet per superare del tutto la fase analogica del supporto cartaceo: questo sembra l’unico orizzonte probabile nell’immediato futuro. Il passaggio da un supporto all’altro, però, è ancora lento e faticoso. A onor del vero in tutto il mondo il numero dei lettori del fumetto cartaceo diminuisce sempre più e la loro età media aumenta, mentre si fatica a trovarne di nuovo e più giovane: i ragazzi sono distratti da altri mezzi di comunicazione più facili ed immediati e non vengono avvicinati fin da piccoli alle “nuvole parlanti”, che hanno un linguaggio complesso al quale bisogna abituarsi. Inoltre, le case editrici tradizionali sono sopraffatte dagli alti costi di produzione e di distribuzione degli albi. Nonostante ciò l’offerta e la varietà di fumetto anche glbt crescono in modo esponenziale: è il paradosso di una fase di transizione ancora lunga e incerta. Il fumetto in generale ha davanti a sé due strade: diventare una lettura per pochi eletti danarosi e un po’ in età, oppure ritrovare il pubblico di massa che aveva qualche decennio fa, inseguendolo adesso su tutti i supporti disponibili sul mercato. Anche di questo argomento parleremo nell’incontro di domenica 16 dicembre.

Basili, Massimo (Como, giugno 1973)
Dal 1995 lavora nel cinema d’animazione e dal 2002 come illustratore.
Appartiene al manipolo di folli che ha a cuore la promozione e lo sviluppo del fumetto gay in Italia.
Con questo intento ha pubblicato dal 1998 una striscia umoristica sul giornalino dell’Arcigay di Milano, La Rosetta (poi ripresa nell’antologia Happy Boys di Coniglio Editore e sul sito di Smemoranda) e nel 2002 la storia breve La cena – con Giorgio Colò – per Echo Communication.
Dal 2004 al 2005 realizza il fumetto pornogay Sam Stonewall – Privacy Eye sul sito gayheroes.net
Nel 2005 vince il “Nonkorso” di Kappa Edizioni con la storia a fumetti Hiroshima, mai più! e nel 2006 il concorso “Il preservativo è Comodo!” con Latex Salvificus.
Dal 2000 lavora come illustratore e recensore di fumetti per il mensile Pride, per il sito culturagay.it, con i quali continua a collaborare ancora oggi con recensioni ed interviste ai più importanti autori ed operatori del fumetto glbt internazionale.
Dal 2011 collabora per la rivista di critica fumettistica Fumo di China, portando il suo parziale punto di vista glbt sul mondo spesso poco gayfriendly del fumetto italiano.

Siti internet principali: www.illustratori.it; www.prideonline.it

Elfodiluce, Valeriano (Piacenza, febbraio 1976)
Praticamente autodidatta, nel 2001 inizia a collaborare col portale Gay.It, realizzando la sit-com a fumetti Rainbows e inaugurando una rubrica sul fumetto glbt ancora esistente. Tra i suoi altri lavori a fumetti: Go Go Stars, Capitan Gel e The Lord of Springs, quest’ultima per l’antologia Frammenti di Echo Communication. Nel 2003 inaugura una striscia hard, Robin Hoog. Fra le serie più recenti ricordiamo Stalky & Co. – per il mercato statunitense – e Troy, entrambe dal 2007. Esperto di fumetti e cultura glbt, ha collaborato con le riviste Scuola di Fumetto, Blue e Babilonia, per la quale ha creato il personaggio di Billy Bono. Ha anche supervisionato le antologia Happy Boys & Girls per Coniglio Editore.
Ha partecipato a diverse conferenze sul tema del fumetto glbt in varie città.
Ha curato la mostra Arcobaleni fra le Nuvole di Genova, la prima esposizione di fumettisti gay realizzata in una convenzionale fiera del fumetto, nel 2009.
Attualmente sta tentando di promuovere il fumetto gay in Italia anche attraverso lulu.com.

Sito internet principale: www.lightelf.blogspot.com

Insieme a: Jacopo Camagni, Nino Giordano&Fabio Freddi, Giulio Macaione, Veruska Sabucco e  Susanna Scrivo compongono il collettivo QueerComics, in attesa di costituirsi come associazione di appassionati e promotori del fumetto glbt in Italia.