Il 28 maggio 2017, è stato tenuto un incontro fra i rappresentanti del Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” e il gruppo 9 degli scout CNGEI Milano. Il tema era l’identità di genere. I ragazzi hanno interagito con Laura Caruso e Daniele Brattoli, qui intervistati in parallelo. 

 

  • Come siete venuti in contatto con il gruppo scout 9 CNGEI?

 

Laura: Ci hanno contattato attraverso il canale web, cercando associazioni che si occupassero di transgenderismo. Questo è il segno che l’indirizzo del nostro Presidente nello strutturare questo importante canale attraverso l’uso degli strumenti che conosce dà buoni frutti.

 

Daniele: Sono stati loro a cercarci, tramite una ricerca su Internet. Si stavano interrogando sulla tematica dell’identità di genere, a seguito dell’uscita del National Geographic.

 

  • Ci sono state esitazioni, obiezioni o difficoltà ad accettare l’incontro?

 

Laura: Da parte mia, sì. Inizialmente, mi sono accertata che si trattasse degli Scout laici. Trattandosi di giovani anche minorenni, desideravo che non si corresse il rischio di trovarsi di fronte a qualche genitore particolarmente zelante nella conduzione di questa bislacca e strumentale battaglia “anti-gender”. Una volta accertata la configurazione laica del gruppo, le mie esitazioni sono cessate.

 

Daniele: Direi proprio di no. Solo difficoltà organizzative.

 

  • Che atteggiamento hanno avuto i ragazzi, nel confrontarsi con voi?

 

Laura: Molto aperto, curioso e interessato. Daniele ha condotto l’incontro in modo magistrale, padroneggiando bene sia il contenuto centrale dell’occasione, sia la relazione anche professionale che intrattiene con i giovani, sia gli strumenti metodologici per interagire con loro.

 

Daniele: Molto rispettosi e, inizialmente, timorosi. La paura di usate le terminologie sbagliate o di dire cose sbagliate, dapprima, li ha frenati.  Ma, poi, siamo riusciti a dialogare su tutto.

 

  • Quali sono state le loro domande?

 

Laura: Le più variegate possibili. Certamente, domande riferite a questioni terminologiche, mediche, diciamo quasi “pratiche”. Ma anche meno scientifiche e più culturali, e in questa direzione sia Daniele sia io abbiamo voluto maggiormente indirizzare il dialogo. Ridurre tutto a ormoni di sintesi e chirurgia non è la chiave più idonea per aprire la porta verso la conoscenza profonda della condizione trans.

 

Daniele: Varie: dai temi legati alla terminologia a quelli sulla vita quotidiana,  la famiglia, i cambiamenti, gli aspetti medici. Le domande erano davvero tante.

 

  • Quali sono state le loro riflessioni più interessanti?

 

Laura: Più che altro, la consapevolezza di essere di fronte a un sacco di cose che non conoscevano. La loro proposta di incontro prendeva spunto dal servizio pubblicato tempo fa dal National Geographic, ma tantissime cose che sono state dette insieme a noi erano fuori dal perimetro di un servizio divulgativo. È stata importante l’esperienza diretta.

 

Daniele: Sono state diverse, ma mi ha stupito soprattutto una domanda sul legame tra DSM e transgenderismo. Sul nostro posizionamento etico in merito. Era la prima volta che dei ragazzi mi ponevano una riflessione di questo tipo.

 

  • Voi, personalmente, siete stati felici di questo incontro?

 

Laura: Molto felice. Per l’importanza che attribuisco alle nuove generazioni e per non “raccontarcela” sempre tra di noi. Il messaggio, per essere efficace, deve essere universale. È importante che si riesca a far comprendere il senso di una condizione e di una esperienza a chi non la vive, né la vivrà mai. Anche sdrammatizzando, con semplicità. Smontare l’impalcatura di complessità (che esiste, intendiamoci) per rendere fluido e diretto ciò che è davvero importante comprendere, e cioè che si tratta semplicemente di una condizione dell’essere umano che può dare un disagio, ma anche che oggi esiste (per fortuna) un modo per lenire questo disagio, sino ad annullarlo. Credo che questi giovani lo abbiamo compreso.

 

Daniele: Sì. È stato bello vedere come le domande, rispetto a qualche anno fa, siano cambiate. Il tema al centro era l’identità di genere e non le persone trans. Siamo riusciti a parlare di un tema che riguarda tutti e non solo alcuni.

 

  • Incontri come questo danno speranze circa l’atteggiamento delle nuove generazioni verso la transgenerità?

 

Laura: Decisamente sì! Sono cambiate molte cose, negli ultimi trent’anni. I giovani di oggi sono pronti ad aprirsi verso qualcosa che solo pochi decenni fa era considerato “mostruoso”, e che ancora qualcuno considera tale. Questi giovani mi fanno credere che idee vecchie ed escludenti abbiano i giorni contati.

 

Daniele: Assolutamente si. Più che altro, come ho già detto,  porre l’ attenzione sul tema “identità di genere” è un enorme passo avanti. Non è più dato per scontato e riguarda tutti. Chi sono e come voglio essere. Che uomo, che donna… che persona. Le persone T non sono le uniche che vogliono/devono interrogarsi su questo tema. Oggi (alcuni) ragazzi lo sanno e questo è veramente positivo.

Intervista a cura di Erica Gazzoldi