Milk Milano si sta preparando ad accogliere presso la sede del Guado di Via Soperga 36 Milano, domenica 27 gennaio alle ore 17, Franco Buffoni con la presentazione del suo nuovo docu-fiction, “Il servo di Lord Byron”, lettura della storia del grande letterato inglese sotto l’ottica e la voce narrante del servo. La lettura del libro ci porta a considerare il periodo contestuale inglese dove vigevano norme penali capitali per chi esprimesse la propria omosessualità, nonché una disanima letteraria sulle figure che hanno scritto pagine di letteratura inglese e internazionale a tematica. Leggere oggi il nuovo libro di Buffoni ci garantisce un aiuto a comprendere da dove veniamo per affermare la nostra identità e visbilità che assicuri un progresso civile futuro di riconoscimento dei diritti: diritti ancora disconosciuti in quell’Italia che, a quei tempi, era il paese dove non esistevano norme penali e dove gli stranieri facoltosi venivano per poter liberamente amare con passione giovani disponibili, soprattutto se attratti dalle facoltà economiche dell’avventore.

  1. Come nasce l’idea di scrivere un libro dedicato alla figura del servo di Lord Byron?

Nasce dall’idea di scrivere in un libro finalmente la verità su Lord Byron. Pensa che ti ripensa, l’idea di fare parlare in prima persona il servo-amante coetaneo, che visse con lui vent’anni, dai 16 ai 36 della morte del padrone, mi è parsa la più efficace.

  1. Possiamo dire che, come è spesso caratteristica letteraria delle tue opere, “Il servo di Byron” non sia esclusivamente un romanzo ma anche un saggio, ricordiamo Zamel, pretesto per fare un’ampia e accurata disamina sul mondo letterario omoerotico sommerso e perseguitato nell’Inghilterra ottocentesca?

Sì, anche se Il Servo di Byron è certamente più “romanzo” dei precedenti. In inglese lo si potrebbe definire un docu-fiction.

3. Cosa ha significato scrivere per voce del servo di Lord Byron, ossia quale è stato il lavoro di scrittura dell’opera; e, soprattutto, perchè hai scelto questo personaggio come “io narrante”?

L’ho scelto per l’efficacia della sua presenza, perché era l’unico in grado di conoscere tutti i segreti del padrone, perché aveva avuto la possibilità di leggere The Memoirs, il diario intimo di Byron, distrutto poche settimane dopo la sua morte dall’esecutore testamentario per preservare la “reputazione” e il mito del poeta eroe e tombeur de femmes.

4. Come è avvenuta la fase preparatoria dello stesso libro: documentazione e reperimento di fonti?

Lunghissima: il lavoro su Byron iniziò nel 1984 con la traduzione integrale del Manfred (oggi negli Oscar Mondadori) e continuò con la scrittura di vari saggi e monografie, fino alle poesie di Byron, che sono state raccolte recentemente da Rizzoli-Corriere della Sera nel volume I giullari del tempo: http://www.francobuffoni.it/byron_giullari_del_tempo.aspx

Il lavoro di ricerca per questo romanzo in senso stretto è durato invece due anni, e la scrittura vera e propria un anno e mezzo, con una secca interruzione al decimo capitolo per la morte di mia madre. Ma devo dire che l’impegno per questo lavoro – il contratto firmato, la data di uscita già stabilita – mi ha aiutato molto a superare quel bruttissimo momento.

5. Chi era Lord Byron e, soprattutto, possiamo dire che tramite il libro sfatiamo quelle voci negazioniste e revisioniste che vogliono dipingere la figura del grande scrittore come autore eterosessuale, quindi reinterpretazione estetica e contenutistica della produzione letteraria di Byron?

Certamente, anche se – a saper leggere, a voler ben guardare – Byron lasciò moltissime spie della sua omosessualità sparse nell’immensa opera. Ma appunto: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E sordi sono stati – e molti lo sono ancora – tanti critici e esegeti della sua opera.

6. Prossime tue opere che ci attendono a tematica culturale lgbt?

Il prossimo libro si intitola JUCCI e uscirà da Mondadori all’inizio del 2014. E’ la storia di un ragazzo omosessuale degli anni settanta, che ha introiettato nella sua crescita quintalate di omofobia interiorizzata: si fidanza con una ragazza sensibile e intelligente che si innamora davvero di lui, e lui la rende infelice continuando a tradirla con militari, carpentieri e bagnini. Ma il finale non ve lo dico.

7. Che cosa significa negare l’aspetto omosessuale di un autore nella lettura e comprensione delle opere, dato che in Italia risulta essere consuetudine didattica evidenziare atteggiamenti di rimozione di una caratteristica fondamentale di un autore nell’interpretazione della sua produzione?

Certamente: da Settembrini a Leopardi, da Pascoli a D’Annunzio, da Palazzeschi a Gadda, fino al negazionismo recente operato su Tondelli: l’accademia e la critica italiane tendono sempre a escludere l’omosessualità, proprio a non parlarne, anche a costo di mistificare, col rischio di rendere incomprensibile un autore. Recente è questo mio saggio su Pascoli gay in occasione del centenario della morte; sono stato l’unico a parlarne: http://www.leparoleelecose.it/?s=Diario+pubblico%2F2

8. L’opera vuole essere anche un aiuto a conoscere la nostra storia e a provvedere a evidenziare con maggiore risalto la nostra identità culturale per un attuale impegno volto alla rimozione degli ostacoli e dei pregiudizi che ancora ci disegnano come “cittadini non completi”?

Assolutamente sì. Per questo insisto molto sulla documentazione storica e racconto nei dettagli quali fossero le pene (i supplizi) comminati allora agli omosessuali in Inghilterra. Mentre l’Italia (che non aveva leggi specifiche al riguardo) era il paradiso degli esuli. Anche per la grande disponibilità dei nativi nei confronti degli stranieri (con qualche sterlina in tasca). La vocazione italiana alla marchetta è poi proseguita per tutta la prima metà del Novecento con mete preferite Venezia, la Sicilia, Napoli e le isole. Ma vi sono testimonianze quasi per tutte le città italiane. Oggi la situazione dei diritti è capovolta: in Inghilterra, a partire dalla legalizzazione nel 1967, i diritti sono ormai stati quasi tutti acquisiti. L’Italia è rimasta ferma al palo, a non riconoscere nemmeno le nozze gay contratte all’estero da un cittadino italiano: vd la famosa circolare Amato.

9. Quanti Lord Byron ci sono nelle letteratura italiana e internazionale che vengono proposti attraverso un’eliminazione totale dell’aspetto omosessuale della loro identità letteraria?

Nel mondo anglosassone ormai i gender studies sono una realtà e la letteratura viene studiata onestamente; anche in Germania e in tutto il Nord Europa la situazione è ottimale; grande progressi anche nel mondo di lingua francese, spagnola e portoghese. Più omofobi di noi sono solo nel mondo slavo, arabo, cinese e nel terzo mondo in genere, fino alle orrende persecuzioni in Uganda, in Iran… Pietoso il caso Dalla, esemplare il coraggio di Tiziano Ferro (che se lo è dato dopo anni di residenza a Londra). Vedo qualche spiraglio nelle nuove leve poetiche nate dagli anni sessanta-settanta in poi. Ancora molta ambiguità tra gli scrittori italiani. Certamente la situazione sta cambiando, ma c’è anche molto snobismo da parte degli autori nei confronti di un esplicito coming out, con conseguente serio impegno lgbt.