Monica Romano è la nostra responsabile identità di genere del Circolo Culturale TBGL Harvey Milk ed è candidata alle elezioni municipali nella Lista Sinistra X Milano. Monica è una figura importante nel Movimento LGBT italiano e ha da poco scritto un romanzo: “Trans. Storie di ragazze XY”, pubblicato da Ugo Mursia nel novembre 2015 e che presto avremo occasione di presentare. Monica si avvicina da subito ad Arcitrans, fondando nel 2008 l’associazione “La Fenice – Transessuali & Transgender Milano”, di cui è stata presidente fino al marzo 2009, si laurea in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano e viene assunta, a pochi mesi dalla laurea in uno studio di Consulenza del Lavoro a Milano. Abbiamo intervistato Monica, conoscendo, così, le sue proposte che vuole concretizzare in occasione della sua candidatura e abbiamo, così, conosciuto l’impegno laico e da attivista transgender sui temi della promozione dei diritti LGBT e della tutela della dignità delle persone LGBT, in virtù di un’affermazione dell’emancipazione degli orientamenti sessuali, delle identità di genere e delle affettività: impegni, questi, che Monica vuole realizzare una volta eletta in Consiglio Comunale di Milano.

Che cosa significa essere candidate per Milano?

In primis saper ascoltare i cittadini, tutte le anime della città, senza filtri.

Nell’ultimo, intensissimo, mese, ho passato le mie giornate nei mercati, nelle piazze, in università, centri sportivi, locali notturni, cinema, teatri e librerie, potendo imparare moltissimo su Milano e sulle istanze della città.

Quali sono i temi principali, anche in virtù del tuo attivismo, che proponi per la città?

Uno dei temi principali è il lavoro. Le disposizioni legislative degli ultimi 20 anni, non ultimi i decreti attuativi del Jobs Act del governo Renzi, hanno privato il lavoro dipendente di dignità e tutela, smantellando progressivamente le storiche conquiste della legge 20 maggio 1970, n. 300, meglio conosciuta come Statuto dei lavoratori, e precarizzando le nostre esistenze. Credo occorrano misure negli ambiti di competenza comunale che possano, almeno in parte, sanare questo stato di cose.

L’altro tema è una declinazione il più possibile ampia del concetto di uguaglianza, a partire dai diritti LGBTI, affinchè Milano possa diventare la capitale italiana dei diritti civili.
Ritengo urgente istituzionalizzare la lotta al bullismo e all’omotransfobia nelle scuole comunali (ingresso nelle scuole di attività informative), affinchè i suicidi di giovani ragazzi gay, lesbiche e trans smettano di essere la terribile realtà che le cronache degli ultimi anni hanno tristemente documentato.

Come affronterai in Consiglio Comunale, una volta eletta, la questione della laicità nelle istituzioni, ossia come si declina con l’impegno istituzionale amministrativo?

Partirei dalle donne e dalla concreta applicazione della legge 194/78 sull’interruzione di gravidanza, oggi troppo spesso non applicata a causa dall’obiezione di coscienza dei medici e della presenza delle associazioni religiose e antiabortiste nei consultori. Credo si debbano sostenere e potenziare i consultori laici, pubblici e gratuiti.

Se eletta, proporrò la creazione di “oratori laici”, caratterizzati da servizi educativi e ricreativi per bambini e ragazzi, ma al tempo stesso da iniziative rivolte agli anziani, che favorirebbero il confronto fra generazioni, dando nuova linfa agli spazi civici ricreativi e offrendo ai genitori un’opzione aggiuntiva per la gestione del tempo libero dei figli.

Occorre proseguire il lavoro già intrapreso con il Registro delle Attestazioni anticipate di volontà (testamenti biologici) per promuovere e dare forza al diritto del cittadino di decidere sul proprio fine vita.

La comunità LGBT italiana non spesso risponde all’impegno elettorale o istituzionale di costruzione di un consenso, a differenza di una prassi civica che si è espressa in altri paesi, come negli USA o in Gran Bretagna: da che cosa è dovuto questo atteggiamento e comportamento e come si può rispondere a tale assenza di partecipazione?

Andando nei luoghi dove le persone LGBTI si aggregano e fanno socialità, facendo un lavoro culturale e di promozione della partecipazione alla politica, a partire dalla prevenzione dell’astensionismo e dell’antipolitica.

In questo mese sono stata in discoteche, pub, locali notturni LGBTI a spiegare principalmente che gli schieramenti politici non sono tutti uguali e che andare a votare, per una persona LGBT, significa anche tutelare i suoi interessi ed istanze.

Il tema legato all’identità di genere e al trasngenderismo è una parte portante che ha caratterizzato non solo il tuo impegno associazionistico, ma anche di studio e di ricerca: come si propone e come si proporrà nel tuo impegno, ora elettorale, prossimamente istituzionale amministrativo?

Una delle problematiche più urgenti e sentite dalle persone transessuali e transgender in Italia è quella legata alla discriminazione all’ingresso del mercato del lavoro, dato confermato recentemente anche dall’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Ministero delle Pari Opportunità. Tale discriminazione determina percentuali elevatissime di disoccupati fra le persone transgender, anche milanesi.

Se eletta, mi adopererò affinchè la futura giunta comunale si impegni a promuovere azioni positive concrete per favorire l’inserimento lavorativo, nonché il mantenimento del posto di lavoro per chi ha già un lavoro prima del coming out in azienda.

Il Celav, Centro per la mediazione al lavoro, con lo strumento delle “borse lavoro”, è una risorsa già esistente e utilizzata dalle persone transgender.

Occorre migliorare ed implementare il servizio offerto dal Celav, con l’istituzione di uno sportello dedicato al supporto delle persone transgender in cerca di lavoro e con la formazione del personale interno spesso non adeguatamente preparato alle tematiche legate all’identità di genere. Esistono e sono attive associazioni (un esempio è l’associazione “Parks”), che promuovono la sensibilizzazione e la formazione del management aziendale sulle tematiche LGBT al fine di contrastare e prevenire il fenomeno del mobbing.

La giunta comunale milanese dovrà cooperare con queste realtà già esistenti, non trascurando le numerose problematiche di coloro che fanno coming out in azienda, oltre a promuovere corsi di avviamento al lavoro e riqualificazione professionale per le persone transgender, in percorso medicalizzato e non, oggi escluse dal mercato del lavoro.

Un altro punto importante riguarda l’assistenza ai percorsi di transizione medicalizzata.

Ad oggi, il polo sanitario pubblico più importante per i percorsi di transizione in Lombardia è l’Ospedale Niguarda, che non riesce a garantire un servizio adeguato all’elevato numero di richieste, soprattutto a causa della carenza di medici non obiettori. Si determinano così lunghe liste d’attesa, che spesso portano le persone a rivolgersi a privati o a portare avanti terapie ormonali “fai da te”, senza alcun controllo medico e con un rischio notevole per la salute. Altre giunte comunali, come quella bolognese e quella napoletana, hanno operato e promosso servizi volti a sanare un’offerta sanitaria regionale deficitaria.

Se eletta, mi adopererò affinchè la giunta comunale milanese attivi in futuro un consultorio polispecialistico (con endocrinologi, psicologi, chirurghi e avvocati specializzati) dedicato alle persone transgender in transizione medicalizzata, sulla falsariga di esempi virtuosi come quello napoletano o bolognese.

Un ultimo aspetto, di importanza cruciale, è la tutela del diritto di voto delle persone transgender. Ad oggi sono ancora moltissime le persone transgender che si astengono dal voto per evitare situazioni imbarazzanti presso i seggi elettorali, spesso ancora suddivisi in un due file differenziate fra uomini e donne. Se eletta, mi adopererò affinchè, con inoltrando una semplice richiesta agli uffici comunali, sia possibile per la persona transgender votare nella fila corrispondente al genere di elezione, indipendemente dal sesso segnalato sui documenti di identità.

Si chiede ancora 5 anni, dopo aver amministrato e gestito nell’ultima consiliatura la città: che cosa occorre ancora fare per la comunità LGBT e che cosa è stato fatto?

Oltre al contrasto al bullismo omotransfobico nelle scuole di competenza comunale, di cui ho già accennato, credo che il Comune debba promuovere corsi di formazione dei dipendenti comunali sulle tematiche LGBTI, sugli stereotipi di genere e sulle esigenze delle famiglie arcobaleno rivolti a educatori e maestri di nidi, materne e scuole elementari, ma anche assistenti sociali e ostetriche, estendendo le policy sulla diversity a tutti i suoi dipendenti.
Occorrono con urgenza campagne di informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili, sulle quali negli ultimi anni si è troppo abbassata la guardia. Milano potrà dirsi capitale italiana dei diritti quando avrà istituito, dopo la Casa dei diritti e la Casa delle donne, una “Casa Arcobaleno” per le associazioni, promosso adeguatamente il turismo LGBTI e finanziato il suo Pride come avviene in tutte le capitali europee.