Avrete sicuramente negli occhi le tinte sommerse, a volte già espressive delle sensazioni che la visione di un oggetto, di un paesaggio, di un interno o di una persona può apportare comunicando attraverso essa la poetica dell’artista, di un Monet, di un Cezanne, di Degas.
Soffermarsi a guardare queste tre firme porta a una contemplazione avvincente di un movimento artistico che ha segnato le pagine della storia dell’arte moderna: l’impressionismo.
Il termine è stato coniato dal critico d’arte Louis Leroy nel definire un’esposizione Exposition Impressioniste, il cui nome venne suggerito dal titolo di un’opera di Monet, “Impression, soleil levant”.
Facciamo un parallelo e caliamoci nella nostra contemporaneità, non priva di figure notevoli nel panorama figurativo pittorico di carica e caratura omoerotica maschile.
Nebojsa Zdravkovic è nato a Belgrado nel 1959, autore serbo, che ha potuto vivere le contraddizioni esplosive e spesso tragiche di una terra afflitta da contrasti e da eterni conflitti, in cui non è assente quell’umanità e quella determinazione delle persone a riscattare sé stesse e la comunità di cui fanno parte da una storia spesso ostile e ingenerosa.
Qualcuno asseriva che “l’uomo colto é colui che sa trovare un significato bello alle cose belle”: parliamo di Oscar Wilde autore che dovette scontare pesanti conseguenze per questa sua libertà culturale e civile all’avanguardia rispetto ai suoi tempi. Possiamo dire che nei dipinti di Nebojsa Zdravkovic si percepisce quasi la forte consapevolezza narrativa e celebrativa che l’autore vuole imprimere nello sguardo attento dello spettatore, coinvolgendolo e disarmandolo difronte alla naturalezza quasi nuda della vita e di quello che questa può offrirci per apprezzarne l’intensità estetica ed erotica di soggetti visibili e percepibili. Ed è questo che rende l’autore ai confini tra un impressionismo tecnico e una liricità pittorica più complessa e superante questa categoria.
I personaggi nelle opere di Nebojsa Zdravkovic sono plastici seppure i contorni non siano marcatamente presenti. Non è, questo lato caratteristico dell’artista, segno di incertezza e di instabilità stilistica e compositiva del quadro ma, bensì, evidente capacità di padroneggiare sia l’esecuzione delle linee e delle figure sia la loro concezione, il loro concepimento.
Il pittore serbo nella sua ecletticità stilistica e contenutistica si pone fortemente al di fuori di quell’impostazione quasi educatrice e moralizzatrice tipica del realismo: non vuole ritrarre la realtà come vorrebbe che essa possa essere, magari sotto la guida di un futuro ideale da compiersi attraverso un’impostazione propedeutica della sua arte ma, bensì, vuole solamente rendere immortale quello che è destinato a decadere, fermando istanti di una quotidianità che spesso a noi sfugge. L’opera artistica è sufficiente a sé stessa per comunicare con lo spettatore, non necessita di altri supporti o finzioni metaforiche: e questo dato è presente in modo vivo nella sensualità dei corpi raffigurati.
Una pazzia direbbe un suo collega, seppure fotografo, Doysneau, ma questo parallelismo rende Nebojsa Zdravkovic quasi fotografo della realtà pur dimostrando di saper esprimere una poeticità tutta attenta a trarre beneficio dalla propria capacità di calibrare le infinite tonalità di colore, facendole cadere sulle forme sinuose e statuarie dei soggetti, quasi tutti maschili essendo pittore di arte omoerotica maschile, abbandonati nella propria fisicità, rapiti nella propria corporeità. I soggetti diventano i principali significati significanti di una centralità materiale palpabile e allo stesso tempo permeabile dallo sguardo introspettivo del visitatore.
Il colore è utilizzato in modo brillante, i contesti scenografici non ci stupiscono né ci immergono violentemente in dimensioni oniriche, mantenendoci nell’indeterminatezza finita o nell’infinita determinazione di una visione a noi familiare ma che si pone come lirica profonda. L’ambiente è quasi funzionale a risaltare la soggettività ritrattistica energica e discreta quasi incantevole dei giovani ragazzi protagonisti delle tele.
La sensualità è una delle sensazioni che traspare nell’ammirare uno dei tanti suoi ragazzi mentre guarda dalla finestra, volgendo a noi la propria schiena nerboruta e non fintamente muscolosa e il collo dalla monumentalità florida, voltato con disinibizione e disinvoltura, illuminato dalla luce che penetra, a volte timidamente, a volte in modo più diretto ma mai violento e invadente, la stanza e il suo stesso animo con una delicatezza tipica di una ricerca attenta e non eterodiretta della complessità umana, materiale e comportamentale. La nudità dei ragazzi di Nebojsa Zdravkovic
è semplice ed è in questa semplicità che si evidenzia l’immediatezza esaltante delle sue forme, come nel ragazzo sdraiato su una sedia in un soggiorno dalle tinte primaverili ma molto offuscate data l’esigenza di amalgamare perfettamente le diverse tonalità dei colori, rendendo la contemplazione del giovane il motore e il perno poetico dell’opera.
È quasi reale, sembrando una vera fotografia illustrata ed elaborata, il quadro che raffigura un ragazzo seduto o quello che vede il soggetto maschile sdraiato difronte con la sua possenza e monumentalità all’occhio del ritrattista, sempre con il distintivo sguardo riflessivo e rilassato, tale da rendere l’immagine spontanea, affascinante, intima e diretta, drasticamente semplice. Come ogni autore di influenza impressionista, Nebojsa Zdravkovic realizza le sue opere sul momento, “en plein air”, riprendendo quasi come un obiettivo fotografico la realtà nelle sue componenti e rielaborandola nella sua totalità, dando quel tocco estetico artigianale e manufatto dalla forte dinamicità.
Si parla delle sue opere come di messaggi artistici di una sensualità innocente, curiosa, mai maliziosa, non invasiva ma molto penetrante, in pose che sono innocentemente reali, senza orpelli barocchi che trascendano in composizioni stucchevoli ed esasperanti.
Nebojsa Zdravkovic si appropria del colore, del gioco magico quanto vivo e verisimile di luci e ombre. Le sue opere non accecano ma ti conducono in un’esplorazione erotica e sensuale dei soggetti maschili rappresentati, espressivi quanto originali per la loro sorprendente mobilità. È il continuo divenire della figura che fa sempre presupporre la non staticità del rappresentato, dando un’anima al ragazzo immortalato e dipinto, umana espressione dirompente tanto quanto essenziale. I colori sono sempre energici e infiniti nella loro gamma e nel loro alternarsi: ed è qui che il personaggio diventa percepibile pur mantenendo la delicatezza dei contorni mai prevalenti.
La volontà poetica dell’artista è riprendere i corpi nel loro movimento con un’attenta percezione dell’anatomia dei corpi sinuosi e giovani, freschi e guizzanti nella loro struttura muscolare.
La scelta di utilizzare colori energici, puri, mai diluiti e scemanti in qualche tinta più tenue ma, bensì, contrastanti e drasticamente susseguenti, a volte accostati nella propria complementarietà, ombre luminescenti, porta a creare quegli effetti ottici e visivi coinvolgenti e intriganti dando una maggiore carnalità, allo stesso tempo spirituale, degli avvenenti giovani rappresentati dalla pelle vellutata, dalle forme equilibrate, dallo sguardo virile e bambinesco, quasi innocente.
I contrasti cromatici e luminescenti si avvistano anche nei corpi narrati, negli atteggiamenti e nelle movenze delicate, ma energiche, dei protagonisti maschili nei villaggi artistici prima che iperrealistici di Zdravkovic.
I nostri desideri diventano presenti e si propongono in una tela nella visione diretta e percepibile delle nostre sensazioni che si traggono dall’emozione che può suggerire la schietta, candida ma non disincantata, semplicità carnale, poetica ed estrinseca, dei ragazzi ripresi.
Nebojsa Zdravkovic è un artista eclettico a tuttotondo e ama inventare le forme, già presenti, traendole dalla realtà, nella loro intensità e nella loro modellabilità. Ha studiato nelle migliori scuole d’arte e si è laureato con un master, vincendo una borsa di studio post lauream in Spagna, a Madrid. La sua abilità poetica e figurativa non è dovuta semplicemente al suo percorso formativo, certamente completo e conseguente, ma da un’innata ricerca mai soddisfatta e da un inesauribile desiderio di catturare le parti essenziali e maggiormente incisive dell’immagine maschile umana. Le sue figure diventano sculture trasparenti e astratte da un contesto, prevalendo su questo ultimo, quasi come fossero bassorilievi mentali e immaginifici. L’ambiente si struttura attorno alla figura in movimento. Ed è questo che rende l’artista serbo padrone della propria arte e della propria pittura, ponendolo tra le figure più rilevanti internazionali di arte omoerotica maschile della nostra contemporaneità e post modernità.