Capita spesso, quando faccio ripetizioni di Latino, di scontrarmi con le peggiori volgarità grammaticali di una generazione di poveri diavoli, educati alla lingua “del bel sì” dalla televisione. Purtroppo l’Italiano è entrato nelle orecchie di quei teneri fanciulli dagli sgangherati opercoli fonatorii dei VJ, dei Tronisti e delle Veline. Accettiamone quindi le conseguenze.

La norma prevede ormai che gli studenti, indomite creature, non sbaglino più i congiuntivi semplicemente perché, non conoscendo i modi verbali, usan solo l’indicativo. Consecutio modorum e consecutio temporum italiane sono bandite dalla loro parlata. Mi consola il fatto che almeno riescano a concordare nella propria lingua madre genere e numero, evitando quindi di tradurmi il fatidico “Rosa pulchra est” con “La rose è bellissimi”.

Capita, d’estate, di svegliarmi prestissimo la mattina, e di recarmi al bar a prendere un caffè per dare una scorsa veloce alle notizie riportate dai principali quotidiani. E capita spesso (è agghiacciante) di scoprire che per l’ennesima volta, una trans è stata ammazzata come un cane, vittima di un brutale omicidio. Capita spesso, ancora, che l’Italia faccia finta di indignarsi davanti ad un cadavere spettacolarizzato, dimentica di aver destinato quel corpo alla prostituzione negando a quella ragazza un lavoro, di non aver fatto nulla per evitarle le umiliazioni inflitte dagli ignoranti che non hanno la più pallida idea di cosa voglia dire affrontare un percorso difficile quale la transizione, ecc.

Di solito queste cose mi turbano parecchio. Stavolta invece ho provato una rabbia violenta proprio leggendo i giornali: “La vittima è un transessuale che giorni fa sarebbe stato caricato…”, “Lo hanno sequestrato, preso a pugni e violentato…”, “La fine atroce del trans Samantha…”, “Il fatto che il brasiliano non sia stato ucciso per un raptus…”, “Il trans, in arte Samantha…”. IN ARTE???

Mi son chiesto perché testate così prestigiose, ogni volta che una trans diviene tristemente oggetto di cronaca, consentono di scrivere sulle loro pagine a degli illetterati che a causa della propria incompetenza rendono ancora più amara la tragica morte di questa sventurata vittima. Non sanno forse (o non vogliono?!) costoro congiungere correttamente il genere di un aggettivo, di articolo e di un sostantivo? Sono in grado di riuscirci i miei studentelli: una donna, in Italiano, sia essa biologica o trans, è linguisticamente di genere femminile. Si dice infatti: le infermiere sono esperte, mia mamma è una scassapalle, una signorina cammina sola, il sindaco è una dottoressa di ricerca. Nessuno si permetterebbe mai di scrivere “La regina Maria Antonietta è noto per esser stato un poco virtuoso amante delle brioches”: sarebbe ridicolo. Nel caso della povera Samantha, la cosa non è ridicola, è tragica. Come è possibile lasciar impunemente descrivere a proprio piacere le nostre realtà a persone che evidentemente hanno gravi carenze cognitive e, quindi, professionali? Sì, cari miei, è lecito parlare di “carenze professionali”, a mio giudizio, poiché se questo sistematico “errore” è frutto di una scarsa preparazione linguistica, allora il giornalista va licenziato; se invece vi è malafede nel comunicare un fatto, allora quel giornalista andrebbe deferito all’ordine, poiché ha infranto il principio di una comunicazione veritiera, esatta e oggettiva nei limiti del possibile. Lo si fa per cose meno importanti di una vita umana: figuriamoci qui.

Temo che nell’attesa e nella speranza che finalmente l’Italia diventi un paese civile approvando una legge sulla cosiddetta “piccola soluzione”, non ci resti che sperare in un po’ di buon senso da parte dei giornalisti. Ma, diamine, non sembra difficile… lo san tutti: “Rosa pulchra est” si traduce “La rosa è bella”, a prescindere da quale sia (sulla carta di identità) il nome di quella rosa che sta fiorendo.

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