Michele Maccagno è Sdisore‘ al Teatro Tertulliano di Milano, opera di Giovanni Testori, dal 20 gennaio al 24 gennaio. Regia di Gigi Dall’Aglio e sulle musiche di Emanuele Nidi, sul palcoscenico, Michele Maccagno mette in scena, produce e interpreta i vari personaggi dell’Orestea di Eschilo, rivisti, deformati, rivisitati nella chiave attuale che solo un Testori è riuscito a realizzare, riprendendo i classici del teatro greco. In un linguaggio che risulta essere un insieme di idiomi di diversa portata, dal latino all’italiano, dal francese allo spagnolo, l’opera testoriana vede la centralità della mimica e della capacità di coinvolgimento dell’attore, accompagnando il pubblico in un itinerario, profondo e grottesco, dalla forte valenza letteraria, attuale e, soprattutto, ricca di citazioni e riferimenti, nelle dinamiche delle vicende della Casa degli Atridi. È previsto uno sconto sul biglietto di ingresso per i soci Milk: 10 euro anziché 16 euro. Abbiamo intervistato per l’occasione, che risulta molto interessante per un approdo col teatro coinvolgente e fortemente attuale, Michele Maccagno ed Emanuele Nidi.

Michele: sei unico in scena come attore e rappresenti diversi personaggi, protagonisti dell’opera Sdisore’ di Giovanni Testori. Come è avvenuto il lavoro sui personaggi?

Da solo mi son trovato a lavorare su questo progetto e davanti a un bicchiere di vino mi dilettavo a riflettere sui personaggi. Dall’Aglio, il regista, mi aveva chiesto di dare una forte caratterizzazione ai personaggi, confrontandosi su quello che avevo in mente. Abbiamo pensato, cosi, di realizzare una distorsione dei personaggi: delle identità deviate. Elettra aspetta il fallo maschile: vediamo la madre agire come un uomo e il padre agire come una donna. Il tutto è consonante se si pensa solamente ad Amleto che asserisce in una sua battuta: “Mi è capitato di rimettere in sesto il mondo”. In questa frase si trova un po quel che Oreste fa nell’opera testoriana, ossia torna a rimettere in sesto la società di Argo, sia materialmente sia in una prospettiva ultraterrena. Una volta decifrata questa nota di orientamento ho proceduto. Clitennestra risulta, quindi, essere dominante su Egisto. Elettra suscita il fascino perverso del male, molti si sono innamorati di lei. Per lavorare su ogni personaggio abbiamo deciso di vedere molti film: una sera Dall’Aglio mi invita a guardare il Macbeth di Kurosawa. Il Macbeth viene rappresentato con un sorriso nel film: in questo scorcio abbiamo messo a punto il lavoro sui personaggi, lavorando sulla mia fantasia e sui suggerimenti di Dall’Aglio. La definizione della caratterizzazione dei personaggi risultava, cosi, ben strutturata, procedendo su questa base su di essi.

Emanuele, tu curi la musica, eseguendo al piano diversi brani, durante la messa in scena dell’opera: come hai lavorato sulla musica nel suo intrecciarsi con un linguaggio, che risulta complesso, connunbio tra diversi idiomi?

Ho cercato di assumere il ruolo di cercare, attraverso le musiche, di fare intendere al pubblico quello che Testori dice. Il linguaggio nell’opera è la risultante di un mischiarsi di linguaggi: lo spagnolo, il francese, l’italiano, il latino. Ho cercato di attribuire musicalmente a ogni personaggio un tema abbreviato. La musica segue l’azione come se si fosse in un film muto. La musica rappresenta il non detto che è presente sulla scena. Il tema musicale che segue il personaggio di Agamennone assume un ruolo di primo piano nell’intreccio, risultando essere il motore dell’azione finché non avviene la rottura. Alcuni temi musicali risultano essere falsati. Facciamo un esempio su questa mia impostazione: ho attribuito il motivo della Vedova allegra quando si parla del passato di Oreste, che è il passato di Testori stesso, risultando il tutto modulato perfettamente.
Michele
La scrittura di Testori è formulata in versi, quasi fosse una Divina Commedia, ci sono ritorni di parole, di rime, delle assonanze e delle dissonanze. In tutto questo l’operazione musicale risulta essere assolutamente giusta.
Emanuele
Il risultato finale diventa un unico brano musicale, un’amalgama, anche nelle parti in cui non c’è una base musicale.

Michele qual è come attore il tuo rapporto con Testori?

Nel 2001, mio ultimo anno di studi presso l’Accademia Paolo Grassi, assistetti al Pier Lombardo di Milano a una serata su Testori: quell’occasione mi spinse a leggere delle opere di Testori, cercando di approfondire l’autore, ma subito dopo lasciai perdere. Ho seguito, dopo, una serata dove Branciaroli e Lombardi leggevano dei testi dell’autore. Mi son detto in quella circostanza: presto o tardi voglio rappresentare Testori in teatro. Fu difficile trovare dei libri di Testori: volevo leggere più approfonditamente alcuni suoi testi per meglio entrare nelle dinamiche dell’autore.
Nelle opere di Testori vengono affrontate tematiche religiose di tutto rispetto. Penso che la penna di Testori possa essere considerata la migliore nel panorama del Novecento letterario milanese. Vorrei che Testori diventasse come una bandiera perché Milano se la merita. È, il suo, un linguaggio difficile, ma il lavoro gestuale deve essere preso come elemento di chiarificazione. Sono stato fortemente rapito dalla sua penna. È per me un mito di scrittore. Mi si racconta che Testori, quando era all’università, faceva un altro lavoro rispetto a quello che gli veniva chiesto di fare: questo testimonia la genialità dell’autore. Avverto esserci un’affinità mia personale con quel linguaggio che Testori usa e che nessuno usa. Prendiamo, per esempio, la frase “Egomet che bocchinara son”: questa frase non è solo volgare, ma risulta essere artistica, intelligente. Ho prodotto Testori, e in particolare questa opera, con molta difficoltà e sono giunto, cosi, alla sua realizzazione, mettendola in scena.

Emanuele: come si è sviluppato il lavoro tra Michele e te, nella realizzazione e preparazione, soprattutto, dello spettacolo?

Abbiamo messo in piedi tutto in poco tempo. Dall’Aglio è stato molto presente come regista nei lavori di preparazione. In casa di campagna di Dall’Aglio abbiamo lavorato alla messa in scena dell’opera e, nel giro di una settimana, tutto era pronto. Il tutto si è realizzato attraverso le suggestioni di Michele, le mie ispirazioni e le indicazioni di Dall’Aglio: occorreva trovare un elemento, quello musicale appunto, che desse ritmo alla scena, che diventava difficile gestire.
Michele
Nell’opera di Testori si trovano diverse citazioni, come il personaggio di Elettra che vede un riferimento al Vangelo secondo Matteo di Pierpaolo Pasolini. Questo gioco di citazioni giocano molto sul carattere suggestivo della musica. Abbiamo scelto, infatti, una musica lombarda popolare quando si narra del ritorno di Oreste in Lombardia, motivo che è attribuzione di una tradizione lombarda.
Emanuele
Ho scelto, pertanto, degli autori che ben si adattavano all’opera: Rilke, Philip Glass, i cui motivi seguono Elettra, personaggio dal sapore novecentesco, molto minimalista. Per rappresentare Oreste ho scelto il tema musicale western, alla Morricone.

Michele: come si è strutturato il rapporto con la regia?

Posso raccontare a riguardo la storia del mio rapporto con Dall’Aglio: avevo interpellato alcuni registi che non conoscevo per la realizzazione di Sdisore’. Mi sentivo porre da loro le stesse domande: quanti soldi la produzione aveva, il luogo in cui lo spettacolo sarebbe stato messo in scena. Un giorno mi sono messo in contatto con Dall’Aglio, il quale, quando gli ho presentato la proposta dell’opera, mi ha rispoto affermativamente e subito, dimostrando volontà di realizzare lo spettacolo. Ho pensato, cosi, che Dall’Aglio fosse la persona giusta come regista. Da quel momento sono andato in campagna a casa di Dall’Aglio per parlare del testo e della regia e lui non aveva nessuna idea precostituita su come gestire la regia. Dall’Aglio aveva già letto il testo e, da questo incontro, è nata una forte simbiosi. Ci siamo chiesti, a un certo punto, se ci fosse la necessità di un accompagnamento musicale in scena: abbiamo, cosi, chiamato il musicista, Emanuele. La mia follia produttiva, unita a un’esperienza professionale unica, quella di Dall’Aglio, ha portato alla realizzazione dell’opera in teatro. Io sono contento di questo lavoro, Dall’Aglio è stracontento.

Michele: qual è secondo te l’attualità di un autore come Testori?

In tutte le sue opere Testori riprende miti classici e li attualizza, molto shakespeariano in questo. Sdisore’ è la ripresa dell’Orestea di Eschilo, cambia il finale. La figura di Oreste, per esempio, come altre figure, parte da un mito, diventando, poi, figura umana. Oreste è l’autore stesso. Oreste squarta in due la madre e, in questo, si trova ciò che Testori voleva dire a sua madre, lui con tendenze che non poteva dire. In questo si trova il dilemma vissuto da Testori, un dilemma di tanti. Non è fondamentale essere cattolici, ma quando davanti hai situazioni forti forse il perdono deve diventare una delle scelte, un’opzione. Testori relega al teatro la forza di dire che stiamo navigando su una barchetta in oscurità e sarà il teatro stesso a fare questo perché il teatro risulta essere di un’attualità furibonda. Io, in questo spettacolo, mi son trovato a essere attore, scenografo, narratore, costumista: l’ho realizzato con Emanuele. Ho fatto tutto questo apposta perché risulta essere l’emblema del teatro oggi. Ci hanno lasciato soli e siamo costretti ad autoprodurre e a non fare quell’intrattenimento basso, che non si può più vedere.

Stasera è stata la prima serata in cui l’opera è stata messa in scena e, pertanto, risulta ancora difficile interpretare il rapporto col pubblico. Parliamo, invece, di come hai immaginato il rapporto col pubblico e di come tale rapporto si sia palesato in questa anteprima assoluta al Teatro Tertulliano?

Stasera avevo le luci e non potevo vedere la gente in platea. Sentivo mormoreggiare. In scena non parlo italiano corretto, ma un dialetto. Ogni sera c’è, quindi, un punto interrogativo su come sarà il rapporto col pubblico. Non so mai se riusciranno a capire.
Emanuele
Ogni sera è una sfida e, in realtà, se si presta attenzione alla scena il pubblico può riuscire a farsi coinvolgere emotivamente dalla storia, perché questa tocca corde profonde. Non è necessario avere un pubblico colto.
Michele
Sdisore’ è un testo popolare e basta aver voglia di ascoltare una storia.

L’orientamento sessuale di Testori: come influisce sulla struttura e sulla dinamica dell’opera?

Conosciamo tutti l’orientamento di Testori, lo sappiamo. È chiaro che Oreste, quando torna e sente le campane di Inverigo, sia lo stesso autore. Testori si è costruito il personaggio addosso a se. Si realizza in questo un odio e un amore verso la madre. Un rapporto che risulta essere inscindibile. Si evidenzia la relazione tra omosessualità e cattolicesimo: un tipo di rapporto che risulta essere base anche nel rapporto intercorrente tra Pasolini e la madre. Vediamo una lotta tra questi due mondi anche nell’animo di Testori.

Prossimi lavori a cui stai lavorando, Michele?

Parto con i Rusteghi di Goldoni. Un tour nazionale realizzato con il Teatro Nazionale del Veneto.

Michele, hai intenzione di produrre e rappresentare altre opere di Testori?

Ora ho debuttato con Sdisore’ e speriamo che questo progetto abbia un futuro. Abbiamo parlato con gli eredi di Testori e siamo propensi di fare altre opere: di certo non mi tirerò indietro.

Intervista a cura di Alessandro Rizzo